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giovedì 7 gennaio 2010

Un documento di indirizzo per rilanciare il ruolo di Orvieto nel centro Italia










La città di Orvieto ha sempre realizzato intese con i territori limitrofi, superando i confini meramente amministrativi e valorizzando il suo ruolo cerniera tra tre regioni come l'Umbria il Lazio e la Toscana.

Vogliamo ricordare il PRUST degli Etruschi, il Patto Territoriale Vato e le intese tra le Province di Terni e Viterbo e le città di Grosseto e Civitavecchia.


Oggi si ripropone il tema del rapporto con Roma. E' una questione che interessa anche altre città dell'Umbria come Terni e Narni e viene ripresa dal Documento Strategico Territoriale varato dalla Regione Umbria lo scorso anno.

Orvieto da anni attrae cittadini provenienti dall'area urbana di Roma e da altre parti dell'Italia e dell'Europa, per molteplici ragioni: dal pregio storico ambientale alla qualità dei servizi locali.
Ma quello che ha facilitato questa tendenza è stata la presenza delle reti di collegamento stradali e ferroviaria.

Negli ultimi anni si sono evidenziati chiari segnali di difficoltà proprio per il venir meno e l'appannarsi di queste caratteristiche e servizi.

Il taglio continuo ai trasferimenti Comunali e quindi ai servizi locali e il peggioramento vistoso dei collegamenti, soprattutto ferroviari, spingono molte persone a ripensare queste scelte.

Da qui l'interesse di studiare con Roma la possibilità di fare di Orvieto la Porta di accesso all'alta velocità verso Roma e della nostra città la Porta di accesso verso l'Umbria del turismo che può arrivare dal porto di Civitavecchia e, in un prossimo futuro dal nuovo aeroporto di Viterbo.

Questa dovrebbe essere per quanto ci riguarda, la storia e la base da cui partire per poter stipulare una dichiarazione d'intenti, a partire da Roma, ma anche con altre realtà.
Sotto questo aspetto crediamo che si possa dare al sindaco Concina e alla sua giunta un mandato ampio.

Siamo quindi disponibili ad approvare un documento d'intenti che spazi sui temi comuni che possano essere individuati fra le due municipalità e, questo, dovrebbe essere uno dei compiti della commissione che, necessariamente, dovrà essere paritetica e nominata dai rispettivi consigli comunali al loro interno.

Inoltre un patto con Roma non può basarsi sulla previsione della realizzazione ad Orvieto di pezzi di quella città ma prevedere completamente i progetti su cui improntare uno sviluppo integrato fra cultura, infrastrutture, eventi, nuovi insediamenti produttivi e di logistica compatibili con le caratteristiche del nostro territorio.

Concludendo si ribadisce la disponibilità all'approvazione di un documento d'indirizzo per la costruzione del patto con Roma, che dovrà costituire anche un pezzo importante del documento di programmazione per il prossimo bilancio di previsione 2010.

Il documento che ci è stato presentato, non solo non è all'altezza dei problemi della città che s'intenderebbero affrontare, ma lo riteniamo addirittura offensivo per la storia e la cultura di Orvieto.

Giuseppe Germani - capogruppo Partito Democratico
Evasio Gialletti - capogruppo Socialismo Sinistra e Libertà per Orvieto
Carlo Tonelli - capogruppo Comunisti Italiani

lunedì 14 dicembre 2009

Le lavoratrici di GR.INT.A s.r.l. di Orvieto hanno detto BASTA.

Basta alle menzogne, basta alle promesse non mantenute, basta le umiliazioni, basta sostenere il peso dell'azienda lavorando senza stipendio.

È questo quello che è emerso nell'assemblea tenutasi ieri ( 10/12/09 )nella quale circa 85 dipendenti hanno votato quasi con un plebiscito (un solo voto contrario) l'indisponibilità di tornare al lavoro senza le necessarie certezze ed il pagamento di almeno uno stipendio.

La RSU aziendale e le organizzazioni sindacali FILCEM CGIL e FEMCA CISL respingono al mittente la predica moralista che l'azienda ha messo in campo indicando le lavoratrici come uniche responsabili delle nefaste sorti aziendali qualora le stesse avessero deciso di smettere di lavorare senza salario come fatto fino ad ora.

