Giuseppe Civati è consigliere regionale del Pd in Lombardia. Trentacinque anni. Alle ultime primarie appoggiò Ignazio Marino.
Tre giorni fa la lettera al paese di Veltroni sul Corriere. Ieri Bersani su Repubblica. Siamo alla politica epistolare?Non vorrei che questa mania «alla Jacopo Ortis» sia il segnale di un centrosinistra che si scrive perché non si sa parlare. Mentre i nostri si mettono davanti a carta, penna e calamaio altri, come la Lega, occupano le prime pagine dei giornali con le loro iniziative fatte di razzismo e populismo. Dovremmo essere noi a riempire i giornali perché siamo tornati ad essere un partito vivo, con una chiara identità e iniziative importanti per il paese. Senza diventare sostenitore dell'uno e dell'altro, mi sembra che la lettera di Veltroni abbia uno sfondo politico culturale più profondo, mentre quella di Bersani è più politichese, per addetti ai lavori.
Ma nella sostanza, che giudizio dai alla proposta Bersani?Mi pare che Bersani si dica disponibile a costituire un governo tecnico e, in caso di elezioni anticipate, un vasto schieramento democratico per fermare Berlusconi. Parla di nuovo Ulivo e di addio all'Unione ma non si capisce quale sia il vecchio Ulivo, quale il nuovo. Mi pare che si sia fermi all'antiberlusconismo, accusa che proprio Bersani aveva fatto ai suoi avversari interni. Un'alleanza con chi dice no a Berlusconi presuppone l'assunzione del concetto che la sua presenza sia definitiva nel panorama politico. Cosa che abbiamo già fatto in passato ma che non porta buoni frutti. Invece...
Invece?Dovremmo dire quale Italia vogliamo e poi portare avanti quell'idea con chi ci sta.
Che Italia vuole il Pd di Civati?Intanto dobbiamo indicare come rimettere in pista il paese. Generare aspettative di rinnovamento. Rilanciare la nostra idea su questioni fondamentali.
Quali?Dobbiamo proporre un vero programma economico, in questo momento di crisi. E avere il coraggio di dire chi deve pagare il conto. La finanziaria di Tremonti sta colpendo i ceti medio-bassi. Noi dovremmo dire qualcosa sulle transazioni finanziarie e i grandi patrimoni, ad esempio. E poi dire come vogliamo investire i tanti o pochi soldi che abbiamo. Puntando ad aiutare i giovani con una vera politica sulla casa, combattendo il precariato che al massimo può essere una fase per l'inserimento nel mondo del lavoro, ma la prospettiva deve essere di avere un lavoro come lo hanno avuto i nostri genitori. Altrimenti quando saremo noi i genitori come faremo? E poi punterei sui diritti civili.
Con chi?Con chi ci sta. Darei per scontato in un progetto del genere l'appoggio di Vendola e Di Pietro. Ma dobbiamo essere capaci di dialogare anche con altri. Però attenzione, va bene allearsi anche con il diavolo per sconfiggere Berlusconi, ma bisogna ottenere risultati, altrimenti è inutile.
Anche utilizzando «forme più articolate di convergenza», come dice Bersani? Cosa vuol dire, una riedizione della desistenza?Non è chiaro: si parla di un accordo con chi ci sta. Ma non credo sia una nuova desistenza, più che altro la vedo come un accordo su alcuni punti di fondo.
Sulla legge elettorale si potrebbe trovare questo accordo?Sì, ma non aspetterei le elezioni. Portiamo una proposta in parlamento ora, troviamo un accordo anche con Fini e Casini e chiediamo di votare la nostra proposta. Alla camera si potrebbe mettere sotto il governo in questo modo.
Ma quale proposta? Che tipo di legge elettorale?Una legge che ridia dignità al parlamento. Se non si trova nulla di meglio potrebbe andare bene anche il Mattarellum. E poi il centrosinistra deve puntare sulle primarie, riavvicinarsi alla gente.
Il porta a porta di Bersani?Quella è una buona idea. Bersani dice che è arrivato il tempo di suonare le nostre campane. Io mi accontento dei campanelli.
venerdì 27 agosto 2010
giovedì 8 luglio 2010
Superconti Spa, stato di agitazione e blocco degli straordinari
La protesta decisa da Rsa e sindacati dopo la rottura del tavolo sul contratto integrativo
I lavoratori di Superconti Spa di Terni entrano in stato di agitazione e avviano da oggi, mercoledì 7 luglio, il blocco degli straordinari. La protesta, sostenuta oltre che dalle Rsa di Superconti, da Filcams Cgil, Uiltucs Uil e Fisascati Cisl di Terni, scatta dopo la rottura delle trattative per il rinnovo del contratto integrativo aziendale, scaduto da tre anni e sul quale l'azienda ha mostrato “una totale chiusura, negando qualsiasi riconoscimento ai lavoratori e respingendo tutte le proposte della piattaforma sindacale”.
