Un filosofo “marxista” e un vescovo. Più precisamente, uno dei più originali pensatori “radicali” italiani - capace di tenere assieme il barbuto di Treviri e Carl Schmitt, Lenin e Max Weber, i gesuiti spagnoli e Machiavelli – e un frate, presule nella diocesi di Orvieto-TODI, votato ad Agostino di Tagaste, il santo africano ritenuto uno dei massimi pensatori del mondo occidentale.
Stiamo parlando di Mario Tronti e di padre Giovanni Scanavino, messi l’uno accanto all’altro, dalle ore 21.00 di giovedì 1 luglio, alla Festa Democratica di Orvieto.
La riflessione su “Politica e cultura: quali speranze”, coordinata da Giuseppe Della Fina, vuole anzitutto essere un invito a liberare il pensiero dagli ingombranti imballaggi che impediscono l’esercizio della trascendenza, quella virtù specificatamente umana che interpone tra uomo e mondo una differenza, uno stacco dentro cui abita lo spirito, la cultura, l’arte, la politica. Al centro del dialogo, la riflessione del filosofo sugli esiti terminali di una modernità che non contempla il controtempo della trascendenza.
“L’homo religiosus – afferma Tronti sorprendendo qualche nostalgico mangiapreti - ha una potenzialità di alternativa, e di antagonismo, rispetto alla struttura fondante di questo mondo, che l’homo democraticus non ha e non può avere, perché è stato costruito affinché non l’avesse”. I primi cristiani, precisa l’autore di “Operai e Capitale”, riuscirono a mantenere una radicale alterità rispetto al mondo pur senza diventare estranei al mondo. Vinsero perché durarono. E durano perché, come si dice nel Vangelo di Giovanni, erano “nel” mondo ma non “del” mondo.
Tronti vede nella riduzione del mondo a pura immanenza il trionfo dello spirito borghese illuminato. Quello stesso spirito, che ancor oggi governa il processo della modernizzazione, vieta il conflitto, l’audacia della trasformazione radicale e istruisce il pensiero politico delle società postindustriali. Il mondo è pieno, non ammette crepe o alterità radicali. “Il massimo ammissibile del conflitto – afferma il filosofo - è la provvisoria personalizzazione di quel qualcuno, nella parte del’cattivo’”. Dentro la categoria del conflitto Tronti rilegge la vicenda della classe operaia novecentesca. “Gli operai dentro il capitale - scrive - sono stati l’ultimo anello, quello giunto a più alta coscienza, della lunga catena degli oppressi. Ai lavoratori di oggi bisogna riconsegnare questa coscienza, di essere un ulteriore anello della catena”.
L’annientamento del conflitto, dell’irriducibile alterità non segna solo la fine della classe operaia ma anche della politica. “Più la politica si assimila al mondo - sottolinea Tronti -, a ciò che è così com’è, più diventa superflua”. Bisogna allora guardare alla religione, a quel rapporto con l’Invisibile che rende la persona “indisponibile, inassimilabile, incatturabile per una coscienza dominante di mondo che ti dice: è tutto qui, non c’è altro, quello che conta è quello che vedi, devi sistemarti, o devi partecipare, che è la stessa cosa”. In quell’indisponibilità si scorgono i bagliori dell’atto di libertà, dell’autodeterminazione anche collettiva.
È quindi un errore – sostiene il professore senese – declinare la laicità in chiave antireligiosa. “La laicità di cui abbiamo bisogno – prosegue - è più una interpretazione del sacro che un’assunzione del secolo. Su questo possiamo trovare un vero reciproco ascolto con altre sensibilità alternative. Credetemi, c’è più varietà di posizioni e libertà di pensiero in quella ‘complexio oppositorum’ che è la Chiesa cattolica, di quanto ne potete trovare nel pensiero unico del Fondo monetario internazionale. Non sbagliamo bersaglio. Il nemico, il nemico non l’avversario, è questo, non quella. Più in generale, sulla denuncia dei mali del mondo e sul destino dell’essere umano, tra la dimensione del politico e la dimensione del religioso coltiverei oggi più la possibilità di un incontro strategico che l’occasione di un conflitto quotidiano”.