Più di 350.000,00 € e il contributo che le maestranze hanno messo a disposizione per dare una speranza all’azienda in una fase di criticità che dura ormai da circa un anno, un contributo che supera di gran lunga lo stesso capitale sociale di GR.INT.A.

Non si pensi e non si dica che il “BASTA” espresso dall'assemblea a continuare su questa strada non sia stato sofferto o sia stata una decisione presa a cuor leggero.
I numerosi capi presenti ancora nella catena, le commesse ad oggi ancora potenzialmente realizzabili affidate da committenti di fama mondiale nel segmento dell'alta e altissima moda sono frutto dell’indubbia capacità commerciale dell'imprenditore che poi contrasta con l'assoluta incapacità di una gestione industriale di una realtà produttiva come GR.INT.A.

Amarezza e sdegno va riservata anche al circuito del credito che ha dimostrato e dimostra il tipico atteggiamento del Robin Hood alla rovescia, forte con i deboli e debole con i forti. Un credito che per immagine e apparenza è pronto in pochi minuti è sottoscrivere protocolli istituzionali di sostegno alle imprese quali realtà creatrici di reddito e di occupazione, e dall'altro canto con ritardi di un mese, di un giorno, di un'ora non delibera quelle disponibilità, responsabilmente coscienti che con anche per un solo minuto di ritardo in molti casi può decretare la morte o la sopravvivenza di un'azienda, di tante famiglie, di tanti lavoratori. Ancor più grave appare l’atteggiamento delle banche che pure a fronte delle garanzie offerte dalla finanziaria regionale e dei consorzi fidi non hanno ritenuto di concedere la necessaria copertura economica per far superare la fase di crisi di liquidità che attraversa l’azienda.

Anche gli strumenti che le stesse istituzioni hanno messo in campo, non hanno permesso di cogliere i risultati sperati.

Le lavoratrici e lavoratori di GR.INT.A. per la professionalità che sono in grado di esprimere sono pronti a riprendere qualsiasi sfida e a mettere in campo ulteriori sacrifici ma solo a patto di concrete certezze e precisi impegni in cui, ognuno nel proprio ruolo, faccia un passo avanti per la difesa della più grande azienda tessile della provincia di Terni.