In particolare sindacati e Rsa sottolineano la delicatezza di alcune questioni poste nella piattaforma e sulle quali l'azienda non ha accettato alcuna mediazione: tra queste c'è prima di tutto il mancato accordo sul lavoro domenicale (in violazione, sottolineano i sindacati, di quanto previsto dal contratto nazionale) e sulla richiesta di una maggiorazione dignitosa per i lavoratori e le lavoratrici che si impegnano per pochi euro nel lavoro festivo. Filcams, Fisascat e Uiltucs di Terni sottolineano infatti che “attualmente le maggiorazioni per i lavoratori di Superconti (che tra l'altro ha sei punti vendita tutti nel centro cittadino e può quindi effettuare tutte le aperture domenicali che desidera) sono di gran lunga le più basse rispetto agli altri contratti integrativi del commercio e della distribuzione cooperativa siglati nel territorio provinciale”. Altra questione centrale posta dai sindacati è quella dell'organizzazione del lavoro per i tanti dipendenti part-time (che rappresentano la maggior parte della forza lavoro in azienda), per i quali, dicono le tre sigle, “attualmente il premio di produzione è inesistente”.
“Pur essendo consapevoli della situazione di crisi globale che investe il territorio, anche se – sottolineano i sindacati e le Rsa – Superconti non ha ancora mai portato alcun dato contabile che possa in qualche modo giustificare il suo atteggiamento di chiusura totale, giudichiamo inaccettabile e incomprensibile la volontà di non pervenire ad alcuna mediazione per riconoscere ai lavoratori lo straordinario impegno profuso negli ultimi anni e lo spirito di forte fidelizzazione all'azienda che li caratterizza”.
Confermando dunque l'apertura dello stato di agitazione, sindacati e Rsa annunciano che nei prossimi giorni verrà convocata un'assemblea di tutto il personale per decidere come portare avanti la mobilitazione a difesa dei diritti dei lavoratori.
I lavoratori di Superconti Spa di Terni entrano in stato di agitazione e avviano da oggi, mercoledì 7 luglio, il blocco degli straordinari. La protesta, sostenuta oltre che dalle Rsa di Superconti, da Filcams Cgil, Uiltucs Uil e Fisascati Cisl di Terni, scatta dopo la rottura delle trattative per il rinnovo del contratto integrativo aziendale, scaduto da tre anni e sul quale l'azienda ha mostrato “una totale chiusura, negando qualsiasi riconoscimento ai lavoratori e respingendo tutte le proposte della piattaforma sindacale”.
In particolare sindacati e Rsa sottolineano la delicatezza di alcune questioni poste nella piattaforma e sulle quali l'azienda non ha accettato alcuna mediazione: tra queste c'è prima di tutto il mancato accordo sul lavoro domenicale (in violazione, sottolineano i sindacati, di quanto previsto dal contratto nazionale) e sulla richiesta di una maggiorazione dignitosa per i lavoratori e le lavoratrici che si impegnano per pochi euro nel lavoro festivo. Filcams, Fisascat e Uiltucs di Terni sottolineano infatti che “attualmente le maggiorazioni per i lavoratori di Superconti (che tra l'altro ha sei punti vendita tutti nel centro cittadino e può quindi effettuare tutte le aperture domenicali che desidera) sono di gran lunga le più basse rispetto agli altri contratti integrativi del commercio e della distribuzione cooperativa siglati nel territorio provinciale”. Altra questione centrale posta dai sindacati è quella dell'organizzazione del lavoro per i tanti dipendenti part-time (che rappresentano la maggior parte della forza lavoro in azienda), per i quali, dicono le tre sigle, “attualmente il premio di produzione è inesistente”.
“Pur essendo consapevoli della situazione di crisi globale che investe il territorio, anche se – sottolineano i sindacati e le Rsa – Superconti non ha ancora mai portato alcun dato contabile che possa in qualche modo giustificare il suo atteggiamento di chiusura totale, giudichiamo inaccettabile e incomprensibile la volontà di non pervenire ad alcuna mediazione per riconoscere ai lavoratori lo straordinario impegno profuso negli ultimi anni e lo spirito di forte fidelizzazione all'azienda che li caratterizza”.
Confermando dunque l'apertura dello stato di agitazione, sindacati e Rsa annunciano che nei prossimi giorni verrà convocata un'assemblea di tutto il personale per decidere come portare avanti la mobilitazione a difesa dei diritti dei lavoratori.