Dopo l’estinguersi di innumerevoli terze vie, sarà forse la resistenza al secolo della Chiesa ad offrire alla sinistra un modello di politica all’altezza dei tempi?
martedì 29 giugno 2010
venerdì 25 giugno 2010
I Sindaci dei Comuni Montani dell'Umbria incontrano l'Uffico Scolastico Regionale : concertazione per trovare soluzioni comuni in difesa della scuola
La delegazione dei Comuni Montani dell'Umbria, composta dai Comuni di Castel Giorgio, Città delle Pieve, Foligno, Gubbio, Lisciano Niccone, Lugnano in Teverina, Montegabbione, Monteleone d'Orvieto, Piegaro, Sellano, ha avuto un incontro questa mattina con la Direzione Scolastica Regionale in cui erano presenti il Vicedirettore Regionale Dott. Petruzzo, e i Direttori Provinciali, Dott.ssa Bodo e Dott. Monetti.
I Comuni Montani hanno evidenziato che la situazione scolastica attuale è una questione territoriale, sia dei piccoli che dei grandi Comuni in cui ci sono plessi svantaggiati. Le scuole dei piccoli centri sono quelli che, oltre a rappresentare dei presidi culturali, danno vita ai territori che per loro natura geo-morfologica sono penalizzati dal punto di vista dei servizi.
L’USR risponde che le risorse sono limitate e accettano questo incontro che vede al tavolo molti Comuni, perché così non si trovano costretti a tagliare organico ad un Comune per assegnarlo ad un altro. L’USR lavora con i parametri gestionali del Ministero e della Regione ed ha ha una responsabilità nell’attuazione.
I Comuni Montani hanno presentato un documento, (in allegato) frutto di una riunione sottoscritto da 24 Sindaci e dall'ANCI Umbria ed hanno avanzato delle richieste:
1. Coinvolgimento da parte dell'USR degli enti locali nell'applicazione della Riforma Gelmini con particolare riguardo alle scuole dei Comuni Montani, come espresso nel DPR 20 marzo 2009 n.81 e nella Costituzione Italiana.
2. Il rispetto del parametro di 10 bambini nella formazione delle classi con possibilità di deroga in considerazione: del tempo che i bambini devono trascorrere dentro il pulmino; dell’andamento demografico dei prossimi anni per assicurare una continuità; dei flussi migratori particolarmente consistenti in alcune zone;della presenza di handicap.
3. Che l'analisi dei dati venga fatta per Istituto da un punto di vista dell’organico e che nel caso di pluriclasse venga lasciata la valutazione interna all'Istituto (la pluriclasse può essere considerata didatticamente dignitosa se vi è sufficiente organico).
L’USR afferma che si è di fronte ad un duplice problema: gestire situazioni nei piccoli plessi con classi di 8 alunni e nei plessi piu’ grandi classi da 27 alunni. I Comuni affermano che questa è la “doppia faccia della stessa medaglia” perché accorpando i plessi e impoverendo le scuole nella didattica e costituendo le pluriclassi con personale docente in numero insufficiente, le famiglie scelgono di trasferirsi o di portare i bambini in centri piu’ grandi congestionando così la situazione di altri plessi scolastici.
Il Vicedirettore afferma che le risorse da assegnare nell’organico di fatto sono una piccola percentuale rispetto all’organico di diritto, ma i Comuni Montani rivendicano che un diritto garantito non può eludere da vincoli di bilancio, come testimonia la sentenza della Corte Costituzionale del 22.02.10 riguardo al sostegno all'handicap.
I direttori provinciali confermano che la scuola di ieri non esiste piu’ e che l’indirizzo di oggi si orienta verso una scuola di 27 ore.
Infine i Comuni Montani chiedono all'USR di condividere le proposte avanzate e manifestarle con convinzione al Ministero dell'Istruzione, dell'Università e Ricerca, tramite la Conferenza Stato-Regione al fine di assicurare il diritto allo studio a tutti i cittadini, indipendentemente da dove si vive.
A tal scopo chiedono che l'USR si attivi per ottenere risorse aggiuntive nella gestione della situazione dei plessi scolastici dei Comuni Montani.
Dalla riunione emerge la necessità di un incontro urgente da parte dei Comuni Montani e dell’USR con la Regione Umbria già richiesto programmato nella prossima settimana.
