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lunedì 29 marzo 2010

L’ORVIETANO RICONQUISTA IL CONSIGLIERE REGIONALE



Fausto Galanello con 4.103 voti diventa consigliere regionale. Con la sua elezione l’orvietano riconquista una postazione importante nel panorama politico istituzionale regionale.
Sono risultati vincenti la ritrovata unità del PD Orvietano e la richiesta di un voto utile per ridare rappresentanza regionale al territorio.
Ma il largo successo premia anche la figura politica di Galanello che si è presentato con semplicità, parlando dei problemi e delle opportunità dell’orvietano, incontrando tutti e dialogando anche con forze lontane dai democratici.
Questo messaggio è stato raccolto da una realtà locale in grande difficoltà e alla ricerca di una nuova stabilità.
Tutto il territorio ha risposto compatto con l’eccezione di Ficulle dove anche il voto regionale ha evidenziato vistose lacerazioni politiche.
Altro dato significativo la presenza elettorale di Galanello in tutta la provincia. Insieme a Brega è l’unico candidao che praticamente prende voti in tutti i comuni.
Ma il PD ha centrato anche altri obbiettivi molto importanti.
Ad Orvieto torna ad essere il primo partitocon il 38,62% controil 32,78% del PDL, mentre la coalizione di Centro Sinistra raggiunge il 61%.

mercoledì 2 dicembre 2009

Enrico LETTA risponde a Miriam MAFAI







Miriam Mafai aveva posto a Enrico Letta ed ai dirigenti del PD alcune domande.
Oggi sempre su Reppubblica risponde l'esponente democratico.

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Caro Direttore
Miriam Mafai, nel suo editoriale di ieri, mi rivolge una serie di quesiti in merito alla qualità della nostra opposizione a Berlusconi. Provo a offrire alcune risposte.
Questa settimana in Parlamento condurremo la nostra battaglia per far saltare il "processo breve". Perché riteniamo sbagliato il provvedimento e ingiusto il ricatto che vi è alla base, cioè l'immunità per il premier o, in alternativa, lo sfascio ulteriore di una giustizia già in crisi. La linea del Pd l'ha espressa in modo chiaro Bersani domenica: "No a leggi ad personam, sì a riforme di sistema". Mi chiedo dove mai si possano trovare posizioni del PD che autorizzino a scrivere il contrario. Affermare che il premier, come qualunque cittadino, può difendersi nel e dal processo, secondo la legislazione vigente, non lo mette sopra la legge, ma, appunto, al livello di qualsiasi cittadino. Ribadisco: secondo noi, volendosi difendere dal processo, Berlusconi sbaglia. Eppure, questa possibilità gliela concedono i suoi giudici, applicando le regole del legittimo impedimento, oggi previste.
Miriam Mafai critica la mia affermazione secondo cui "mai le forze politiche pur così divise sono state tanto vicine a un'intesa sul merito delle riforme istituzionali". Credo, invece, sia proprio così. Se ripensiamo alle distanze degli ultimi quindici anni sui modelli istituzionali, possiamo dire che la condivisione essenziale della bozza Violante sia una convergenza a portata di mano, a partire dal voto di oggi in Senato sulle mozioni sulle riforme istituzionali. Lo stesso auspicio che formula il presidente Napolitano.
Se queste riforme non si faranno, non dovrà essere responsabilità dell'opposizione, ma della maggioranza. E se, invece, si faranno, sarà una conquista per il Paese e per i cittadini, a prescindere dal colore del governo in carica. Istituzioni più efficienti e meno inutilmente costose sono un vantaggio per tutti.
Un atteggiamento di opposizione e di contemporanea alternativa lo proporremo anche sulle grandi questioni sociali che attanagliano l'Italia. Il dato-record di ieri della disoccupazione (in particolare di quella giovanile, arrivata al 26,9 per cento) è l'ultimo tassello di un mosaico che smonta la tesi del governo su un'Italia che esce meglio degli altri dalla crisi. Purtroppo non è così. I nostri emendamenti in Finanziaria sulle protezioni per i lavoratori e sulle riduzioni fiscali per i redditi medio-bassi e per le piccole imprese saranno la base per le "1000 piazze per l'alternativa", con cui l'11 e il 12 dicembre presenteremo i nostri "no" al governo Berlusconi e i nostri "sì" per l'alternativa.
Costruire l'alternativa vincente: è questa l'ossessione del Pd. E per farlo non basterà riportare al voto tutti gli elettori del centrosinistra. Perché oggi siamo minoranza. Se l'obiettivo è il 51 per cento dobbiamo convincere qualcuno che ha votato o al centro o addirittura dall'altra parte. Senza perdere l'anima e mantenendo la speranza che questo Paese, con un governo di riforme e di progresso, possa uscire dalle drammatiche difficoltà nelle quali si sta dibattendo. Dobbiamo farlo anche per rispondere alla provocazione di Pierluigi Celli, che auspicava su "la Repubblica" del 30 novembre per il proprio figlio un futuro all'estero. Dall'Italia si può non fuggire. In Italia si possono cambiare le cose. Dipende anche dall'alternativa a questo governo che saremo in grado di costru
ire.