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martedì 29 giugno 2010
Politica e cultura: quali speranze? Mario Tronti e il vescovo di Orvieto-Todi Giovanni Scanavino a dialogo
Un filosofo “marxista” e un vescovo. Più precisamente, uno dei più originali pensatori “radicali” italiani - capace di tenere assieme il barbuto di Treviri e Carl Schmitt, Lenin e Max Weber, i gesuiti spagnoli e Machiavelli – e un frate, presule nella diocesi di Orvieto-TODI, votato ad Agostino di Tagaste, il santo africano ritenuto uno dei massimi pensatori del mondo occidentale.
Stiamo parlando di Mario Tronti e di padre Giovanni Scanavino, messi l’uno accanto all’altro, dalle ore 21.00 di giovedì 1 luglio, alla Festa Democratica di Orvieto.
La riflessione su “Politica e cultura: quali speranze”, coordinata da Giuseppe Della Fina, vuole anzitutto essere un invito a liberare il pensiero dagli ingombranti imballaggi che impediscono l’esercizio della trascendenza, quella virtù specificatamente umana che interpone tra uomo e mondo una differenza, uno stacco dentro cui abita lo spirito, la cultura, l’arte, la politica. Al centro del dialogo, la riflessione del filosofo sugli esiti terminali di una modernità che non contempla il controtempo della trascendenza.
“L’homo religiosus – afferma Tronti sorprendendo qualche nostalgico mangiapreti - ha una potenzialità di alternativa, e di antagonismo, rispetto alla struttura fondante di questo mondo, che l’homo democraticus non ha e non può avere, perché è stato costruito affinché non l’avesse”. I primi cristiani, precisa l’autore di “Operai e Capitale”, riuscirono a mantenere una radicale alterità rispetto al mondo pur senza diventare estranei al mondo. Vinsero perché durarono. E durano perché, come si dice nel Vangelo di Giovanni, erano “nel” mondo ma non “del” mondo.
Tronti vede nella riduzione del mondo a pura immanenza il trionfo dello spirito borghese illuminato. Quello stesso spirito, che ancor oggi governa il processo della modernizzazione, vieta il conflitto, l’audacia della trasformazione radicale e istruisce il pensiero politico delle società postindustriali. Il mondo è pieno, non ammette crepe o alterità radicali. “Il massimo ammissibile del conflitto – afferma il filosofo - è la provvisoria personalizzazione di quel qualcuno, nella parte del’cattivo’”. Dentro la categoria del conflitto Tronti rilegge la vicenda della classe operaia novecentesca. “Gli operai dentro il capitale - scrive - sono stati l’ultimo anello, quello giunto a più alta coscienza, della lunga catena degli oppressi. Ai lavoratori di oggi bisogna riconsegnare questa coscienza, di essere un ulteriore anello della catena”.
L’annientamento del conflitto, dell’irriducibile alterità non segna solo la fine della classe operaia ma anche della politica. “Più la politica si assimila al mondo - sottolinea Tronti -, a ciò che è così com’è, più diventa superflua”. Bisogna allora guardare alla religione, a quel rapporto con l’Invisibile che rende la persona “indisponibile, inassimilabile, incatturabile per una coscienza dominante di mondo che ti dice: è tutto qui, non c’è altro, quello che conta è quello che vedi, devi sistemarti, o devi partecipare, che è la stessa cosa”. In quell’indisponibilità si scorgono i bagliori dell’atto di libertà, dell’autodeterminazione anche collettiva.
È quindi un errore – sostiene il professore senese – declinare la laicità in chiave antireligiosa. “La laicità di cui abbiamo bisogno – prosegue - è più una interpretazione del sacro che un’assunzione del secolo. Su questo possiamo trovare un vero reciproco ascolto con altre sensibilità alternative. Credetemi, c’è più varietà di posizioni e libertà di pensiero in quella ‘complexio oppositorum’ che è la Chiesa cattolica, di quanto ne potete trovare nel pensiero unico del Fondo monetario internazionale. Non sbagliamo bersaglio. Il nemico, il nemico non l’avversario, è questo, non quella. Più in generale, sulla denuncia dei mali del mondo e sul destino dell’essere umano, tra la dimensione del politico e la dimensione del religioso coltiverei oggi più la possibilità di un incontro strategico che l’occasione di un conflitto quotidiano”.
Dopo l’estinguersi di innumerevoli terze vie, sarà forse la resistenza al secolo della Chiesa ad offrire alla sinistra un modello di politica all’altezza dei tempi?