ViceSindaco di Montegabbione
Dott.ssa Isabella Marchino
I Comuni Montani hanno evidenziato che la situazione scolastica attuale è una questione territoriale, sia dei piccoli che dei grandi Comuni in cui ci sono plessi svantaggiati. Le scuole dei piccoli centri sono quelli che, oltre a rappresentare dei presidi culturali, danno vita ai territori che per loro natura geo-morfologica sono penalizzati dal punto di vista dei servizi.
L’USR risponde che le risorse sono limitate e accettano questo incontro che vede al tavolo molti Comuni, perché così non si trovano costretti a tagliare organico ad un Comune per assegnarlo ad un altro. L’USR lavora con i parametri gestionali del Ministero e della Regione ed ha ha una responsabilità nell’attuazione.
I Comuni Montani hanno presentato un documento, (in allegato) frutto di una riunione sottoscritto da 24 Sindaci e dall'ANCI Umbria ed hanno avanzato delle richieste:
1. Coinvolgimento da parte dell'USR degli enti locali nell'applicazione della Riforma Gelmini con particolare riguardo alle scuole dei Comuni Montani, come espresso nel DPR 20 marzo 2009 n.81 e nella Costituzione Italiana.
2. Il rispetto del parametro di 10 bambini nella formazione delle classi con possibilità di deroga in considerazione: del tempo che i bambini devono trascorrere dentro il pulmino; dell’andamento demografico dei prossimi anni per assicurare una continuità; dei flussi migratori particolarmente consistenti in alcune zone;della presenza di handicap.
3. Che l'analisi dei dati venga fatta per Istituto da un punto di vista dell’organico e che nel caso di pluriclasse venga lasciata la valutazione interna all'Istituto (la pluriclasse può essere considerata didatticamente dignitosa se vi è sufficiente organico).
L’USR afferma che si è di fronte ad un duplice problema: gestire situazioni nei piccoli plessi con classi di 8 alunni e nei plessi piu’ grandi classi da 27 alunni. I Comuni affermano che questa è la “doppia faccia della stessa medaglia” perché accorpando i plessi e impoverendo le scuole nella didattica e costituendo le pluriclassi con personale docente in numero insufficiente, le famiglie scelgono di trasferirsi o di portare i bambini in centri piu’ grandi congestionando così la situazione di altri plessi scolastici.
Il Vicedirettore afferma che le risorse da assegnare nell’organico di fatto sono una piccola percentuale rispetto all’organico di diritto, ma i Comuni Montani rivendicano che un diritto garantito non può eludere da vincoli di bilancio, come testimonia la sentenza della Corte Costituzionale del 22.02.10 riguardo al sostegno all'handicap.
I direttori provinciali confermano che la scuola di ieri non esiste piu’ e che l’indirizzo di oggi si orienta verso una scuola di 27 ore.
Infine i Comuni Montani chiedono all'USR di condividere le proposte avanzate e manifestarle con convinzione al Ministero dell'Istruzione, dell'Università e Ricerca, tramite la Conferenza Stato-Regione al fine di assicurare il diritto allo studio a tutti i cittadini, indipendentemente da dove si vive.
A tal scopo chiedono che l'USR si attivi per ottenere risorse aggiuntive nella gestione della situazione dei plessi scolastici dei Comuni Montani.
Dalla riunione emerge la necessità di un incontro urgente da parte dei Comuni Montani e dell’USR con la Regione Umbria già richiesto programmato nella prossima settimana.
ViceSindaco di Montegabbione
Dott.ssa Isabella Marchino
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domenica 13 giugno 2010
Cgil Orvieto, Maria Rita Paggio riconfermata alla guida
Giovedì 10 Giugno 2010, si è tenuta la III° Assemblea Congressuale di Zona della Camera del Lavoro di Orvieto. L’assemblea, aperta dalla relazione di Maria Rita Paggio e conclusa dal Segretario Generale della Cgil dell’Umbria Mario Bravi, è stata caratterizzata da numerosi interventi dei responsabili e delegati delle varie categorie che hanno sottolineato come le ricadute della crisi si stanno manifestando in tutta la loro gravità sul tessuto produttivo del territorio.
Al termine dei lavori Maria Rita Paggio è stata riconfermata all’unanimità responsabile della Cgil orvietana.