La RSU aziendale

Le OOSS
FILCEM CGIL - FEMCA CISL

domenica 15 novembre 2009

Lamberto Bottini è il nuovo segretario del Partito Democratico dell'Umbria




da www.perugianews.it
Lamberto Bottini è il nuovo segretario regionale del Partito Democratico. L'assemblea regionale gli ha riconosciuto 154 voti, mentre sono state 96 le schede bianche ed un voto nullo. L'assemblea ha anche eletto il presidente del Pd regionale Pierluigi Castellani e i due vice segretari Mercanti e Ruina. Bottini che non ha nascosto il proprio stato di commozione ha parlato di un partito plurale, di un partito nuovo da costruire onorando la fiducia attribuita dai cittadini in occasione delle Primarie, che sia capace di fare delle proprie differenze elemento di confronto e di dialogo, un partito che sappia guardare al futuro interpretando le nuove sfide nell'ottica di n protagonismo dell'Umbria in sintonia ed in sinergia con le altre regioni del centro Italia ed all'interno di un sistema che colleghi la nostra regione all'Italia, all'Europa, al mondo. Bottini ha parlato dei rapporti che si sono avviati con le altre mozioni valutandoli positivamente: "Certo sicuramente poteva andare meglio - ha detto - a a me interessa guardare avanti. Si sono compiuti passi significativi, ci sono pezzi di analisi delle altre mozioni che condivido, si sono compiuti tutti i passaggi per cominciare a costruire da oggi un partito nuovo". Quindi il suo discorso passa al tanto discusso rinnovamento generazionale e ricambio della classe dirigente. E' un tema che va affrontato seriamente e sul quale tutte le mozioni hanno assunto degli impegni - ha detto -. Abbiamo stabilito il calendario delle decisioni che il partito dovrà prendere da qui a dicembre, per definire il quadro che ci proietta verso l'elezione regionale". Quindi uno sguardo verso il passato: "L'Umbria non sarà un'isola felice - ha detto il nuovo segretario - ma non possiamo nascondere l'immagine che di essa si ha all'esterno sul fronte della qualità della vita dei suoi cittadini e rispetto agli indici sulla povertà, che parlano dell'Umbria come di una regione nella quale le differenze sono ridotte rispetto alle altre regioni d'Italia". Conclude Bottini parlando dell'Umbria del domani: il futuro va affrontato guardando alla green economy, alla filiera cultura - turismo - ambiente. Il nostro partito deve occupare un ruolo centrale per vincere queste sfide, ma deve essere un partito vero, organizzato, trasparente e aperto alla società". Ha preso la parola anche Alberto Stramaccioni che ha ritirato a propria candidatura dal ballottagio di oggi dichiarando la sua astensione costruttiva al voto. Straaccioni ha ribadito che va aperta una fase nuova per il partito democratico che deve partire dal rispetto delle reciproche differenze all'interno del Pd e dal rispetto degli impegni presi quanto alle decisioni che si dovranno affrontare rispetto alle prossime elezioni regionali e alla nuova classe dirigente. Si è detto non sufficientemente soddisfatto su alcuni punti che la sua mozione ha sottoposto alla mozione di Bottini riscontrando risposte "aleatorie". Tuttavia ha offerto la sua disponibilità al dialogo ed al lavoro comune, chiudendo il suo discorso con una affermazione: "Voglio portare a termine il mio mandato di segretario provinciale e se qualcuno dovesse pensare ad una mia candidatura istituzionale come quella alla Regione, voglio sgombrare il campo da ogni equivoco dicendo che non mi candiderò. Tengo a ribadire che deve esserci autonomia tra la politica e i doveri istituzionali, entrambi i ruoli talmente autorevoli da richiedere una chiara distinzione".

giovedì 12 novembre 2009

L’ORVIETANO, TERRA DA CONQUISTARE di Silvia Fringuello



L’attuale scenario politico dell’orvietano, scaturito dalle elezioni amministrative, la perdita dei Sindaci e le scissioni delle sperimentate coalizioni, nel comune di Orvieto, di Allerona, di Porano, di Montecchio, hanno prodotto un ulteriore frammentazione delle forze politiche del centro sinistra e, cosa ancor più grave, incidono negativamente sui processi programmatici e decisionali di area vasta, generando sofferenze economiche ed occasioni di mancato sviluppo su tutto il territorio dell’Orvietano. Alla crisi economica mondiale si può attribuire soltanto in parte lo sbandamento e la perdita del management territoriale. La stasi economica e di elaborazione e pianificazione, si avverte ed è più evidente sui luoghi del lavoro, nei consumi. La politica è assente.

A tutt’oggi il comune di Orvieto non ha prodotto una linea politica economica chiara e comprensibile, su come s’intende sviluppare nel prossimo futuro il territorio, vive e vegeta sulla programmazione delle passate amministrazioni e stenta ad avere una visione ed una gestione complessiva della macchina comunale, i provvedimenti sono presi a macchia di leopardo, sull’urgenza amministrativa del momento ovvero, si amministra “alla giornata”.

I comuni del comprensorio subiscono drammaticamente l’assenza del ruolo politico del comune capofila e si affannano sui tavoli provinciali e regionali cercando di salvare il salvabile, tentando di operare in rete e di sostituirsi al vecchio compito trainante del comune di Orvieto. Il problema è sono troppo piccoli, non riescono a competere con le altre aree umbre, essendo quest’ultime forti di una loro direzione politica unita e coesa, di sistema.

E’ dunque impellente, per tutte le forze del centro sinistra, in particolare per il Partito Democratico dell’Orvietano, affrontare le debolezze politiche e costruire un’ unione ed una sintesi che dia inizio ad un nuovo ruolo centrale e non periferico del territorio. Questo per evitare, che altri politici o soggetti economici, siano loro di destra o di centro sinistra, si affaccendino alla risoluzione dei nostri problemi, trasformando in questo modo l’Orvietano in una vera e propria colonia tutta da sfruttare.