Stiamo parlando di Mario Tronti e di padre Giovanni Scanavino, messi l’uno accanto all’altro, dalle ore 21.00 di giovedì 1 luglio, alla Festa Democratica di Orvieto.
La riflessione su “Politica e cultura: quali speranze”, coordinata da Giuseppe Della Fina, vuole anzitutto essere un invito a liberare il pensiero dagli ingombranti imballaggi che impediscono l’esercizio della trascendenza, quella virtù specificatamente umana che interpone tra uomo e mondo una differenza, uno stacco dentro cui abita lo spirito, la cultura, l’arte, la politica. Al centro del dialogo, la riflessione del filosofo sugli esiti terminali di una modernità che non contempla il controtempo della trascendenza.
“L’homo religiosus – afferma Tronti sorprendendo qualche nostalgico mangiapreti - ha una potenzialità di alternativa, e di antagonismo, rispetto alla struttura fondante di questo mondo, che l’homo democraticus non ha e non può avere, perché è stato costruito affinché non l’avesse”. I primi cristiani, precisa l’autore di “Operai e Capitale”, riuscirono a mantenere una radicale alterità rispetto al mondo pur senza diventare estranei al mondo. Vinsero perché durarono. E durano perché, come si dice nel Vangelo di Giovanni, erano “nel” mondo ma non “del” mondo.
Tronti vede nella riduzione del mondo a pura immanenza il trionfo dello spirito borghese illuminato. Quello stesso spirito, che ancor oggi governa il processo della modernizzazione, vieta il conflitto, l’audacia della trasformazione radicale e istruisce il pensiero politico delle società postindustriali. Il mondo è pieno, non ammette crepe o alterità radicali. “Il massimo ammissibile del conflitto – afferma il filosofo - è la provvisoria personalizzazione di quel qualcuno, nella parte del’cattivo’”. Dentro la categoria del conflitto Tronti rilegge la vicenda della classe operaia novecentesca. “Gli operai dentro il capitale - scrive - sono stati l’ultimo anello, quello giunto a più alta coscienza, della lunga catena degli oppressi. Ai lavoratori di oggi bisogna riconsegnare questa coscienza, di essere un ulteriore anello della catena”.
L’annientamento del conflitto, dell’irriducibile alterità non segna solo la fine della classe operaia ma anche della politica. “Più la politica si assimila al mondo - sottolinea Tronti -, a ciò che è così com’è, più diventa superflua”. Bisogna allora guardare alla religione, a quel rapporto con l’Invisibile che rende la persona “indisponibile, inassimilabile, incatturabile per una coscienza dominante di mondo che ti dice: è tutto qui, non c’è altro, quello che conta è quello che vedi, devi sistemarti, o devi partecipare, che è la stessa cosa”. In quell’indisponibilità si scorgono i bagliori dell’atto di libertà, dell’autodeterminazione anche collettiva.
È quindi un errore – sostiene il professore senese – declinare la laicità in chiave antireligiosa. “La laicità di cui abbiamo bisogno – prosegue - è più una interpretazione del sacro che un’assunzione del secolo. Su questo possiamo trovare un vero reciproco ascolto con altre sensibilità alternative. Credetemi, c’è più varietà di posizioni e libertà di pensiero in quella ‘complexio oppositorum’ che è la Chiesa cattolica, di quanto ne potete trovare nel pensiero unico del Fondo monetario internazionale. Non sbagliamo bersaglio. Il nemico, il nemico non l’avversario, è questo, non quella. Più in generale, sulla denuncia dei mali del mondo e sul destino dell’essere umano, tra la dimensione del politico e la dimensione del religioso coltiverei oggi più la possibilità di un incontro strategico che l’occasione di un conflitto quotidiano”.
Dopo l’estinguersi di innumerevoli terze vie, sarà forse la resistenza al secolo della Chiesa ad offrire alla sinistra un modello di politica all’altezza dei tempi?
venerdì 25 giugno 2010
I Sindaci dei Comuni Montani dell'Umbria incontrano l'Uffico Scolastico Regionale : concertazione per trovare soluzioni comuni in difesa della scuola
La delegazione dei Comuni Montani dell'Umbria, composta dai Comuni di Castel Giorgio, Città delle Pieve, Foligno, Gubbio, Lisciano Niccone, Lugnano in Teverina, Montegabbione, Monteleone d'Orvieto, Piegaro, Sellano, ha avuto un incontro questa mattina con la Direzione Scolastica Regionale in cui erano presenti il Vicedirettore Regionale Dott. Petruzzo, e i Direttori Provinciali, Dott.ssa Bodo e Dott. Monetti.