Al termine dei lavori Maria Rita Paggio è stata riconfermata all’unanimità responsabile della Cgil orvietana.
lunedì 31 maggio 2010
Gaza: assalto nave pacifisti, vicinanza e solidarietà di Libera
Riportiamo il comunicato integrale diffuso da “LIBERA, associazioni nomi e numeri contro le mafie“, in cui si condanna l’aggressione contro la nave dei pacifisti, perpetrata in acque internazionali dalle truppe israeliane e si chiede il rispetto del Diritto internazionale.
” Esprimiamo la nostra vicinanza alle vittime della Freedom Flotilla uccise dai commando della marina israeliana in acque internazionali mentre portavano aiuti umanitari alla popolazione della Striscia di Gaza. Il tributo della vita umana è sempre il più alto che si possa considerare per l’affermazione della libertà e del diritto. Per questa ragione intendiamo onorare la loro memoria proseguendo nella stessa azione di denuncia dell’ingiustizia e di solidarietà con gli abitanti di Gaza.
Denunciamo la violazione del diritto internazionale da parte delle autorità israeliane e per questo chiediamo che le istituzioni preposte condannino nelle sedi e nei modi opportuni lo Stato di Israele. Il governo italiano si faccia promotore in sede internazionale di un’iniziativa in tal senso. Tacere vorrebbe dire essere complici e consentire ancora una volta la violazione delle regole da parte del più forte.
Chiediamo che sia consentita l’assistenza umanitaria a favore degli abitanti della Striscia di Gaza, che sia garantita la presenza e l’operatività delle Organizzazioni Non Governative, l’ingresso di materiale medico e di ogni altro bene di prima necessità.
Ci sentiamo di affermare questi principi come Libera - Associazioni nomi e numeri contro le mafie, perché riteniamo che nemmeno in seno alla comunità internazionale sia tollerabile l’atteggiamento del voltarsi dall’altra parte e consentire che il più forte detti le proprie regole. Pensiamo peraltro che proprio l’affermazione del diritto internazionale e la scrupolosa osservanza della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, costituiscano la base per la soluzione del conflitto israelo-palestinese.
Sin da ora Libera dichiara la propria disponibilità ad aderire alle forme di protesta e di pressione che si vorranno intraprendere per chiedere verità e giustizia.”
Tratto da: http://www.libera.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/3239
” Esprimiamo la nostra vicinanza alle vittime della Freedom Flotilla uccise dai commando della marina israeliana in acque internazionali mentre portavano aiuti umanitari alla popolazione della Striscia di Gaza. Il tributo della vita umana è sempre il più alto che si possa considerare per l’affermazione della libertà e del diritto. Per questa ragione intendiamo onorare la loro memoria proseguendo nella stessa azione di denuncia dell’ingiustizia e di solidarietà con gli abitanti di Gaza.
Denunciamo la violazione del diritto internazionale da parte delle autorità israeliane e per questo chiediamo che le istituzioni preposte condannino nelle sedi e nei modi opportuni lo Stato di Israele. Il governo italiano si faccia promotore in sede internazionale di un’iniziativa in tal senso. Tacere vorrebbe dire essere complici e consentire ancora una volta la violazione delle regole da parte del più forte.
Chiediamo che sia consentita l’assistenza umanitaria a favore degli abitanti della Striscia di Gaza, che sia garantita la presenza e l’operatività delle Organizzazioni Non Governative, l’ingresso di materiale medico e di ogni altro bene di prima necessità.
Ci sentiamo di affermare questi principi come Libera - Associazioni nomi e numeri contro le mafie, perché riteniamo che nemmeno in seno alla comunità internazionale sia tollerabile l’atteggiamento del voltarsi dall’altra parte e consentire che il più forte detti le proprie regole. Pensiamo peraltro che proprio l’affermazione del diritto internazionale e la scrupolosa osservanza della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, costituiscano la base per la soluzione del conflitto israelo-palestinese.
Sin da ora Libera dichiara la propria disponibilità ad aderire alle forme di protesta e di pressione che si vorranno intraprendere per chiedere verità e giustizia.”
Tratto da: http://www.libera.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/3239
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lunedì 17 maggio 2010
Primarie PD : la commissione Statuto approva all'unanimità le proposte di modifica dello statuto.
Il 13 maggio il Comitato di redazione per le modifiche dello Statuto del Pd, composto da Maurizio Migliavacca, Nico Stumpo, Alfredo D’Attorre, Gero Grassi, Marina Sereni e Michele Meta, ha concluso i lavori per la formulazione della proposta che è stata presentata oggi alla commissione nazionale Statuto.