Per ovviare al pericolo strisciante della “colonizzazione”, la risolutezza dell’opposizione del consiglio comunale di Orvieto è determinate . E’opportuno imporre una linea politica che ha per primo obiettivo l’interesse generale dei cittadini, fatta di proposte e di idee nuove, alternative alla destra, che si distinguano dalle passate amministrazioni e dalla giunta attuale, che diano continuità al tanto annunciato cambiamento ed innovamento. E’ necessaria un’attività politica che esca dal labirinto degli errori del passato e da una posizione di difesa, ma che invece allarghi la visone e la concezione di programmazione del sistema, progetti il futuro del territorio. I numeri in consiglio comunale ci sono, il centro sinistra è maggioranza è solo questione di volontà politica.
Le primarie del Partito Democratico appena passate, ci hanno consegnato un unico, vero ed autentico messaggio: l’assunzione di responsabilità. Ancora una volta in massa gli elettori hanno riposto, confermato, nel partito e nei candidati all’ assemblea nazionale e regionale la loro fiducia, delegando con il proprio voto l’amministrazione politica di una parte importante del proprio vissuto quotidiano, che vale la loro qualità della vita. Questa volta non sono concessi errori agli eletti, ai dirigenti, al “partito”, non si può deludere l’aspettativa e la speranza profusa nella campagna elettorale per le primarie, non è più permesso di discostari dal dire e dal fare. La coerenza è un valore e in quanto tale va praticato e non solo predicato.

Domenica 15 novembre 2009, prima assemblea regionale del Partito Democratico, Lamberto Bottini sarà confermato segretario regionale. I dirigenti del partito regionale, eletti grazie all’ampio consenso conseguito dalla lista “Con Bersani e bottini 09 per l’Umbria”, si dovranno impegnare fin da subito a farsi portavoce della nostra terra, rappresentando le istanze del popolo delle primarie. A loro spetterà l’arduo compito di generare nel Partito Democratico e nel centro sinistra di Orvieto e dell’Orvietano un dialogo positivo e costruttivo, che inverta l’attuale tendenza alla disgregazione e dunque al progressivo abbandono della pratica della buona politica, che abbia come risultato un nuovo intervento politico unito e compatto, che la nostra gente reclama ad alta voce.

sabato 7 novembre 2009

Queremos primarias en la izquierda madrileña - Vogliamo primarie nella sinistra madrilena




Nel 2008 alcuni ragazzi dell'organizzazione giovanile del partito socialista spagnolo parteciparono alla campagna elettorale del PD ed in particolare di Carlo Emanuele Trappolino. Oggi ci hanno inviato la notizia di questa loro iniziativa che ci fa molto piacere.

Las personas de izquierda que vivimos y votamos en la Comunidad de Madrid estamos hartos de que nuestro voto cada vez cuente menos, y de que cada vez sea más fuerte la hegemonía política de Esperanza Aguirre y del Partido Popular en la Comunidad de Madrid.

Creemos que esto es así porque PSM e IU-CM no son capaces de articular una alternativa ni de presentar unos candidatos que muevan mínimamente a un voto esperanzado y con opciones de traslucirse en una nueva mayoría política de izquierdas que sea reflejo de la mayoría social progresista de nuestra comunidad.

Por eso, y a la vista de las cosas que están ocurriendo en Madrid en torno a la corrupción y al uso partidario y sectario de las instituciones que son de todos, así como de los movimientos preocupantes que se están produciendo en los partidos polítios de la izquierda madrileña, hemos decidido movilizarnos para exigir a ambos partidos que nos consulten mediante elecciones primarias, como se hace en otros lugares. (read less)
Las personas de izquierda que vivimos y votamos en la Comunidad de Madrid estamos hartos de que nuestro voto cada vez cuente menos, y de que cada vez sea más fuerte la hegemonía política de Esperanza Aguirre y del Partido Popular en la Comunidad de Madrid.

Creemos que esto es así porque PSM e IU-CM no son capaces de articular una alternativa ni de presentar unos candidatos que muevan mínimamente a un voto esperanzado y con opciones de traslucirse en una nueva mayoría política de izquierdas ... (read more)
Missione:
Recaudar firmas para pedir a los partidos de la izquierda madrileña que elijan a sus candidatos mediante elecciones primarias abiertas a nuestra participación.