I Comuni Montani hanno evidenziato che la situazione scolastica attuale è una questione territoriale, sia dei piccoli che dei grandi Comuni in cui ci sono plessi svantaggiati. Le scuole dei piccoli centri sono quelli che, oltre a rappresentare dei presidi culturali, danno vita ai territori che per loro natura geo-morfologica sono penalizzati dal punto di vista dei servizi.
L’USR risponde che le risorse sono limitate e accettano questo incontro che vede al tavolo molti Comuni, perché così non si trovano costretti a tagliare organico ad un Comune per assegnarlo ad un altro. L’USR lavora con i parametri gestionali del Ministero e della Regione ed ha ha una responsabilità nell’attuazione.
I Comuni Montani hanno presentato un documento, (in allegato) frutto di una riunione sottoscritto da 24 Sindaci e dall'ANCI Umbria ed hanno avanzato delle richieste:
1. Coinvolgimento da parte dell'USR degli enti locali nell'applicazione della Riforma Gelmini con particolare riguardo alle scuole dei Comuni Montani, come espresso nel DPR 20 marzo 2009 n.81 e nella Costituzione Italiana.
2. Il rispetto del parametro di 10 bambini nella formazione delle classi con possibilità di deroga in considerazione: del tempo che i bambini devono trascorrere dentro il pulmino; dell’andamento demografico dei prossimi anni per assicurare una continuità; dei flussi migratori particolarmente consistenti in alcune zone;della presenza di handicap.
3. Che l'analisi dei dati venga fatta per Istituto da un punto di vista dell’organico e che nel caso di pluriclasse venga lasciata la valutazione interna all'Istituto (la pluriclasse può essere considerata didatticamente dignitosa se vi è sufficiente organico).
L’USR afferma che si è di fronte ad un duplice problema: gestire situazioni nei piccoli plessi con classi di 8 alunni e nei plessi piu’ grandi classi da 27 alunni. I Comuni affermano che questa è la “doppia faccia della stessa medaglia” perché accorpando i plessi e impoverendo le scuole nella didattica e costituendo le pluriclassi con personale docente in numero insufficiente, le famiglie scelgono di trasferirsi o di portare i bambini in centri piu’ grandi congestionando così la situazione di altri plessi scolastici.
Il Vicedirettore afferma che le risorse da assegnare nell’organico di fatto sono una piccola percentuale rispetto all’organico di diritto, ma i Comuni Montani rivendicano che un diritto garantito non può eludere da vincoli di bilancio, come testimonia la sentenza della Corte Costituzionale del 22.02.10 riguardo al sostegno all'handicap.
I direttori provinciali confermano che la scuola di ieri non esiste piu’ e che l’indirizzo di oggi si orienta verso una scuola di 27 ore.
Infine i Comuni Montani chiedono all'USR di condividere le proposte avanzate e manifestarle con convinzione al Ministero dell'Istruzione, dell'Università e Ricerca, tramite la Conferenza Stato-Regione al fine di assicurare il diritto allo studio a tutti i cittadini, indipendentemente da dove si vive.
A tal scopo chiedono che l'USR si attivi per ottenere risorse aggiuntive nella gestione della situazione dei plessi scolastici dei Comuni Montani.
Dalla riunione emerge la necessità di un incontro urgente da parte dei Comuni Montani e dell’USR con la Regione Umbria già richiesto programmato nella prossima settimana.
ViceSindaco di Montegabbione
Dott.ssa Isabella Marchino
I Comuni Montani hanno evidenziato che la situazione scolastica attuale è una questione territoriale, sia dei piccoli che dei grandi Comuni in cui ci sono plessi svantaggiati. Le scuole dei piccoli centri sono quelli che, oltre a rappresentare dei presidi culturali, danno vita ai territori che per loro natura geo-morfologica sono penalizzati dal punto di vista dei servizi.
L’USR risponde che le risorse sono limitate e accettano questo incontro che vede al tavolo molti Comuni, perché così non si trovano costretti a tagliare organico ad un Comune per assegnarlo ad un altro. L’USR lavora con i parametri gestionali del Ministero e della Regione ed ha ha una responsabilità nell’attuazione.
I Comuni Montani hanno presentato un documento, (in allegato) frutto di una riunione sottoscritto da 24 Sindaci e dall'ANCI Umbria ed hanno avanzato delle richieste:
1. Coinvolgimento da parte dell'USR degli enti locali nell'applicazione della Riforma Gelmini con particolare riguardo alle scuole dei Comuni Montani, come espresso nel DPR 20 marzo 2009 n.81 e nella Costituzione Italiana.