domenica 22 novembre 2009

Pd, segreteria e nuovi incarichi Bersani apre alla minoranza




da www.unita.it articolo di Simone Collini

Fine settimana di incontri e colloqui, per Pier Luigi Bersani. Il segretario del Pd presenterà la sua squadra alla Direzione di martedì, ma il puzzle dell’organigramma del Pd si sta dimostrando di non facile soluzione. E ora il leader democrat ha deciso di inserire un elemento in più, che solo le prossime ore diranno se renderà la pratica più o meno complicata. Bersani ha infatti deciso di far entrare nella segreteria anche esponenti delle minoranze. A Dario Franceschini e a Ignazio Marino ha proposto di presentare una serie di nomi che corrispondano alle caratteristiche anticipate alla Direzione di lunedì: giovani, con alle spalle esperienza politica o amministrativa, non parlamentari. Né il capogruppo alla Camera né il senatore chirurgo si sono tirati indietro, e tra oggi e domani presenteranno al segretario i loro nomi. Gianluca Lioni, ventottenne sardo esperto di terzo settore, è tra i nomi su cui potrebbe puntare Franceschini, mentre Marino ha avviato una consultazione tra i suoi coordinatori locali.

LA SQUADRA DI BERSANI
L’ultima parola spetterà comunque a Bersani. Quelli che deciderà di «coinvolgere» andranno ad affiancare i nomi già messi in lista: Nico Stumpo, che si occuperà dell’organizzazione del partito, il braccio destro di D’Alema a Italianieuropei Matteo Orfini, il direttore del Nens Stefano Fassina responsabile Economia, l’ex presidente della Provincia di Venezia Davide Zoggia, l’ex sindaco di Todi ed ex europarlamentare Katiuscia Marini, Stefano Di Traglia, portavoce di Bersani quando era ministro e prima ancora quando era responsabile Economia dei Ds ed eurodeputato. A questa squadra di quarantenni (più o meno) che a lista completata arriverà a 12 membri (ognuno con la sua competenza tematica) verranno affiancati i presidenti dei forum. Per questo ruolo saranno indicate personalità politiche di più lunga esperienza. E anche in questo caso Bersani ha proposto alle minoranze di proporre dei nomi. Tra le caselle già occupate c’è il governatore della Toscana (in scadenza) Fabio Martini, che dovrebbe andare a sostituire Piero Fassino agli Esteri, Marco Follini, Giovanni Bachelet, Laura Puppato. Dovrebbero esserci Paolo Gentiloni e Beppe Fioroni per «Area democratica» e Sandro Gozi e Anna Paola Concia per l’area Marino. Gianni Cuperlo dovrebbe mettersi alla guida di un centro studi su cui Bersani punta molto. L’idea è di lavorare coinvolgendo le fondazioni, da Italianieuropei al Nens, da Astrid all’Arel a Glocus (che può tra l’altro essere il mezzo attraverso cui riallacciare un dialogo con la sua fondatrice, Linda Lanzillotta). Bersani è convinto che la formula stessa dei forum, come organismi che siano in grado di collegare il partito con il mondo delle associazioni, riesca più dei dipartimenti classici a «riattivare un’apertura verso l’esterno del Pd». E che il centro studi, insieme a un’attività di formazione «che va rilanciata», possa colmare una lacuna che si è formata in questi due anni. «Abbiamo lasciato andare gli intellettuali - è uno dei chiodi fissi di Bersani - e ora dobbiamo recuperarli». E tra le varie iniziative che chiederà di mettere in campo, c’è una «ricerca sui grandi flussi di opinione». Il terzo organismo che Bersani presenta martedì è il coordinamento politico, composto da circa 25 personalità di punta di tutte le anime del Pd. Tra gli altri, ci saranno Massimo D’Alema e Walter Veltroni.

