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venerdì 20 novembre 2009

Enrico BRUGNOLI guiderà l'Intercomunale del PD Orvietano



Il Dott. Enrico Brugnoli è stato eletto unanimemente alla guida del Coordinamento Comunale del PD dell'Orvietano nella riunione del 18 novembre alla presenza di Roberto Montagnoli segretario provinciale del PD.
Enrico Brugnoli ha una lunga esperienza politica ed amministrativa, ha fatto il sindaco di Porano per due mandati, ha coordinato l'ambito turistico dell'orvietano e molti altri incarichi amministrativi. E' stato tra i fondatori dell D nell'orvietano e nell'ultime primarie haa coordinato la mozione bersani, per la quale è atato eletto nella direzione regionale.

Con questa decisione il PD orvietano da gambe alla scelta compiuta nel dibattito post elettorale di mettere in campo una nuova gennerazione di dirigenti


Il Documento presentato per l'elezione

COSTRUIRE UNA MODERNA AGGREGAZIONE SOCIALE E CULTURALE, TRA LE MIGLIORI FORZE PROGRESSISTE E DEMOCRATICHE, PER RIDARE PESO POLITICO E CAPACITA’ DECISIONALE AL TERRITORIO ORVIETANO


Il recente congresso del Partito Democratico ha sancito una svolta politica che restituisce centralità ai territorio e ai processi di radicamento politico. Nell’Orvietano, nonostante una situazione certamente complessa e non priva di tensioni, il PD ha saputo mobilitare, negli ultimi mesi, un numero assolutamente consistente di persone. Ecco pertanto l’estrema sintesi dei nostri numeri: 2125 tesserati, 1232 votanti per le convenzioni regionali e provinciali, 4326 votanti alle primarie. Dati importanti che ci suggeriscono alcune cose: anzitutto che il PD è, e resta, un essenziale punto di riferimento politico; in secondo luogo, che la nostra proposta politica esibisce una grande capacità di attrazione; infine, che il PD viene ancora riconosciuto come il luogo dell’alternativa al governo delle destre.
Noi dobbiamo ripartire da questi elementi positivi per risolvere le nostre contraddizioni, che pur esistono, lavorando alla creazione di nuovi strumenti politici e di organizzazione fra i quali il Coordinamento intercomunale che resta determinante per l’identità delle politiche del PD di area vasta.

La decisione di costituire un coordinamento e una direzione politica delle organizzazioni comunali del Partito Democratico nei 13 Comuni dell'Orvietano è stata approvata nei congressi che si sono tenuti nel mese di settembre. E' una decisione unanime che ha visto concordi tutti i partecipanti alle varie fasi congressuali e che ha confermato l'orientamento assunto dal gruppo dirigente nella riunione del 1 settembre 2009 presieduta dal segretario provinciale Roberto Montagnoli.

Con l’odierna riunione si andrà alla elezione del coordinatore e si approveranno i criteri per la costituzione di una segreteria che supporterà nel lavoro esecutivo il coordinare stesso. Ai tre nomi già indicati (Enrico Brugnoli, Marco Spallacini e Isauro Grasselli ) nella sopra citata riunione, si affiancheranno il deputato del territorio, il Capogruppo del Comune di Orvieto ed i rappresentanti delle tre mozioni che si sono confrontate nel recente congresso nel rispetto della pluralità interna del nostro partito. All'interno della segreteria dovranno essere individuati dal Coordinatore: l'organizzatore (con funzioni di coordinamento dei tesorieri) ed il responsabile delle feste.

Il compito principale di questo organismo sarà quello di collaborare con i vari livelli di direzione politica del partito per realizzare quanto scaturito dal recente congresso e che ha, come obbiettivi principali: (a) la costruzione, assieme alle altre forze del centrosinistra, di un'alternativa di governo al centro destra: (b) il rafforzamento di un più incisivo rapporto fiduciario con i cittadini; (c) il radicamento del PD nel territorio, soprattutto nei luoghi di lavoro e di studio; (d) nuovi strumenti di governance territoriale che tengano conto sia dei fenomeni a scala planetaria ed europea (globalizzazione, riscaldamento globale, nuove economie del manifatturiero e agricolte, coesione sociale e nuovi bisogni sociali, società ed economia della conoscenza, “wellness economy”) sia di nuove metodologie di programmazione atte ad impegnare tutti gli attori economici e sociali del territorio in un comune progetto di sviluppo.

Al tempo stesso il Coordinamento Intercomunale dell'Orvietano dovrà lavorare, d'intesa con i circoli territoriali e le rappresentanze istituzionali del PD, per ricostruire un punto di osservazione autonomo ed autorevole sulle questioni principali del territorio, nella prospettiva di alimentare e condividere una comune cultura politica comune per quel che riguarda i temi dello sviluppo sostenibile, della società della conoscenza e della green economy (più in particolare, per i temi relativi alla sanità, welfare, urbanistica, tutela del paesaggio e dei beni comuni, politiche agricole, ambientali e di sviluppo delle fonti rinnovabili di energia, politiche della formazione, politiche della mobilità, politiche del benessere). A tal fine, il Coordinamento del Partito Democratico dell’Orvietano è impegnato nell’organizzazione una serie di appuntamenti “politici-programmatici” attraverso i quali definire, assieme alle organizzazioni sociali, alle imprese e ai cittadini, le proprie idee di governo del territorio di area vasta.