2. Il rispetto del parametro di 10 bambini nella formazione delle classi con possibilità di deroga in considerazione: del tempo che i bambini devono trascorrere dentro il pulmino; dell’andamento demografico dei prossimi anni per assicurare una continuità; dei flussi migratori particolarmente consistenti in alcune zone;della presenza di handicap.
3. Che l'analisi dei dati venga fatta per Istituto da un punto di vista dell’organico e che nel caso di pluriclasse venga lasciata la valutazione interna all'Istituto (la pluriclasse può essere considerata didatticamente dignitosa se vi è sufficiente organico).
L’USR afferma che si è di fronte ad un duplice problema: gestire situazioni nei piccoli plessi con classi di 8 alunni e nei plessi piu’ grandi classi da 27 alunni. I Comuni affermano che questa è la “doppia faccia della stessa medaglia” perché accorpando i plessi e impoverendo le scuole nella didattica e costituendo le pluriclassi con personale docente in numero insufficiente, le famiglie scelgono di trasferirsi o di portare i bambini in centri piu’ grandi congestionando così la situazione di altri plessi scolastici.
Il Vicedirettore afferma che le risorse da assegnare nell’organico di fatto sono una piccola percentuale rispetto all’organico di diritto, ma i Comuni Montani rivendicano che un diritto garantito non può eludere da vincoli di bilancio, come testimonia la sentenza della Corte Costituzionale del 22.02.10 riguardo al sostegno all'handicap.
I direttori provinciali confermano che la scuola di ieri non esiste piu’ e che l’indirizzo di oggi si orienta verso una scuola di 27 ore.
Infine i Comuni Montani chiedono all'USR di condividere le proposte avanzate e manifestarle con convinzione al Ministero dell'Istruzione, dell'Università e Ricerca, tramite la Conferenza Stato-Regione al fine di assicurare il diritto allo studio a tutti i cittadini, indipendentemente da dove si vive.
A tal scopo chiedono che l'USR si attivi per ottenere risorse aggiuntive nella gestione della situazione dei plessi scolastici dei Comuni Montani.
Dalla riunione emerge la necessità di un incontro urgente da parte dei Comuni Montani e dell’USR con la Regione Umbria già richiesto programmato nella prossima settimana.
ViceSindaco di Montegabbione
Dott.ssa Isabella Marchino
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domenica 13 giugno 2010
Cgil Orvieto, Maria Rita Paggio riconfermata alla guida
Giovedì 10 Giugno 2010, si è tenuta la III° Assemblea Congressuale di Zona della Camera del Lavoro di Orvieto. L’assemblea, aperta dalla relazione di Maria Rita Paggio e conclusa dal Segretario Generale della Cgil dell’Umbria Mario Bravi, è stata caratterizzata da numerosi interventi dei responsabili e delegati delle varie categorie che hanno sottolineato come le ricadute della crisi si stanno manifestando in tutta la loro gravità sul tessuto produttivo del territorio.
Al termine dei lavori Maria Rita Paggio è stata riconfermata all’unanimità responsabile della Cgil orvietana.
Al termine dei lavori Maria Rita Paggio è stata riconfermata all’unanimità responsabile della Cgil orvietana.
lunedì 31 maggio 2010
Gaza: assalto nave pacifisti, vicinanza e solidarietà di Libera
Riportiamo il comunicato integrale diffuso da “LIBERA, associazioni nomi e numeri contro le mafie“, in cui si condanna l’aggressione contro la nave dei pacifisti, perpetrata in acque internazionali dalle truppe israeliane e si chiede il rispetto del Diritto internazionale.
” Esprimiamo la nostra vicinanza alle vittime della Freedom Flotilla uccise dai commando della marina israeliana in acque internazionali mentre portavano aiuti umanitari alla popolazione della Striscia di Gaza. Il tributo della vita umana è sempre il più alto che si possa considerare per l’affermazione della libertà e del diritto. Per questa ragione intendiamo onorare la loro memoria proseguendo nella stessa azione di denuncia dell’ingiustizia e di solidarietà con gli abitanti di Gaza.
Denunciamo la violazione del diritto internazionale da parte delle autorità israeliane e per questo chiediamo che le istituzioni preposte condannino nelle sedi e nei modi opportuni lo Stato di Israele. Il governo italiano si faccia promotore in sede internazionale di un’iniziativa in tal senso. Tacere vorrebbe dire essere complici e consentire ancora una volta la violazione delle regole da parte del più forte.
Chiediamo che sia consentita l’assistenza umanitaria a favore degli abitanti della Striscia di Gaza, che sia garantita la presenza e l’operatività delle Organizzazioni Non Governative, l’ingresso di materiale medico e di ogni altro bene di prima necessità.