¡Queremos opinar sobre lo que los partidos nos van a pedir que votemos!





Le persone di sinistra che viviamo e votiamo nella Comunità di Madrid siamo stufi che il nostro voto ogni volta conti meno, e che ogni volta sia più forte l'egemonia politica di Speranza Aguirre e del Partito Popolare nella Comunità di Madrid.

Crediamo che questo è così perché PSM ed IU-cm non sono capaci di articolare un'alternativa né di presentare alcuni candidati che muovano minimamente ad un voto speranzoso e con opzioni di traslucirse in una nuova maggioranza politica di sinistre che sia riflesso della maggioranza sociale progressista della nostra comunità.

Per quel motivo, ed in presenza delle cose che stanno succedendo a Madrid intorno alla corruzione ed all'uso a favore e settario delle istituzioni che sono di tutti, come dei movimenti preoccupanti che si stanno prodursi nei partiti polítios della sinistra madrilena, abbiamo deciso di mobilitarci per esigere ad entrambi i partiti che ci consultino mediante elezioni primarie, come si fa in altri posti.

giovedì 5 novembre 2009

IL PORTO DELLE NEBBIE DELLA CASERMA PIAVE

Il Gattopardo si è insediato saldamente nella foresta dell'Amministrazione Comunale orvietana, allietato dalla musica frizzante del “pattugliatore di salotti in”.

Gli orvietani dovranno rassegnarsi, niente “GRANDE CAMBIAMENTO”. Solo un po’ di nomine per gratificare gli amici romani, magari con la villa in collina e con un occhio di riguardo a chi ha portato acqua per la vittoria pur proclamandosi avversario.

I proclami di guerra sui buchi di bilancio e nefandezze varie, denunciate per anni, si sono arenate sul voto si fiducia a favore del riequilibrio dell'ottobre scorso. Al tempo stesso su tutti i problemi aperti l'Amministrazione è arrivata fuori tempo massimo e con soluzioni pasticciate e approssimative.

Ma il bello deve ancora venire e riguarda il futuro della caserma Piave.

Questa estate per rispondere alle critiche del nostro blog il musicista aveva fatto sapere su un altro giornale che a Cortina, mentre faceva il mattatore con i big della politica, aveva avuto “una lunga colazione di lavoro con Cesare De Michelis” uno degli investitori, attraverso le Edizioni Marsilio, interessati al progetto della Piave.

La cosa ci ha un po’ sorpreso e abbiamo aspettato per settimane che uscisse una smentita o una precisazione del Sindaco e dell'Amministrazione.

Come sapete in Italia alcuni anni fa è stato messo in croce Piero Fassino per una telefonata avuta con Giovanni Consorte a commento dell'ormai avvenuta operazione BNL-UNIPOL.

Abbiamo pensato che se Fassino non poteva chiacchierare con un manager di fatti già avvenuti forse il Sindaco di Orvieto non poteva parlare con dei manager di fatti che dovevano ancora avvenire, per di più oggetto di una gara i cui contendenti dovrebbero essere segreti fino all'apertura.

Ma stranamente nessuno, tranne i capigruppo di PD e Sinistra e Libertà, ha obiettato niente.

Allora siamo andati a documentarci su questo manager interessato alla caserma Piave.

Ovviamente il nostro lavoro è artigianale e utilizza internet, che non è propriamente la bibbia. Comunque questo è quello che abbiamo trovato.

Sull'Espresso, in un articolo di Roberto Di Caro e Vittorio Malagutti dal titolo “VADO, FALLISCO E TORNO” che si occupava di falliti eccellenti dopo la caduta, ad un certo punto riferendosi a Giancarlo Parretti è scritto : “Al suo ex-socio Parretti (socio di Florio Fiorini) è andata anche meglio. In galera c'è entrato quattro volte, ma non c'è rimasto a lungo. Lo scorso anno si è inventato la Fondazione Walter Pierpaoli per le scienze della vita: vende un medicinale a base di melatonina, presentato come una sorta di elisir di lunga vita … Chi c'è nel consiglio della sua fondazione? Cesare De Michelis, cioè Marsilio Editore, fratello dell'ex ministro Gianni”.