Un progetto, questo, che si inscrive nella prospettiva della non più rinviabile necessità di procedere all’immediato e profondo rinnovamento della classe dirigente ed in sintonia con quanto previsto dalle funzioni assegnate al coordinamento intercomunale. In tal senso, ci preme indicare i criteri per il profilo e la selezione dei rappresentanti del PD negli organismi pubblici: (a) capacità di rappresentare l’unità del Partito; (b) meriti acquisiti per studi, conoscenze specifiche, esperienze e cultura generale; (c) autorevolezza indiscussa tra l’opinione pubblica; (d) autorevolezza morale e trasparenza; (e) fedeltà passata e presente allo statuto del partito e al Patto etico in esso contenuto; (f) propensione a lavorare su progetti condivisi attraverso i quali consentire di misurare le proprie capacità e la capacità di lavorare in squadra; (g) propensione a rendere tracciabili le proprie decisioni politiche; (h) capacità di far evolvere una nuova classe dirigente attraverso percorsi tracciabili di valorizzazione delle risorse umane; (i) propensione alla ricerca, all’indagine, allo studio dei nuovi fenomeni da valutare nella concretezza di iniziative e attività politiche.

Anche l'Orvietano è investito dalla crisi economica; per contrastare questa crisi il governo nazionale è stato completamente assente soprattutto negli interventi a sostegno delle piccole e medie imprese.
Tuttavia, la mancanza di un'adeguata politica governativa si fa sentire non solo verso le imprese ma anche nel settore dei servizi che è vitale per la protezione e l'assistenza alle fasce deboli e in perduranti gravi difficoltà.
Anche nel nostro territorio l'atteggiamento degli istituti di credito rischia di strangolare un'economia già in forte sofferenza, mentre l'agricoltura ed il turismo subiscono pesantemente la contrazione della domanda interna ed internazionale.

Sul versante della sicurezza locale assistiamo a problematiche nuove. L'incremento della microcriminalità, i reati contro la Pubblica Amministrazione, anche se ben lontane dai livelli raggiunti in altre aree del paese, sono decisamente in aumento producendo spesso un forte allarme sociale.
In ragione di ciò il Partito Democratico dell’Orvietano non può esimersi da una puntuale e innovativa riflessione sulle politiche urbanistiche e sull’uso dei suoli.

Il sistema politico-istituzionale che per anni ha rappresentato per il territorio un elemento dinamico e propositivo appare oggi frammentato e incapace di far fronte alle nuove problematiche sociali ed alla rapidità dei cambiamenti e dell’evoluzione dei sistemi economici-produttivi.
Occorre rilanciare dunque una pianificazione strategica di territorio tesa a recuperare, in una dimensione di governance più ampia, vocazioni e originalità, sviluppo sostenibile e tenuta della coesione sociale. Pianificazione strategica che significa trasformazione delle relazioni con gli attori dello sviluppo economico, sociale e culturale nella dimensione di una comune, condivisa e responsabile co-progettazione del futuro, attraverso accordi volontari, pubblici e trasparenti, a fronte dei quale la politica riscrive il patto di legittimazione con i cittadini e le articolazioni della società civile.

L'esito elettorale delle ultime elezioni amministrative denunzia questa debolezza, l’incapacità di stare sul fronte più avanzato della governance anche di area vasta, così come risulta evidente dalle affermazioni di giunte di Centro Destra al Comune di Orvieto (pur con una larga maggioranza consiliare di centro-sinistra) e Porano e di maggioranze di cnetrosinistra con il PD all'opposizione a Montecchio e Allerona. La fase nuova, apertasi a seguito del recento congresso, deve essere quindi adeguatamente rappresentata sui territori attraverso scelte politiche tali da determinare effettive, misurabili e trasparenti pratiche riformistiche ordinate secondo la logica dell’interesse generale e dei beni comuni


E' evidente che le soluzioni alle questioni aperte nell'Orvietano non verranno dall'esterno. Come è già accaduto più volte in passato è solo riorganizzando e unendo le forze migliori della nostra società che riusciremo a superarte la crisi e avviare una nuova stagione di sviluppo e di benessere. Crediamo che i programmi presentati alle recenti elezioni comunali e provinciali possano rappresenta una valida base di partenza. Quello che manca è la definizione di un preciso profilo politico del nostro territorio, una chiara indicazione sui soggetti che possono spingere in avanti una situazione che oggi appare stagnante.

Il Coordinamento intercomunale non può tuttavia esaurire la propria missione in un’attività “compensativa” e “rivendicazionista”. L’ambizione è diversa. Si tratta di recuperare guadagni in termini di democratica, intelligenza diffusa, saperi diffusi, approcci condivisi ai problemi per mezzo di conoscenze comuni, pubbliche e delle quali si può rendere ragione. Siamo chiamati a costruire una grammatica e una sintassi politica riformista che saranno poi declinate secondo le singolarità dei territori e che nondimeno restano egualmente patrimonio della classe dirigente chiamata alla politica di area vasta. In uno slogan: più democrazia per una più convincente qualità dello sviluppo

La scelta compiuta anni fa di adeguare la direzione politica alla dimensione dell'area vasta provinciale mantiene la sua validità ma bisogna riflettere, anche i questo caso, sui risultati conseguiti. Le nostre difficoltà, frutto sicuramente dei nostri errori, non hanno trovato quasi mai un contributo positivo da parte delle competenti sedi provinciali.

Certamente hanno pesato le vicissitudini politiche e i problemi legati alla nascita del Partito Democratico ma talora sul territorio orvietano si sono spesso scaricati i ritardi della direzione politica provinciale.