Le modifiche proposte interessano: il ruolo degli iscritti, lo svolgimento dei congressi locali, la valorizzazione del ruolo dei circoli, le incompatibilità tra cariche di partito e istituzionali, le misure a garanzia della trasparenza e della moralità dell’impegno politico e il miglioramento delle primarie quale metodo per la selezione dei candidati alle cariche monocratiche.
La proposta di revisione statutaria è stata approvata all’unanimità del comitato, oggi la Commissione Statuto ha formulato, anch'essa all'unanimità, la proposta conclusiva, che sarà poi sottoposta all’Assemblea Nazionale di venerdì 21 e sabato 22 maggio, per l’approvazione definitiva.
In serata Enrico Letta, vicesegretario del PD, dichiara: "La discussione sui documenti preparatori per l’assemblea nazionale non va interpretata con la logica di vincitori e vinti, come alcune agenzie di oggi lasciano intendere. È un dibattito appena iniziato che coinvolgerà l’assemblea venerdì e sabato e poi i circoli e i forum del PD".
Maurizio Migliavacca, presidente della comissione Statuto del Pd, conversando con i giornalisti si è detto soddisfatto per il voto con il quale sono state approvate le modifiche alle regole interne del partito: "Abbiamo fatto un check up dello Statuto con un'ampia discussione all'insegna della trasparenza, tanto che sarà pubblicata interamente sul sito internet del Pd, da queste modifiche esce un partito più vicino agli iscritti, agli elettori e ai territori".
In sintesi, le modifiche principali riguardano sei aspetti: "Si stabilisce la sovranità degli iscritti nelle elezioni dei segretari dei circoli e provinciali e degli organismi dirigenti che verranno espressi con voto segreto e individuale degli iscritti, da qui ottobre - ha ricordato il presidente della commissione Statuto - si svolgeranno un'ottantina di congressi locali. Si stabilisce la centralità dei circoli nella scelta dei dirigenti e i circoli, per statuto saranno ampiamente rappresentati negli organismi dirigenti dei livelli superiori".
Inoltre, ha spiegato ancora Migliavacca, "si stabilisce il federalismo delle risorse, ossia la maggioranza delle risorse raccolte dal Pd rimarranno al territorio", si introduce poi il principio della "separazione tra incarichi di partito e istituzionali, impedendo quindi i doppi incarichi". Si introducono "regole stringenti di trasparenza e moralità della politica con l'anagrafe degli eletti del Pd, dal Comune al Parlamento europeo gli eletti dovranno rendere noti i loro patrimoni".
Infine, sul capitolo primarie Migliavacca ha ribadito: "Le abbiamo migliorate e rafforzate allargandole alla costruzione delle alleanze e delle coalizioni".
Già ieri, Nico Stumpo, responsabile Organizzazione della segreteria nazionale del Pd, dichiarava: “L’approvazione all’unanimità nel comitato di Redazione della proposta di modifiche dello Statuto è motivo di soddisfazione e ci ripaga delle polemiche di cui si è lungamente parlato in questi giorni. È in questo clima di confronto sereno e trasparente che si riunirà la commissione Statuto e la settimana prossima l’Assemblea nazionale”.
Le modifiche proposte interessano: il ruolo degli iscritti, lo svolgimento dei congressi locali, la valorizzazione del ruolo dei circoli, le incompatibilità tra cariche di partito e istituzionali, le misure a garanzia della trasparenza e della moralità dell’impegno politico e il miglioramento delle primarie quale metodo per la selezione dei candidati alle cariche monocratiche.
La proposta di revisione statutaria è stata approvata all’unanimità del comitato, oggi la Commissione Statuto ha formulato, anch'essa all'unanimità, la proposta conclusiva, che sarà poi sottoposta all’Assemblea Nazionale di venerdì 21 e sabato 22 maggio, per l’approvazione definitiva.
In serata Enrico Letta, vicesegretario del PD, dichiara: "La discussione sui documenti preparatori per l’assemblea nazionale non va interpretata con la logica di vincitori e vinti, come alcune agenzie di oggi lasciano intendere. È un dibattito appena iniziato che coinvolgerà l’assemblea venerdì e sabato e poi i circoli e i forum del PD".