Ci sentiamo di affermare questi principi come Libera - Associazioni nomi e numeri contro le mafie, perché riteniamo che nemmeno in seno alla comunità internazionale sia tollerabile l’atteggiamento del voltarsi dall’altra parte e consentire che il più forte detti le proprie regole. Pensiamo peraltro che proprio l’affermazione del diritto internazionale e la scrupolosa osservanza della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, costituiscano la base per la soluzione del conflitto israelo-palestinese.
Sin da ora Libera dichiara la propria disponibilità ad aderire alle forme di protesta e di pressione che si vorranno intraprendere per chiedere verità e giustizia.”
Tratto da: http://www.libera.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/3239
” Esprimiamo la nostra vicinanza alle vittime della Freedom Flotilla uccise dai commando della marina israeliana in acque internazionali mentre portavano aiuti umanitari alla popolazione della Striscia di Gaza. Il tributo della vita umana è sempre il più alto che si possa considerare per l’affermazione della libertà e del diritto. Per questa ragione intendiamo onorare la loro memoria proseguendo nella stessa azione di denuncia dell’ingiustizia e di solidarietà con gli abitanti di Gaza.
Denunciamo la violazione del diritto internazionale da parte delle autorità israeliane e per questo chiediamo che le istituzioni preposte condannino nelle sedi e nei modi opportuni lo Stato di Israele. Il governo italiano si faccia promotore in sede internazionale di un’iniziativa in tal senso. Tacere vorrebbe dire essere complici e consentire ancora una volta la violazione delle regole da parte del più forte.
Chiediamo che sia consentita l’assistenza umanitaria a favore degli abitanti della Striscia di Gaza, che sia garantita la presenza e l’operatività delle Organizzazioni Non Governative, l’ingresso di materiale medico e di ogni altro bene di prima necessità.
Ci sentiamo di affermare questi principi come Libera - Associazioni nomi e numeri contro le mafie, perché riteniamo che nemmeno in seno alla comunità internazionale sia tollerabile l’atteggiamento del voltarsi dall’altra parte e consentire che il più forte detti le proprie regole. Pensiamo peraltro che proprio l’affermazione del diritto internazionale e la scrupolosa osservanza della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, costituiscano la base per la soluzione del conflitto israelo-palestinese.
Sin da ora Libera dichiara la propria disponibilità ad aderire alle forme di protesta e di pressione che si vorranno intraprendere per chiedere verità e giustizia.”
Tratto da: http://www.libera.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/3239
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lunedì 17 maggio 2010
Primarie PD : la commissione Statuto approva all'unanimità le proposte di modifica dello statuto.
Il 13 maggio il Comitato di redazione per le modifiche dello Statuto del Pd, composto da Maurizio Migliavacca, Nico Stumpo, Alfredo D’Attorre, Gero Grassi, Marina Sereni e Michele Meta, ha concluso i lavori per la formulazione della proposta che è stata presentata oggi alla commissione nazionale Statuto.
Le modifiche proposte interessano: il ruolo degli iscritti, lo svolgimento dei congressi locali, la valorizzazione del ruolo dei circoli, le incompatibilità tra cariche di partito e istituzionali, le misure a garanzia della trasparenza e della moralità dell’impegno politico e il miglioramento delle primarie quale metodo per la selezione dei candidati alle cariche monocratiche.
La proposta di revisione statutaria è stata approvata all’unanimità del comitato, oggi la Commissione Statuto ha formulato, anch'essa all'unanimità, la proposta conclusiva, che sarà poi sottoposta all’Assemblea Nazionale di venerdì 21 e sabato 22 maggio, per l’approvazione definitiva.
In serata Enrico Letta, vicesegretario del PD, dichiara: "La discussione sui documenti preparatori per l’assemblea nazionale non va interpretata con la logica di vincitori e vinti, come alcune agenzie di oggi lasciano intendere. È un dibattito appena iniziato che coinvolgerà l’assemblea venerdì e sabato e poi i circoli e i forum del PD".
Maurizio Migliavacca, presidente della comissione Statuto del Pd, conversando con i giornalisti si è detto soddisfatto per il voto con il quale sono state approvate le modifiche alle regole interne del partito: "Abbiamo fatto un check up dello Statuto con un'ampia discussione all'insegna della trasparenza, tanto che sarà pubblicata interamente sul sito internet del Pd, da queste modifiche esce un partito più vicino agli iscritti, agli elettori e ai territori".