La vicenda della Comunità Montana Umbria Sud è, da questo punto di vista, esemplare.
Pertanto è necessario ribadire, nel momento in cui si mette mano alla definizione degli assetti territoriali e di area vasta e al perseguimento degli obiettivi imposti dal nuovo piano sanitario regionale per ciò che concerne il nostro ospedale, che non è più possibile scaricare sul nostro territorio astrusi equilibri generali come è avvenuto recentemente all'ANCI e all’ASL. Per quanto ci riguarda, ribadiamo l’assoluta priorità per l'Orvietano della guida di governo della Comunità Montana, a cui vanno peraltro date risposte immediate visto l’aggravarsi delle difficoltà politiche, organizzative e finanziarie in cui versa l’Ente.

Il nostro congresso ha tracciato indirizzi chiari ed equilibri politici ben definiti. Pertanto deve finire la stagione delle decisioni cadute dall’alto e prese al di fuori dagli organismi dirigenti e con atteggiamenti di trasversalismo politico non chiari ed equivoci.
Anche il rapporto con le forze di Centro Destra, che ovviamente assume tutt’altro significato dopo che sono alla guida di importanti comuni come Orvieto, deve essere improntato alla chiarezza ed avere un limpido ancoraggio politico - territoriale.

Infine, il Partito Democratico dell’Orvietano deve darsi strumenti organizzativi adeguati agli obiettivi che si propone e che tendono al recupero di autorevolezza, capacità progettuali, originalità, rafforzamento del consenso attorno alla missione politica del PD. E’ quindi necessario che il PD dell’Orvietano compia una ricognizione sui territori – ciò in vista del prossimo confronto elettorali sulle regionali - per ricostruire un suo punto di vista generale sulle principali questioni inerenti allo sviluppo e alle politiche di coesione sociale. A tal fine, è di fondamentale importanza realizzare strumenti di comunicazione all’altezza dei compiti, adeguati sia agli obiettivi politici contingenti sia all’urgenza di alimentare quella solida cultura politica e di progetto in precedenza richiamata.

Il peso politico dell’Orvietano in ambito provinciale e regionale passa attraverso la sfida dell’innovazione, del sapere, della democrazia e della riconquista di tratti di originalità progettuale. Elementi, questi, da iscrivere nel DNA della nuova classe dirigente del PD e dentro le visibili scelte politiche delle amministrazioni municipali e di area vasta.

sabato 8 agosto 2009

"Appoggio Bersani, nessun veto all'Udc in Umbria e i parlamentari Pd sono dei nominati" - Intervista Lorenzetti al Riformista






da Il Riformista

Il Riformista la considera "una parte del centrosinistra che ancora vince" e che è "imbattibile in fiducia e conoscenza tra gli elettori". Stiamo parlando del Governatore Maria Rita Lorenzetti. E lei ricambia i favori del giornale arancione di Polito con una intervista tutto succo su: alleanze, congresso e una battuta da politica regionale interna destinata a fare rumore.

Primo passaggio:
"Non voglio tornare ai vecchi partiti, ma non credo che la novità sia un partito modello Berlusconi. Bisogna trovare il modo di affermare il centrosinistra oggi recuperando il meglio della tradizione riformista per rispondere alle paure e alle incertezze della società globalizzata". "La proposta di Bersani è convincente, in questo senso nella costruzione di un partito radicato nel meglio della tradizione e con i territori; e che abbia una guida forte e non autoritaria".

Secondo passaggio: sull'Udc!
"Per me una politica delle alleanze deve ragionare sempre rispetto alle priorità di governo, partendo da un confronto serio sulle prospettive. Io sono pronta a ragionare in modo aperto con l'Udc. Sono contraria a qualsiasi veto."

Terzo passaggio: la situazione del PD
"In Umbria, confermo, la mozione Bersani è composta principalmente da amministratori locali, mentre quella di Franceschini da parlamentari. Se dobbiamo metterla su questo piano almeno noi il nostro ruolo ce lo siamo guadagnato, mentre i parlamentari sono stati nominati".

mercoledì 5 agosto 2009

IDEE per il PD e per l'UMBRIA di Lamberto BOTTINI



Il documento presentato da Lamberto BOTTINI per la sua candidatura a Segretario Regionale del PD dell'Umbria

IDEE PER IL PD E PER L’UMBRIA
Umbria XXI secolo: una “narrazione” per aprire un nuovo orizzonte riformista