IL NODO DEI VICECAPOGRUPPO
Ancora tutto da sciogliere, invece, il nodo dei vicecapogruppo di Camera e Senato. Che non a caso sarà affrontato dopo Direzione, quando tutte le caselle interne al partito saranno riempite. A Montecitorio l’unico punto fermo è Rosa Calipari, sostenuta dalla componente che fa capo a Marino. Sono ancora due i nomi tra cui deve scegliere la maggioranza: l’“esperto” Michele Ventura e il “giovane” Andrea Orlando. Per quanto riguarda «Area democratica» il franceschiniano Gianclaudio Bressa potrebbe dover passare il testimone al veltroniano Andrea Martella. Discussione aperta nella componente che ha sostenuto Franceschini anche al Senato, dove l’ala popolare vorrebbe sostituire il rutelliano Luigi Zanda con l’ex-ppi Paolo Giaretta.
21 novembre 2009

sabato 7 novembre 2009

Queremos primarias en la izquierda madrileña - Vogliamo primarie nella sinistra madrilena




Nel 2008 alcuni ragazzi dell'organizzazione giovanile del partito socialista spagnolo parteciparono alla campagna elettorale del PD ed in particolare di Carlo Emanuele Trappolino. Oggi ci hanno inviato la notizia di questa loro iniziativa che ci fa molto piacere.

Las personas de izquierda que vivimos y votamos en la Comunidad de Madrid estamos hartos de que nuestro voto cada vez cuente menos, y de que cada vez sea más fuerte la hegemonía política de Esperanza Aguirre y del Partido Popular en la Comunidad de Madrid.

Creemos que esto es así porque PSM e IU-CM no son capaces de articular una alternativa ni de presentar unos candidatos que muevan mínimamente a un voto esperanzado y con opciones de traslucirse en una nueva mayoría política de izquierdas que sea reflejo de la mayoría social progresista de nuestra comunidad.

Por eso, y a la vista de las cosas que están ocurriendo en Madrid en torno a la corrupción y al uso partidario y sectario de las instituciones que son de todos, así como de los movimientos preocupantes que se están produciendo en los partidos polítios de la izquierda madrileña, hemos decidido movilizarnos para exigir a ambos partidos que nos consulten mediante elecciones primarias, como se hace en otros lugares. (read less)
Las personas de izquierda que vivimos y votamos en la Comunidad de Madrid estamos hartos de que nuestro voto cada vez cuente menos, y de que cada vez sea más fuerte la hegemonía política de Esperanza Aguirre y del Partido Popular en la Comunidad de Madrid.

Creemos que esto es así porque PSM e IU-CM no son capaces de articular una alternativa ni de presentar unos candidatos que muevan mínimamente a un voto esperanzado y con opciones de traslucirse en una nueva mayoría política de izquierdas ... (read more)
Missione:
Recaudar firmas para pedir a los partidos de la izquierda madrileña que elijan a sus candidatos mediante elecciones primarias abiertas a nuestra participación.