Il 16 febbraio 2005 a Roma era stata costituita infatti la Fondazione denominata “VATERAI PIERPAOLI INSTITUTUM STUDIIS NATURAE AC HUMANAE VITAE PROVEHENDIS”. Tra i fondatori ci sono Giancarlo Parretti e Cesare De Michelis. La Fondazione ha sede in via dei Dolci n. 1 ad Orvieto.

In un articolo del Corriere della Sera del 15 ottobre 1996 dal titolo “TRENI IN CAMBIO DI FILM: LO STRANO AFFARE ALTA VELOCITA' METRO GOLDWIN MAYER” nel quale si parla del ruolo di Florio Fiorini, Bettino Craxi, Gianni De Michelis e Lorenzo Necci nella scalata alla Metro Goldwyn Mayer si dice che “Al vertice della holding di Parretti sedeva Cesare De Michelis, fratello del ministro.”

Sul Corriere della Sera del 28 ottobre 1992 Ivo Caizzi scrive un articolo dal titolo “I MISTERI DI FIORINI DALL’ENI FINO A HOLLYWOOD” dove viene ricostruita la carriera del finanziere arrivata al massimo splendore con la scalata alla Metro Goldwyn Mayer e poi la caduta sotto i colpi della magistratura. Nel ripercorrere la carriera di Fiorini dopo il 1982 Caizzi scrive: “Dopo un po’ di apnea, riemerse in Svizzera come manovratore dei miliardi della SASEA, un'antica holding quotata in Borsa, appartenuta fino al crac Ambrosiano proprio al Vaticano. Tra i suoi partner c'era Antonio Lefevre D'Ovidio, noto per il suo coinvolgimento nel caso Lockheed, famoso scandalo a base di tangenti politiche degli anni Settanta. In seguito arrivarono altri vecchi amici dell'ENI, dall'ex presidente Giorgio Mazzanti (dimessosi proprio per lo scandalo Eni Petromin, al dirigente Ivo Calcagni, a Hans Willi, discusso collaboratore per gli affari petroliferi in Nigeria. Una vera lavanderia”.

Su la Repubblica del 26 giugno 1990 in un articolo titolato “CONTRO PARRETTI NIENTE PROVE” Sergio Luciano aveva scritto: “Cesare De Michelis, un professore universitario, editore (controlla la Marsilio), ex assessore, ex consigliere della Biennale - a dispetto di questa gragnula di grane - anziché prendere le distanze da Parretti, ha negli ultimi mesi stretto i suoi rapporti con le sue società.”

Ovviamente la frammentarietà delle informazioni non permette di ricavare un'idea definita su chi sia Cesare De Michelis, cosa rappresenti e tanto meno cosa vuole fare.

Noi rimaniamo perciò al vecchio proverbio contadino “DIMMI CON CHI VAI E TI DIRO' CHI SEI”. E la compagnia ci sembra proprio ben assortita.

lunedì 2 novembre 2009

CI SARA’ UNA VOLTA L’ITALIA: idee e scenari per la politica di domani

Vivere in Italia, oggi, significa anzitutto capire che viviamo nell’Italia “di” Berlusconi. L’Italia è sua: la sua narrazione del Paese non è solo vincente. E’ l’unica. Ma come sarà l’Italia “dopo” Berlusconi? Il futuro dell’Italia non sarà scritto con gli scandali e i complotti di oggi. Va immaginato attraverso alcuni temi fondamentali, che trasformino i luoghi comuni in progetti: lo “stato” del nostro Stato. L’economia in declino ed il Made in Italy preso sul serio. La sfida dell’integrazione. La leadership femminile. L’energia che consumeremo. I nuovi leader e le nuove narrazioni politiche. Il tutto in un confronto trasversale con l’Italia “di” Berlusconi, quella degli ultimi quindici anni, anche questa da ripensare e comprendere. Un incontro da non perdere. Vi aspettiamo a Roma, giovedì 5 novembre, per il nostro nuovo seminario. Ecco il programma ed i dettagli organizzativi.