Il nuovo secolo ha chiuso un ciclo della storia mondiale: sta crollando definitivamente il disegno di governare in maniera oligarchica il mondo globalizzato attraverso il liberismo ed un mercato finanziario senza vincoli.
Le disuguaglianze della società, gli squilibri del mondo, la sostenibilità ambientale del pianeta: sono grandi sfide globali che investono l’Italia e la nostra Umbria. Occorre definire un nuovo orizzonte, elaborare una cultura riformista nuova, costruire una fisionomia politica ed ideale di un partito capace di misurarsi con queste sfide.
La crisi della sinistra in Italia ed in Europa ci impone di aprire un nuovo orizzonte.
Non basta più il buon governo delle nostre amministrazioni e della regione ma occorre “chiamare in campo” la grande politica: quella capace di pensare, di coinvolgere gruppi sociali, di mettere in movimento persone, di indicare percorsi, di costruire risposte ai nuovi bisogni, quella politica capace di suscitare emozioni e passioni, di mobilitare un popolo e non solo un ceto politico.
Il PD in Umbria deve saper raccogliere questa sfida della “grande politica”, andando oltre il governo e la gestione della cosa pubblica, imprimendo un’accelerazione alla definizione di un nuovo orizzonte riformista visibile anche nella rappresentanza politica.
Oggi come ieri ci confrontiamo con il tema dello “sfruttamento”: delle persone, dei lavoratori, del territorio, delle risorse naturali, delle conoscenze e del sapere.
Oggi come ieri dobbiamo tenere insieme uguaglianza e libertà, diritti e opportunità, autonomia degli individui e giustizia sociale.
C’è chi vuole scommettere sul futuro e chi difendere l’esistente, anche in Umbria.
Vorremmo dare voce ai primi, sostenere chi non rinuncia a scommettere, oltre una stanca declinazione della “modernizzazione”.
Talento, merito, creatività, innovazione, ricerca: nelle imprese, nelle professioni, nell’università, nella società sono gli ingredienti necessari per scommettere sul futuro dell’Umbria.
La politica ed il PD in Umbria devono saper raccogliere la sfida dell’innovazione, ma alleandosi con i ceti popolari e con le forze produttive più dinamiche della società.
La crisi economica che ha investito il mondo ed anche l’Umbria ci apre comunque un nuovo scenario, riguardante la redistribuzione della ricchezza, la modifica dei consumi e degli stili di vita, le nuove domande dei cittadini: la crisi ha in parte già cambiato il modo di essere stesso della società.
Servono dunque solide basi ideali, culturali, ma anche programmatiche su cui “fondare” il PD, anche in Umbria.
Il congresso regionale, contestualmente a quello nazionale, deve essere l’occasione concreta per costruire “solide basi” al nostro progetto politico, preferendo al facile nuovismo mediatico la più faticosa e suggestiva strada di una ricca elaborazione culturale, ideale e programmatica indispensabile per un partito radicato e di popolo.