Maurizio Migliavacca, presidente della comissione Statuto del Pd, conversando con i giornalisti si è detto soddisfatto per il voto con il quale sono state approvate le modifiche alle regole interne del partito: "Abbiamo fatto un check up dello Statuto con un'ampia discussione all'insegna della trasparenza, tanto che sarà pubblicata interamente sul sito internet del Pd, da queste modifiche esce un partito più vicino agli iscritti, agli elettori e ai territori".
In sintesi, le modifiche principali riguardano sei aspetti: "Si stabilisce la sovranità degli iscritti nelle elezioni dei segretari dei circoli e provinciali e degli organismi dirigenti che verranno espressi con voto segreto e individuale degli iscritti, da qui ottobre - ha ricordato il presidente della commissione Statuto - si svolgeranno un'ottantina di congressi locali. Si stabilisce la centralità dei circoli nella scelta dei dirigenti e i circoli, per statuto saranno ampiamente rappresentati negli organismi dirigenti dei livelli superiori".
Inoltre, ha spiegato ancora Migliavacca, "si stabilisce il federalismo delle risorse, ossia la maggioranza delle risorse raccolte dal Pd rimarranno al territorio", si introduce poi il principio della "separazione tra incarichi di partito e istituzionali, impedendo quindi i doppi incarichi". Si introducono "regole stringenti di trasparenza e moralità della politica con l'anagrafe degli eletti del Pd, dal Comune al Parlamento europeo gli eletti dovranno rendere noti i loro patrimoni".
Infine, sul capitolo primarie Migliavacca ha ribadito: "Le abbiamo migliorate e rafforzate allargandole alla costruzione delle alleanze e delle coalizioni".
Già ieri, Nico Stumpo, responsabile Organizzazione della segreteria nazionale del Pd, dichiarava: “L’approvazione all’unanimità nel comitato di Redazione della proposta di modifiche dello Statuto è motivo di soddisfazione e ci ripaga delle polemiche di cui si è lungamente parlato in questi giorni. È in questo clima di confronto sereno e trasparente che si riunirà la commissione Statuto e la settimana prossima l’Assemblea nazionale”.
venerdì 14 maggio 2010
Condannato l'on ROBERTO SPECIALE per il ponte aereo per le spigole
da www.repubblica.it
Il giudizio d'appello militare: non fu generosità ma abuso di denaro e risorse pubbliche. Fece portare il pesce da Pratica di Mare a Passo Rolle, dov'era in vacanza, con Atr della Gdfdi
di CARLO BONINI
ROMA - Un anno e sei mesi di reclusione per peculato continuato. Pena sospesa e, commenta ora con soddisfazione il Procuratore militare Antonino Intelisano, "principi del diritto riaffermati". Il giudizio di appello militare contro l'ex Comandante generale della Guardia di Finanza, oggi deputato del Pdl, Roberto Speciale, stabilisce che il "ponte aereo di spigole" del 26 agosto 2005 per accendere le serate in baita di una vacanza estiva nella foresteria dolomitica del Corpo a passo Rolle, non fu un atto di legittima generosità verso "dei poveri finanzieri che non ne potevano più di mangiare solo wurstel". Al contrario, fu un abuso di denaro e risorse pubbliche per riempire la pancia del Comandante generale, di sua moglie, dei consuoceri, di una coppia di amici (un generale della Finanza e consorte) e certamente di qualche povero finanziere ridotto a cameriere di quella cena.
Con la sentenza d'appello, l'affaire - svelato e documentato da un'inchiesta di "Repubblica" dell'ottobre 2007 - trova così una sua nuova conclusione penale che ribalta i due giudizi che l'avevano preceduta. Il primo processo, contabile, si era chiuso con una pronuncia della Corte dei Conti il 10 agosto del 2009 che aveva respinto una domanda risarcitoria avanzata dalla Procura di 28 mila euro, calcolata sul costo delle ore di volo e il dispendio di "mezzi terrestri" necessari al trasferimento di dieci casse di pesce fresco dall'aeroporto militare di Pratica di Mare, dove erano state imbarcate, a quello di Verona (dove erano state prese in consegna dai uomini dei "baschi verdi", normalmente addetti alle operazioni antidroga), alla baita di Passo Rolle, dove l'attovagliato generale attendeva impaziente. Il secondo processo, penale, si era chiuso l'8 ottobre del 2009, con una sentenza del tribunale militare che aveva assolto Speciale ritenendo che i fatti contestati all'ex comandante generale della Finanza non costituissero reato.