¡Queremos opinar sobre lo que los partidos nos van a pedir que votemos!





Le persone di sinistra che viviamo e votiamo nella Comunità di Madrid siamo stufi che il nostro voto ogni volta conti meno, e che ogni volta sia più forte l'egemonia politica di Speranza Aguirre e del Partito Popolare nella Comunità di Madrid.

Crediamo che questo è così perché PSM ed IU-cm non sono capaci di articolare un'alternativa né di presentare alcuni candidati che muovano minimamente ad un voto speranzoso e con opzioni di traslucirse in una nuova maggioranza politica di sinistre che sia riflesso della maggioranza sociale progressista della nostra comunità.

Per quel motivo, ed in presenza delle cose che stanno succedendo a Madrid intorno alla corruzione ed all'uso a favore e settario delle istituzioni che sono di tutti, come dei movimenti preoccupanti che si stanno prodursi nei partiti polítios della sinistra madrilena, abbiamo deciso di mobilitarci per esigere ad entrambi i partiti che ci consultino mediante elezioni primarie, come si fa in altri posti.

venerdì 24 luglio 2009

"Veltroni ha ucciso il PD"





Con tre mosse Walter Veltroni ha dato scacco matto al «suo» Pd e ha confezionato il proprio suicidio politico. È lui il responsabile della «morte» della «più grande intuizione politica degli ultimi vent'anni». Non va per il sottile Pierluigi Bersani, candidato alla segreteria nazionale del Partito Democratico, nella prima delle tredici cartelle della sua mozione congressuale dal titolo Per l'Italia.

Con toni quasi processuali Bersani elenca i tre capi d'accusa per l'ex segretario Walter Veltroni: «La vocazione maggioritaria si è ridotta alla scorciatoia del nuovismo politico; invece di fondare un partito mai visto nella storia italiana si è preferita la suggestione mediatica al rinnovamento della cultura politica; dopo aver invocato la partecipazione popolare alle primarie e aver ottenuto la risposta formidabile di oltre tre milioni di cittadini, non si è riuscita a costruire un'organizzazione plurale e aperta in grado di coinvolgerli». «All'indomani delle primarie abbiamo deluso sia chi era legato a forme di militanza più tradizionali, sia chi si aspettava nuove forme di partecipazione politica».

Un'arringa finale che, per Bersani, può avere solo un verdetto: colpevole, «abbiamo disperso un tesoro immenso». E proprio dalle primarie bisogna ripartire, secondo il candidato leader del Pd, per riavvicinare il popolo di sinistra ad un partito che affondi le radici nell'Ulivo. Un partito che faccia dimenticare il veltronismo ereditato da Franceschini: «La sovranità appartiene agli iscritti. Le primarie vanno rese più efficienti superando meccanismi di "doppia legittimazione" e rendendo più chiaro il meccanismo di partecipazione. L'Albo degli elettori deve essere pubblico e certificato».

Nella sua mozione Bersani critica anche la politica delle alleanze che ha visto l'allontanamento delle parti più radicali della sinistra: «C'è un vasto campo di forze di sinistra, riformiste, laiche e ambientaliste che ha cominciato ad unificarsi e al quale è giusto guardare con attenzione. La vocazine maggioritaria non significa rifiutare le alleanze, ma, al contrario, renderle possibili». E proprio in termini di alleanze si è espresso ieri il bersaniano Enrico Letta che auspica la possibilità di chiudere accordi anche con l'Udc. Quello che Bersani vuole dunque non è un partito nuovo, ma la ripresa di un progetto che in realtà, secondo il candidato alla segreteria, non è mai stato avviato: un partito laico, popolare e riformista che punti sulla «green economy» e allontani «quel "pensiero unico" neoliberalista che ha influenzato anche tanti riformisti». Entro oggi i candidati alla segreteria dovranno depositare i loro documenti politici: chissà se Franceschini nella mozione che depositerà replicherà alle accuse del suo collega di partito.