L’Umbria “regione globale” in Italia, in Europa e nel mondo
La crisi mondiale ha modificato gli equilibri, le gerarchie e le posizioni di egemonia spingendo a costruire relazioni e progetti innovativi che potrebbero portare ad un nuovo sistema di regole per l’umanità. L’Europa non sta recitando appieno la sua parte a livello internazionale e stenta a trovare una dimensione che sia più incisiva nelle politiche di sviluppo mondiale.
L’Italia, in questa situazione, rappresenta nella UE uno dei punti di maggiore debolezza: è un paese a più velocità, che vive di contraddizioni che hanno fatto smarrire le radici comuni e indebolito il senso dello Stato. E’ uno dei paesi in cui si registra una cattiva distribuzione della ricchezza, una maggiore disuguaglianza, una stagnazione nella mobilità sociale ed un progressivo depauperamento del welfare.
L’Umbria, in questo contesto, pur risentendo degli effetti della crisi, continua a presentare una buona coesione sociale e più contenute differenze di reddito e di accesso ai servizi rispetto ad altre regioni d’Italia.
Anzi a fronte di una crescita della povertà assoluta e relativa delle famiglie in Italia, l’Umbria è la regione che nel 2008 registra il maggior calo dell’indice di povertà tra tutte le regioni italiane ed anche del centro nord.
La crisi e la fase di recessione che si è aperta ha reso evidente a tutti quello che in parte già era una realtà: i processi economici, finanziari, sociali, culturali hanno sempre più una dimensione globale. Le città contemporanee, di qualunque dimensione (piccola, media o grande), i territori vivono sicuramente di attori e presenze locali ma sempre più questi innescano reti, relazioni, azioni anche su scala mondiale e viceversa.
I fenomeni immigratori e migratori, le dinamiche innovative delle imprese e degli attori economici, le eccellenze delle produzioni materiali ed immateriali, lo sviluppo della società della conoscenza, la rivoluzione informatica e le alte tecnologie connesse all’informazione e alla conoscenza, la globalizzazione del credito e della finanza, l’internazionalizzazione di imprese e centri di ricerca fanno anche di piccole realtà, di territori locali attori di dimensione globale.
E’ per questo che la sfida alla cultura tradizionale molto dipenderà dalla capacità di “leggere” la ricchezza e l’articolazione di un territorio offrendo luoghi di decisione e strumenti di governo in grado di tenere conto dei diversi attori in campo.
Anche per l’Umbria si pone l’esigenza di trovare risposte alla crisi da un lato e dall’altro di costruire nuove politiche per il futuro: il territorio è ricco di talenti, innovazioni, cultura imprenditoriale ma occorre anche una coalizione virtuosa di tutti gli attori per reggere l’urto, evitare che la recessione cancelli definitivamente una parte di sistema produttivo regionale, sostenere adeguatamente il reddito delle famiglie e dei lavoratori più fragili, rafforzare la coesione sociale.
Ed anche se può sembrare molto difficile, bisogna già pensare “il dopo”.
Bisogna evitare una risposta di “chiusura”, difensiva dell’esistente, che guarda dentro e non fuori. Occorre ripartire dal territorio ma pensare all’Umbria come “regione globale”.
Il PD in Umbria promuove nuove politiche pubbliche per regolare lo sviluppo ed assicurare la sostenibilità, per sostenere la crescita accompagnata da qualità sociale e redistribuzione delle risorse. Lo scenario che si ha di fronte, nel corso della crisi e della recessione, è quello di un’Umbria irrobustita nel recente passato, ma con elementi evidenti di fragilità e con il preoccupante impatto delle dinamiche congiunturali negative che colpiscono le aree più dinamiche della regione in quanto più esposte all’internazionalizzazione e all’export.
Non è dunque fuori luogo, guardare comunque avanti, stando dentro le strategie della ripresa dell’Europa.
Mettere la questione del lavoro al primo posto. La crisi ci ha mostrato il volto diseguale, di una ristretta aristocrazia economica che si è arricchita sempre più con la rendita ed una parte estesa di classi medie, di lavatori che si sono molto impoveriti lavorando.
Un Piano europeo per il lavoro come strumento condiviso e accompagnato da politiche pubbliche per la crescita economica, lo sviluppo sostenibile, una ristrutturazione del sistema bancario, del settore manifatturiero.
Nella regione ci sono imprese del cosiddetto “quarto capitalismo”, poli di innovazione già oggi visibili ed in grado di indicarci un percorso su cui investire con politiche industriali adeguate.
Dobbiamo competere con altre aree e regioni del mondo non certo sulla riduzione del costo del lavoro, ma sulla tecnologia, la ricerca, l’innovazione, la qualità dei prodotti e delle produzioni. Una competizione nella quale devono poter e saper stare non solo le grandi imprese ma anche la rete delle PMI.
Il PD in Umbria, come grande forza democratica e progressista, assume quella sfida impegnativa legata alla crisi, ai cambiamenti climatici, al consapevole utilizzo delle risorse che vede in prima fila le forze democratiche nel mondo.
“Green economy” è dunque la grande “rivoluzione”: nuove produzioni, ricerca scientifica e tecnologica, innovazioni produttive, nuovi consumi e cambiamenti negli stili di vita, diffusione di conoscenze e di buone pratiche. Per l’Umbria significa investire sulla ricchezza territorio, sulla sostenibilità della crescita e dello sviluppo: dalla tutela della risorsa acqua alle politiche energetiche, dalla qualità ambientale alla riconversione verde della grande industria, alle moderne infrastrutture tecnologiche ed informatiche, dalla qualità e sostenibilità delle produzioni agroalimentari di qualità all’industria ad elevato contenuto di ricerca ed innovazione.
Il territorio diviene per l’Umbria il laboratorio di un nuovo sviluppo: la qualità delle città e dei centri storici, il valore del patrimonio rurale anche edilizio, le filiere produttive delle energie rinnovabili, la qualità e filiera, spesso di eccellenza, dell’agroalimentare umbro, la fruibilità del patrimonio storico-artistico composto da una diffusa rete di beni culturali, lo sviluppo di poli di ricerca e di innovazione sono elementi per guardare anche al futuro della regione.
L’Umbria è già oggi “regione globale” perché lo sono molti attori, nelle imprese, nelle professioni, nella ricerca, nella finanza, nelle produzioni. Ma l’Umbria deve anche riprendere il filo di una nuova “narrazione”, capace di declinare il tema del lavoro e della dignità del lavoro, della responsabilità sociale dell’impresa verso l’ambiente, verso i lavoratori e verso i cittadini, che sceglie e costruisce un nuovo welfare dei diritti, di piena cittadinanza sociale, capace di accompagnare la vita più lunga dei cittadini e di irrobustirsi là dove è più forte il bisogno di “protezione e promozione sociale” (infanzia, giovani lavoratori, precari, persone non autosufficienti, disoccupati, famiglie).
L’Umbria è luogo antico di alta formazione con le sue Università, con i centri di ricerca, con alcuni più recenti poli di innovazione: oggi serve però dare centralità ai luoghi della formazione, del sapere, della ricerca scientifica e tecnologica. Qui l’Umbria può davvero passare dalla tradizione all’eccellenza se saprà dare centralità agli investimenti pubblici e privati in sapere, conoscenza, cultura. L’Umbria sarà regione del XXI secolo se riuscirà ad attrarre sul territorio le competenze, le intelligenze, i talenti di pensiero anche scientifico e tecnologico non solo per lo sviluppo del territorio ma anche come luogo in cui strutturare centri di eccellenza.
Nell’Umbria del dopo crisi è indispensabile affermare e praticare un’idea di sviluppo integrato che sappia tenere insieme le politiche di pianificazione territoriale, di uso responsabile del territorio e dell’ambiente, e di programmazione economica.
Un’idea di sviluppo che governi le spinte centrifughe favorendo le forme di cooperazione nell’area vasta del centro Italia anche attraverso le grandi direttrici viarie e ferroviarie e la valorizzazione delle infrastrutture ambientali come la catena appenninica, il Tevere e il Lago Trasimeno.
Un’idea che selezioni e valorizzi i progetti industriali innovativi a forte valore aggiunto e contenuto tecnologico del patrimonio imprenditoriale. A cominciare del patrimonio imprenditoriale della nostra regione, che è una risorsa positiva, fatta da piccole imprese, artigiane, medie imprese che hanno investito in innovazione e ricerca e sono stati capaci di costruire reti d’impresa e di stare nelle sfide mondiali; multinazionali di cui va rafforzato il radicamento territoriale, agendo su reciproci vantaggi.
I poli di innovazione dell’aerospazio, dell’automotive, meccatronica, energie rinnovabili, la filiera della chimica verde sono progetti che già oggi legano ricerca e formazione, università, nuova manifattura, forme rinnovabili, la filiera della chimica verde sono progetti che già oggi legano ricerca e formazione, università, nuova manifattura, forme innovative di finanza.
Le politiche pubbliche devono essere capaci di accompagna questi progetti di innovazione, superando ogni tentazione dirigista ed interpretando una moderna sussidiarietà.
Un’idea che consideri strategico il legame tra il sistema universitario scolastico e formativo, il mondo delle imprese e le politiche territoriali al fine di promuovere occupazione qualificata che faccia crescere la produttività e i salari. Le migliori professionalità e intelligenze devono trovare opportunità nell’Umbria dei nuovi lavori e della conoscenza.