CI SARA’ UNA VOLTA L’ITALIA: idee e scenari per la politica di domani. Roma, giovedì 5 novembre, 15-17.30
Camera dei Deputati, sala del Refettorio, Palazzo San Macuto (via del Seminario 76, zona Pantheon)

Interventi iniziali di: Alessandro Aresu, Raffaele Mauro, Moris Gasparri, Caterina Pikiz Gattinoni, Federica Colonna (Lo Spazio della Politica)

Ne discutono:
LUCIO CARACCIOLO (direttore di Limes)
ANDREA ROMANO (editorialista del Sole 24 ore e direttore di Italia Futura)
ALBERTO CASTELVECCHI (editore e consulente)
ANGELO MELLONE (editorialista de Il Tempo

domenica 25 ottobre 2009

Pd, Bersani nuovo segretario. Ad Orvieto ha preso il 53 %



Festa al Comitato Elettorale con Rosy Bindi, D'Alema, Letta e Bersani

Le PRIMARIE del PD hanno segnato una straordinaria partecipazione di elettori del centrosinistra. Ancora non ci sono ancora dati definiti ma si dovrebbe arrivare tra i 2,5 e i 3 milioni. Anche ad Orvieto grande partecipazione popolare con 1917 cittadini che si sono recati alle urne.
Bersani esce dalle primarie con una forte investitura che gli permette di avviare i cambiamenti necessari per rimettere in pista il PD. Ad Orvieto le Primarie hanno confermato i dati del congresso. Nonostante il super attivismo, soprattutto postale, ed i tentativi di metterla in rissa Mocio, Liliana Grasso, Marricchi e Meffi escono sonoramente sconfitti.Bersani raccoglie il 55% nel comprensorio ed oltre il 52% ad Orvieto. Castelviscardo, Parrano, Ficulle e Fabro si confermano le roccaforti bersaniane nel territorio mentre ad Orvieto Sferracavallo rimane insieme alle frazioni ed al centro storico il punto di forza di Bersani. Risultato al di sotto delle aspettative a Ciconia mentre a Orvieto Scalo per 7 voti vince Franceschini che però paga la difesa a spada tratta di Purgatorio.
Significativo il risultato della mozione Marino, il migliore in ambito regionale.Il senatore chirurgo raccoglie attorno al 16% sia nella città che nel comprensorio. Con questi risultati ci sono tutte le condizioni per mettersi alle spalle il passato e finalmente avviare il dopo Mocio.

Welfare, l'Italia è un paese bloccato : 1° rapporto sulla mobilità sociale realizzato da Italia Futura.

Dal 1° rapporto sulla mobilità sociale realizzato da Italia Futura emerge che povertà e disuguaglianze sono in aumento. La situazione è critica soprattutto per le nuove generazioni. E' infatti molto alto il numero dei bambini che crescono in famiglie con gravi difficoltà economiche e la percentuale dei ragazzi provenienti dai ceti inferiori che riescono a laurearsi è tra le più basse d'Europa: il 10%, contro il 35% della Francia ed il 40% della Gran Bretagna


Verso la fine degli anni Cinquanta meno della metà della popolazione italiana aveva accesso ad una televisione, per le strade circolava una macchina ogni trentasei abitanti, e più della metà degli italiani faceva l'operaio. Trent'anni dopo l'Italia aveva un prodotto interno lordo tra i più alti del mondo occidentale, superando anche l'Inghilterra; televisioni, telefoni e automobili abbondavano ormai in tutte le famiglie e molti dei figli degli operai degli anni Cinquanta erano diventati impiegati di buon livello, medici, avvocati, commercialisti.

Questi risultati sono stati possibili grazie ad un periodo di grande dinamismo e mobilità della nostra società. Una mobilità che ha consentito non solo a milioni di italiani di raggiungere condizioni di benessere individuale, ma a tutto il paese di crescere e svilupparsi, di conquistarsi un posto tra i grandi del mondo e di acquistare fiducia in se stesso. Perché è questo il grande potere della mobilità sociale: non solo il recupero di efficienza economica legato ad una distribuzione di opportunità più ampia e paritaria, ma il recupero dell'ottimismo e della voglia di guardare avanti.
Una società mobile alimenta la fiducia nel domani, dà il senso della possibilità, e motiva gli individui ad investire in tutto quello che aiuta a crescere: lo studio, il lavoro, il sacrificio, la collaborazione. In poche parole: stimola ad investire nella costruzione del futuro.