In sintesi, le modifiche principali riguardano sei aspetti: "Si stabilisce la sovranità degli iscritti nelle elezioni dei segretari dei circoli e provinciali e degli organismi dirigenti che verranno espressi con voto segreto e individuale degli iscritti, da qui ottobre - ha ricordato il presidente della commissione Statuto - si svolgeranno un'ottantina di congressi locali. Si stabilisce la centralità dei circoli nella scelta dei dirigenti e i circoli, per statuto saranno ampiamente rappresentati negli organismi dirigenti dei livelli superiori".
Inoltre, ha spiegato ancora Migliavacca, "si stabilisce il federalismo delle risorse, ossia la maggioranza delle risorse raccolte dal Pd rimarranno al territorio", si introduce poi il principio della "separazione tra incarichi di partito e istituzionali, impedendo quindi i doppi incarichi". Si introducono "regole stringenti di trasparenza e moralità della politica con l'anagrafe degli eletti del Pd, dal Comune al Parlamento europeo gli eletti dovranno rendere noti i loro patrimoni".
Infine, sul capitolo primarie Migliavacca ha ribadito: "Le abbiamo migliorate e rafforzate allargandole alla costruzione delle alleanze e delle coalizioni".
Già ieri, Nico Stumpo, responsabile Organizzazione della segreteria nazionale del Pd, dichiarava: “L’approvazione all’unanimità nel comitato di Redazione della proposta di modifiche dello Statuto è motivo di soddisfazione e ci ripaga delle polemiche di cui si è lungamente parlato in questi giorni. È in questo clima di confronto sereno e trasparente che si riunirà la commissione Statuto e la settimana prossima l’Assemblea nazionale”.
Le modifiche proposte interessano: il ruolo degli iscritti, lo svolgimento dei congressi locali, la valorizzazione del ruolo dei circoli, le incompatibilità tra cariche di partito e istituzionali, le misure a garanzia della trasparenza e della moralità dell’impegno politico e il miglioramento delle primarie quale metodo per la selezione dei candidati alle cariche monocratiche.
La proposta di revisione statutaria è stata approvata all’unanimità del comitato, oggi la Commissione Statuto ha formulato, anch'essa all'unanimità, la proposta conclusiva, che sarà poi sottoposta all’Assemblea Nazionale di venerdì 21 e sabato 22 maggio, per l’approvazione definitiva.
In serata Enrico Letta, vicesegretario del PD, dichiara: "La discussione sui documenti preparatori per l’assemblea nazionale non va interpretata con la logica di vincitori e vinti, come alcune agenzie di oggi lasciano intendere. È un dibattito appena iniziato che coinvolgerà l’assemblea venerdì e sabato e poi i circoli e i forum del PD".
Maurizio Migliavacca, presidente della comissione Statuto del Pd, conversando con i giornalisti si è detto soddisfatto per il voto con il quale sono state approvate le modifiche alle regole interne del partito: "Abbiamo fatto un check up dello Statuto con un'ampia discussione all'insegna della trasparenza, tanto che sarà pubblicata interamente sul sito internet del Pd, da queste modifiche esce un partito più vicino agli iscritti, agli elettori e ai territori".
In sintesi, le modifiche principali riguardano sei aspetti: "Si stabilisce la sovranità degli iscritti nelle elezioni dei segretari dei circoli e provinciali e degli organismi dirigenti che verranno espressi con voto segreto e individuale degli iscritti, da qui ottobre - ha ricordato il presidente della commissione Statuto - si svolgeranno un'ottantina di congressi locali. Si stabilisce la centralità dei circoli nella scelta dei dirigenti e i circoli, per statuto saranno ampiamente rappresentati negli organismi dirigenti dei livelli superiori".
Inoltre, ha spiegato ancora Migliavacca, "si stabilisce il federalismo delle risorse, ossia la maggioranza delle risorse raccolte dal Pd rimarranno al territorio", si introduce poi il principio della "separazione tra incarichi di partito e istituzionali, impedendo quindi i doppi incarichi". Si introducono "regole stringenti di trasparenza e moralità della politica con l'anagrafe degli eletti del Pd, dal Comune al Parlamento europeo gli eletti dovranno rendere noti i loro patrimoni".
Infine, sul capitolo primarie Migliavacca ha ribadito: "Le abbiamo migliorate e rafforzate allargandole alla costruzione delle alleanze e delle coalizioni".
Già ieri, Nico Stumpo, responsabile Organizzazione della segreteria nazionale del Pd, dichiarava: “L’approvazione all’unanimità nel comitato di Redazione della proposta di modifiche dello Statuto è motivo di soddisfazione e ci ripaga delle polemiche di cui si è lungamente parlato in questi giorni. È in questo clima di confronto sereno e trasparente che si riunirà la commissione Statuto e la settimana prossima l’Assemblea nazionale”.
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