Il partito che faremo: utile all’Italia, utile alla democrazia
Il primo congresso del nostro partito ci chiama a compiere scelte decisive per il futuro. La crisi economica mondiale sta mettendo fine alla stagione del liberismo incentrato sulla finanziarizzazione dell’economia, sta modificando le relazioni tra le diverse aree del mondo. La fragilità della democrazia italiana ha bisogno di una grande forza democratica e progressista che sia forza “coalizzatrice” per guidare l’opposizione oggi e il Governo domani, che sia in grado non solo di competere ma di vincere. Tutto questo contribuisce a rendere il congresso del Partito Democratico un appuntamento importante per l’Umbria e per il futuro dell’Italia in Europa e nel mondo.
Le idee per il PD e per l’Italia con le quali Pierluigi Bersani si candida a guidare il Partito, in questa fase particolarmente incerta della vita interna del partito e della situazione politica italiana, forniscono un’analisi rigorosa dei problemi che abbiamo di fronte, delle ragioni delle nostre sconfitte e una chiara prospettiva culturale e politica per il nostro ruolo nel futuro della democrazia italiana e della vita del Paese.
Il confronto politico e programmatico del congresso, tra le diverse mozioni congressuali, noi lo consideriamo un arricchimento per il PD: tutti noi, con le nostre storie, culture, saperi, competenze, speranze, con l’impegno e la passione politica che sapremo esprimere anche nelle varie posizioni congressuali, siamo chiamati a rispondere “insieme” alle difficili sfide che ci propone il passaggio d’epoca che stiamo vivendo.
Dobbiamo avere il coraggio politico di raccogliere la sfida e dobbiamo essere all’altezza del compito impegnativo.
Abbiamo la responsabilità di interpretare la fiducia di milioni di italiani che ripongono in noi, nel Partito democratico, la speranza di costruire non solo un’alternativa di governo alla destra italiana, ma anche una società migliore, più giusta, più solidale, più aperta, più plurale, più libera.
Dobbiamo partire dai problemi dei cittadini, dalla loro vita, dalle loro domande di lavoro, di sicurezza, di tutela sociale, di diritti di cittadinanza. Dobbiamo incontrare anche i sogni, i progetti, le speranze di tanti uomini e donne di questo nostro Paese che non rinunciano a scommettere su un futuro migliore per sé e per i propri figli. Dobbiamo rilanciare un “fare politica” come espressione alta dell’impegno intellettuale, morale e civile per il “bene comune”.
Dobbiamo costruire un partito riformista, aperto e laico che ha memoria del passato, guarda al futuro, ha una chiara e riconoscibile identità, frutto solo della sintesi delle culture fondative, nuova nel profilo culturale e valoriale, che ha una vita democratica fertile garantita da regole semplici, dalla trasparenza delle decisioni, da sedi e luoghi certi delle scelte, da un’organizzazione stabile, in una forte autonomia anche dei livelli regionali del partito, che si propone di guidare una coalizione di centrosinistra in una logica bipolare, che si percepisce e agisce come soggetto per il cambiamento, costantemente impegnato a costruire un società più giusta, più libera e più solidale. Pensiamo ad un partito aperto, popolare, diffuso nelle città e nelle comunità locali che vive nella società, che si occupa e preoccupa delle persone, che non esaurisce la sua funzione nella rappresentanza istituzionale e di governo, ma elabora proposte, fa cultura, promuove feste, “dà sale” alla vita democratica italiana.
Dobbiamo indicare a tutti i cittadini, in particolare ai ragazzi e alle ragazze, una ragionevole prospettiva di futuro che risponda alle insicurezze e alle inquietudini della modernità, che scommetta su uno sviluppo fondato sull’economia verde e della conoscenza, sulla diffusione delle tecnologie e dei saperi, sulla coesione e qualità sociale, sul riconoscimento dei meriti e sulla sconfitta di tutte le povertà. Un partito che ha il coraggio delle riforme necessarie, che sa elaborare una nuova cultura politica adeguata alle sfide contemporanee.
Noi vogliamo essere il partito delle donne e degli uomini, un luogo politico nel quale tante donne si sentano a proprio agio, si riconoscano ed aderiscano. Un partito che sappia assumere la differenza di genere come uno dei capisaldi della sua identità politica e operi verso l’obiettivo di una democrazia paritaria, fondata sulla presenza equilibrata di donne e uomini nei luoghi della decisione politica e della rappresentanza istituzionale, obiettivo imprescindibile per costituire una società più giusta, equa e democratica.
Il protagonismo inedito che le donne hanno esercitato nel secolo scorso ha prodotto mutamenti sociali visibili e significativi, nel lavoro, nelle professioni, nel sapere, nella cultura, nell’economia, nella politica ma ha posto anche domande forti alle quali la politica deve trovare in parte risposte: la domanda, innanzi tutto, di qualità sociale che si traduce in un’istanza forte di democrazia della vita quotidiana, di allocazione e governo democratico delle risorse, di ridefinizione dei modelli di sviluppo che debbono tener conto degli uomini e delle donne.
Il PD intende svolgere appieno il suo compito rispondendo a tali domande elaborando regole di convivenza adeguate alla società nel suo complesso, facendo agire fino in fondo il protagonismo degli uomini e delle donne.
“D” come democrazia, “D” come donne: una democrazia è tanto più forte quanto più le donne sono protagoniste con i loro saperi, intelligenze, competenze, bisogni, responsabilità.
Dobbiamo fare tutto questo con coraggio, rigore e responsabilità, con capacità di ascolto e profondo rispetto delle ragioni di tutti. Un partito plurale al suo interno e dialogante con la società, un partito che sa promuovere alleanze nella politica e nella società, un partito che non fa dell’autosufficienza la sua forza, ma costruisce consenso diffuso ed allargato. Un partito non dei “capi”, ma delle idee, delle proposte, dei contenuti. Un partito che fa riscoprire ai cittadini la “bella politica”.
Questo è il partito che pensiamo di fare, valorizzando le tante sensibilità ed esperienze che sono la vera risorsa, generosa ed ampia, del Partito democratico in Italia e in Umbria.