Con enfasi e ostentata tracotanza, dopo le prime due assoluzioni, Speciale (che nel 2008, per i suoi servigi politici nella vicenda Visco, è stato ricompensato dal Pdl con un seggio sicuro alla Camera in un collegio dell'Umbria) aveva salutato i primi verdetti penale e contabile con parole definitive ("La verità trionfa sempre"). Di più, aveva accusato "Repubblica" di un accanimento giornalistico degno di miglior causa. Il nuovo processo (che, ora, conoscerà un ulteriore passaggio in Cassazione) conferma che quanto raccontato da questo giornale era semplicemente la verità. E in qualche modo riabilita la testimonianza e il coraggio di uno dei protagonisti di questa vicenda, il meno noto. Il maggiore della Guardia di Finanza Aldo Venditti, l'ufficiale pilota dell'Atr-42 in forza al "Gruppo eplorazione marittima" e anticontrabbando che la mattina del 26 agosto del 2005, a Pratica di Mare, dopo aver scoperto che il "volo vip" a cui era stato assegnato con destinazione Verona, altro non era che un carico di pesce fresco provò inutilmente a disobbedire, rifiutandosi di prendere la cloche.
(14 maggio 2010)
Il giudizio d'appello militare: non fu generosità ma abuso di denaro e risorse pubbliche. Fece portare il pesce da Pratica di Mare a Passo Rolle, dov'era in vacanza, con Atr della Gdfdi
di CARLO BONINI
ROMA - Un anno e sei mesi di reclusione per peculato continuato. Pena sospesa e, commenta ora con soddisfazione il Procuratore militare Antonino Intelisano, "principi del diritto riaffermati". Il giudizio di appello militare contro l'ex Comandante generale della Guardia di Finanza, oggi deputato del Pdl, Roberto Speciale, stabilisce che il "ponte aereo di spigole" del 26 agosto 2005 per accendere le serate in baita di una vacanza estiva nella foresteria dolomitica del Corpo a passo Rolle, non fu un atto di legittima generosità verso "dei poveri finanzieri che non ne potevano più di mangiare solo wurstel". Al contrario, fu un abuso di denaro e risorse pubbliche per riempire la pancia del Comandante generale, di sua moglie, dei consuoceri, di una coppia di amici (un generale della Finanza e consorte) e certamente di qualche povero finanziere ridotto a cameriere di quella cena.
Con la sentenza d'appello, l'affaire - svelato e documentato da un'inchiesta di "Repubblica" dell'ottobre 2007 - trova così una sua nuova conclusione penale che ribalta i due giudizi che l'avevano preceduta. Il primo processo, contabile, si era chiuso con una pronuncia della Corte dei Conti il 10 agosto del 2009 che aveva respinto una domanda risarcitoria avanzata dalla Procura di 28 mila euro, calcolata sul costo delle ore di volo e il dispendio di "mezzi terrestri" necessari al trasferimento di dieci casse di pesce fresco dall'aeroporto militare di Pratica di Mare, dove erano state imbarcate, a quello di Verona (dove erano state prese in consegna dai uomini dei "baschi verdi", normalmente addetti alle operazioni antidroga), alla baita di Passo Rolle, dove l'attovagliato generale attendeva impaziente. Il secondo processo, penale, si era chiuso l'8 ottobre del 2009, con una sentenza del tribunale militare che aveva assolto Speciale ritenendo che i fatti contestati all'ex comandante generale della Finanza non costituissero reato.
Con enfasi e ostentata tracotanza, dopo le prime due assoluzioni, Speciale (che nel 2008, per i suoi servigi politici nella vicenda Visco, è stato ricompensato dal Pdl con un seggio sicuro alla Camera in un collegio dell'Umbria) aveva salutato i primi verdetti penale e contabile con parole definitive ("La verità trionfa sempre"). Di più, aveva accusato "Repubblica" di un accanimento giornalistico degno di miglior causa. Il nuovo processo (che, ora, conoscerà un ulteriore passaggio in Cassazione) conferma che quanto raccontato da questo giornale era semplicemente la verità. E in qualche modo riabilita la testimonianza e il coraggio di uno dei protagonisti di questa vicenda, il meno noto. Il maggiore della Guardia di Finanza Aldo Venditti, l'ufficiale pilota dell'Atr-42 in forza al "Gruppo eplorazione marittima" e anticontrabbando che la mattina del 26 agosto del 2005, a Pratica di Mare, dopo aver scoperto che il "volo vip" a cui era stato assegnato con destinazione Verona, altro non era che un carico di pesce fresco provò inutilmente a disobbedire, rifiutandosi di prendere la cloche.
(14 maggio 2010)
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venerdì 7 maggio 2010
Michele Mezza: Londra: la Tv grande sorella, ma inutile consigliera
I risultati delle elezioni in inghilterra parlano all'Italia.Si conferma la crisi storica dell'idea socialdemocratica di correggere il capitalismo con un incremento di giustizia sociale basata sul lavoro.Ma al tempo stesso la crisi economica porta l'intero comparto dei dipedenti a serrare le fila e Gordon Brown perde meno del previsto. Ma il dato più interessante è forse quello del mancato boom dei libelraldemocratici. Nick Clegg, sulla base delle sue performances televisive, era diventato il fenomeno del momento. Grazie alla sua appariscenza, addirittura eminenti politologi avevano modificato le più affermnate analisi politiche: centralità del terzo polo, le borghesie metropolitane come ceto trainante ecc. In Italia, i soliti vedovi della politica - politica, surrogata con gli indici di ascolto di Santoro, si erano già preparati convegni in serie, sul tema: la TV cambia la democrazia. I dati reali, come al solito, smentiscono gli improvvisatori, e anche i furbi. Nick Clegg rimane quello che era: "nu' bellu guaglione", avrebbe detto Romano Prodi. La Televisione non sostituisce la politica, e tanto meno stravolge la democrazia, sopratutto oggi. Le performance televisive fanno arrotondare le percentuali di voto, ma non le creano. Impongono un personaggio, ma non proteggono. La Tv è una scorciatoia, gigantesca, ma devi sapere dove andare e come. Questo potrebbe aiutare a far piazza pulita delle solite illusioni: abbiamo perso perchè non sappiamo comunicare, quello ha vinto perchè ha la Tv, dobbiamo trovare uno che buca lo schermo.Dietro a queste bubbole corriamo da 20 anni. Esattamente da quando pigliamo schiaffoni a josa. Dall'Inghilterra ci arriva l'ennesima lezione: la Tv vende al meglio quello che c'è, quello che non c'è non regge. tanto più oggi che la Tv è sempre meno centrale, sempre più una parte del sistema mediatico, e i cittadoini hanno infinite occasioni di accorciare le distanze con la politica. sarebbe bene ricordarlo, quando sulla base di una battuta in televisione, o , peggio, di una battutaccia, ci sentiamo in ripresa, deduciamo che il ciclo negativo è cambiato, che ci stiamo scegliando. La tentazione è tipica di chi vuole identificare nella scorciatoia il motivo del viaggio. Mi rendo conto che è più facile, ma è improduttivo. La cosa che colpisce poi, ma neanche tanto, è come proiprio a sinistra, si sia introiettata questa cultura, dell'apparenza, abbondonando l'unico lascito del passato che vale ancora oro: la cultura della lettura dei processi sociali. Vedere che al Manifesto si nomina un direttore, assolutamente capace e preparato intendiamoci, sulla base delle sua televisionabilità, vedere che nel gruppo dirigente del PD si continua a misurare la capacità di direzione con le comparsate in Tv, vedere che il botta e risposta televisivo è considerato l'unico terreno per affermare un'idea alternativa, rende davvero tristi e pessimisti. Sarebbe bene ricordare, per capire come la Tv a volte sia solo una trappola, il detto di Wiston Churchil: "poche persone possono improgliare tante persone per qualche tempo, molte persone possono imbrogliare poche persone per più tempo.Ma Mai tante persone si faranno imbrogliare da poche per molto tempo". Chiediamoci allora perchè in Italia le poche persone che sappiamo da 15 anni riescono a imbrogliare il paese: o siamo l'eccezione alla regola, e la Tv decide tutto, o siamo la regola, e quando si è in due, uno vince perchè l'altro non riesce che a perdere
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