Il PD: partito regionale per l’Umbria di domani
Noi Democratiche e Democratici umbri, nel processo di costruzione del partito nazionale, siamo chiamati ad un compito specifico e decisivo. Dobbiamo superare l’esperienza del “partito dei territori”, fondato sui localismi e, talvolta, sui personalismi. La novità e complessità dei problemi che abbiamo di fronte, dalla crisi economica con il suo carico di perdita di posti di lavoro, alla sfida del federalismo, richiedono un chiaro e riconoscibile cambio di paradigma.
Una visione per l’Umbria del dopo crisi (dalla rigenerazione del Patto per lo sviluppo, l’innovazione e la coesione sociale, ad un’idea guida fondata sul lavoro ad alto contenuto tecnologico e di conoscenza,sullo sviluppo socialmente ed ecologicamente compatibile, sulla rete delle città, sulla filiera paesaggio-cultura-turismo, sul legame tra università, ricerca e innovazione industriale) che non può essere elaborata da una classe dirigente frammentata, conflittuale, ripiegata sulla sua autoconservazione, incapace di aprirsi al cambiamento.
La sfida riguarda l’intera classe dirigente regionale e non solo quella politica, ma non possiamo chiedere all’Umbria uno sforzo di coesione, innovazione e solidarietà se non partiamo da noi, dalle nostre responsabilità e dalla consapevolezza del significativo contributo che potrebbe sempre più dare il PD.
Dobbiamo costruire un partito regionale, federalista, con una classe dirigente larga, solidale e consapevole del compito strategico, inedito, originale che l’attende. Una classe dirigente impegnata, non a regolare i conti al proprio interno ma a lavorare, ogni giorno, per l’Umbria, a rinnovare le politiche pubbliche e verificarne l’efficacia, a rendere le amministrazioni efficienti e a misura del cittadino, a ricreare un clima di fiducia verso la “cosa pubblica” come fattore decisivo di competitività economica e crescita civile. Uomini e donne del PD che dedicano tempo ed energie, offrendo intelligenze e competenze, all’Umbria e alle sue città, alla società regionale perché amano la terra nella quale vivono e lavorano.
Costruiamo un partito in grado di “Pensare l’Umbria di domani”, da soggetto protagonista.
Per farlo possiamo contare non solo su solide radici storiche, politiche e culturali ma su nuove gambe snelle e veloci perché fatte di nuove idee, proposte, scommesse per il futuro. Su una straordinaria risorsa, di esperienze, intelligenze e anche di sogni. Su una organizzazione vera, diffusa, radicata, riconosciuta dai cittadini. Facciamolo “insieme” con coraggio e fiducia, con generosità e responsabilità perché sempre più persone si sentano parte e a proprio agio in questo straordinario progetto che è il Partito Democratico.


Questo testo costituisce una traccia di discussione da sviluppare nel Congresso. Sarà accompagnata da documenti di approfondimento sui problemi qui esposti allo scopo di sollecitare osservazioni e proposte. Da questi arricchimenti verranno contributi utili per il programma che il candidato segretario proporrà alla Convenzione secondo quanto previsto dallo stat
uto.

domenica 2 agosto 2009

Comincia da Orvieto la corsa di Lamberto Bottini alla segreteria del PD umbro. Prime adesione alla mozione Bersani ad Orvieto




Comincia da Orvieto la corsa di Lamberto Bottini alla segreteria del PD umbro. La scelta del luogo non è casuale: la città del tufo, passata al centrodestra dopo 64 anni di ininterrotto governo progressista, ricapitola suo malgrado la necessità di ricostruire il progetto del Partito Democratico su basi solide, riconoscendo senza esitazioni le cose che vanno corrette.

Ai sostenitori orvietani della mozione Bersani, riunitisi ieri sera a Palazzo dei Sette nonostante l'incombere dell'afa, Lamberto Bottini - preceduto dagli interventi di Enrico Brugnoli e dell'on.Carlo Emanuele Trappolino - ha aperto soffermandosi sul bisogno di dare un "senso a questa storia", cioè a quel Partito Democratico che è, e resta, la più grande intuizione degli ultimi vent'anni. Dare un senso significa anche dire ciò che sei e cosa ti proponei di fare. Ma senza l'intreccio tra ragioni e passioni, storia e futuro, valori e organizzazione - ha ragionato Bottini - non si accede a quella forma di identità che ti consente di essere riconosciuto e di poter essere un partito utile: utile non ai dirigenti, non a chi sta dentro ma alla società. Perché la "ragione sociale" del Partito Democratico - ha precisato il candidato segretario del PD umbro - si trova là fuori, in mezzo alla gente, ai lavoratori dipendenti e autonomi, al mondo delle imprese.

Da qui la necessità di poter contare su un'organizzazione stabile, in cui si rimettano in circolo iscritti ed elettori per fare un partito riformista, popolare, aperto e laico; che ha memoria del passato e guarda al futuro, che ha una vita democratica fertile, garantita da regole semplici e dalla trasparenza delle decisioni. Un partito diffuso, legato al territorio, che non esaurisce la sua funzione nella rappresentanza istituzionale e di governo, ma elabora proposte, fa cultura, promuove feste, "dà sale" alla vita democratica.

L'Umbria - ha proseguito Bottini - è in grado di cogliere pienamente le opportunità del cambiamento che sta trasformando il modo di produrre, di abitare e di vivere del mondo. Ecco dunque che dalla nuova economia "verde", dalla ricerca e dalla formazione universitaria, dai settori più avanzati del manifatturiero dell'Umbria, dai valori territoriali e paesaggistici, dall'agroalimentare a dallo straordinario complesso di beni ambientali, storici e artistici, possono riprendersi i fili di una "nuova narrazione". Una "nuova narrazione" capace di declinare i temi del lavoro e della sua dignità; della responsabilità sociale dell'impresa verso l'ambiente, i lavoratori i cittadini; di un nuovo welfare dei diritti per far fronte alle sfide della modernità irrobustendosi laddove è più forte il bisogno di protezione e promozione sociale.

Walter Tocci, responsabile del programma della mozione Bersani, nel suo intervento ha fissato i due punti focali della mozione dell'ex ministro dello Sviluppo Economico: abbattere la disuguaglianza e riattivare la mobilità sociale. La missione è formidabile: rimettere in movimento la società italiana eliminando le bardature che la paralizzano, attraverso un partito consapevole del fatto di non poter fare "tutto da solo" coltivando l'illusione di trarre la forza del cambiamento dalla leadership e dalla suggestione mediatica; attraverso un partito riconoscibile per via di una sua "anima" e in grado di proporre e costruire una nuova storia assieme al mondo del lavoro, a quello delle imprese, a chi produce sapere e conoscenza e a chi deve essere tutelato, accompagnato e sostenuto.

Importante il passaggio dedicato alle primarie, strumento, a detta di Tocci, che deve diventare un punto di forza del nuovo partito e non di debolezza. Bisogna chiarirne - ha affermato - con maggior precisione le regole e le modalità di svolgimento, anche per evitare che qualcuno possa, dall'esterno, turbarne i risultati.
Dobbiamo passare - ha continuato il responsabile del programma - dall'io al noi, dal leaderismo ad una classe dirigente diffusa, competente, mossa da passioni politiche autentiche, sobria e dotata di senso etico. Con l'obiettivo di costruire il Partito Democratico e poi consegnarlo, con una più definita identità, con regole e una missione storica, ad una nuova generazione. Perché ciò che il Pd aveva di meglio da dire agli italiani - ha concluso Walter Tocci citando uno degli incipit più belli della mozione - non lo ha ancora detto.


Prime adesioni alla mozione Bersani ad Orvieto

Carlo Emanuele Trappolino – Parlamentare PD

Stefano Garillo – Consigliere Provincia di Terni
Longaroni Daniele – Consigliere Provincia di Terni

Giuseppe Germani – Capogruppo PD al Comune di Orvieto
Loriana Stella – Esecutivo Naz. UPI
Mario Pattuglia – Sindaco di Monteleone d’Orvieto
Massimo Tiracorrendo – Sindaco di Castel Viscardo
Gino Mechelli – Sindaco di Parrano
Maurizio Terzino – Sindaco di Fabro
Francesca Valentini – Sindaco di S.Venanzo
Peparello – Sindaco di Castelgiorgio

Marco Frizza – Presidente Consiglio Comunale di Orvieto
Adriana Bugnini – Consigliere Comunale di Orvieto
Anna Rita Mortini – Consigliere Comunale di Orvieto
Moscetti Marco - Consigliere Comunale di Orvieto


Enrico Brugnoli – Ricercatore CNR
Isauro Grasselli – Consigliere Comunale Baschi
Marco Spallaccini – Amministratore Patto 2000

Posti Giorgio
Fausto Prosperini
Silvia Fringuello
Valentino Filippetti
Fausto Galanello
Marino Capoccia
Vincenti Pierpaolo
Formiconi Renato
Ricci Oriano
Valentina Mulas
Sandra Sargenti
Bernardino Ciuchi
Valentino Di Girolamo

venerdì 31 luglio 2009

MAZZOLI candidato alla segreteria regionale PD del Lazio




Ci hanno lavorato tutta la notte, ma poi il verdetto è arrivato: Alessandro Mazzoli è il candidato alla segreteria regionale del Pd per la mozione Bersani.

Si contrapporrà a Roberto Morassut che fa riferimento a livello nazionale a Dario Franceschini ed è appoggiato dal capogruppo alla Pisana del Pd Giuseppe Parroncini.

E a Ileana Argentin che fa riferimento ad Ignazio Marino.

Una candidatura frutto de sostegno di Ugo Sposetti, quella di Mazzoli, attuale presidente della Provincia di Viterbo.

da tusciaweb


Alessandro Mazzoli (nato a Frosinone a giugno 1972) è presidente della Provincia di Viterbo.

Biografia
Maturità scientifica, sposato, ha frequentato la facoltà di Agraria presso l'Università della Tuscia di Viterbo. Dal 1993 al 1997 è stato segretario provinciale della Sinistra Giovanile, responsabile dell'organizzazione della federazione dei Democratici di Sinistra e, dal 2000, segretario provinciale del partito, incarico confermatogli nei congressi del 2001 e del 2005.

È stato eletto Presidente della Provincia nel turno elettorale del 2005 (ballottaggio del 17 e 18 aprile), raccogliendo il 52,3% dei voti in rappresentanza di una coalizione di centrosinistra.

È sostenuto, in Consiglio provinciale, da una maggioranza costituita da:

DS
Margherita
PRC
SDI-UDEUR-IDV
Comunisti Italiani
Il mandato amministrativo scade nel 2010.

da Wikipedia