Ma è ancora così? Da alcuni anni ormai l'Italia sembra aver perso quello slancio che per decenni ne ha sostenuto la crescita. Si è diffusa nella società la sensazione di un paese che in qualche modo si è fermato, che non è più in grado di dare ai propri cittadini quelle opportunità di crescita e realizzazione a cui aspirano. Una sensazione che demoralizza e demotiva soprattutto le generazioni più giovani, ma alla quale non si è ancora riusciti a dare una delle risposte. È mancata una riflessione sistematica, che definisse in modo chiaro i contorni del fenomeno, ne cogliesse l'importanza e provasse ad unire le varie forze politiche per identificare delle soluzioni efficaci, fuori dalla logica della propaganda e delle ideologie.

È questo l'obiettivo del primo Rapporto sulla mobilità sociale. Avviare una riflessione approfondita sul tema della mobilità sociale in Italia fornendo dati, analisi, confronti internazionali assieme ad alcune proposte concrete. Una riflessione aperta, non meramente accademica, che possa contribuire ad alimentare un dibattito partecipato, diffuso e, sperabilmente, fruttuoso.


In alegato: Rapporto: L'Italia è un paese bloccato. Muoviamoci!

Due estratti del Rapporto:

Povertà e disuguaglianze
Povertà e disuguaglianze nella distribuzione dei redditi sono elementi molto importanti della mobilità sociale.
Innanzitutto perché vivere in condizioni di privazione economica limita l'accesso ad opportunità non solo materiali ma anche culturali e sociali, che rappresentano risorse fondamentali per lo sviluppo e la realizzazione del pieno potenziale di un individuo. Inoltre la diffusione di povertà e disuguaglianze aumenta a dismisura la percezione di una società iniqua e sempre più difficile da "scalare", demotivando e marginalizzando molte energie.
L'Italia non è certo un paese povero. Tuttavia negli ultimi anni ha visto un sostanziale declino del reddito procapite rispetto agli altri paesi, e ha visto aumentare notevolmente le disuguaglianze, tanto che oggi è uno dei paesi con maggiore disparità nella distribuzione dei redditi non solo in Europa, ma in tutta la comunità dei paesi Ocse.
Per dare una misura più concreta e tangibile di cosa ciò significhi, basta pensare che in Italia il 20% delle famiglie più ricche detiene quasi il 40% del reddito totale nazionale, mentre il 20% delle famiglie più povere percepisce redditi pari solo all'8% del reddito totale.
Ma i problemi dell'Italia su questo fronte non si esauriscono qui. In Italia la povertà ha tratti distintivi che la rendono particolarmente insidiosa. Mentre in molti paesi la povertà colpisce soprattutto anziani e disoccupati, in Italia colpisce in modo particolare le famiglie con figli, anche quelle in cui vi sia almeno un componente che lavora. Il 76% della povertà infantile italiana riguarda bambini in famiglie con un genitore occupato (contro una media Ocse del 47%). La situazione delle famiglie italiane appare particolarmente penalizzata, soprattutto quelle con figli piccoli.
Come mostra un'approfondita ricerca sulla povertà in Italia condotta dall'Istat, la presenza di figli all'interno della famiglia si associa a un disagio economico superiore alla media. L'incidenza di povertà infatti risulta pari al 14% tra le coppie con due figli e al 22,8% tra quelle con almeno tre, percentuali che salgono rispettivamente al 15,5% e al 27,1% se i figli sono minori , contro una media nazionale dell'11%. Un dato allarmante anche confrontato con gli altri paesi europei: il tasso medio di povertà per le famiglie con figli è del 7% in Francia, 9% in Inghilterra, per non parlare dei paesi del nord Europa, dove oscilla tra il 2% della Danimarca e il 4% di Svezia, Norvegia e Finlandia.
Questo è uno dei motivi alla base del triste primato negativo detenuto dall'Italia: uno dei tassi di povertà infantile più alti d'Europa.
Secondo i dati dell'Ocse, che misura la povertà come un reddito inferiore al 60% del reddito mediano, l'Italia annovera uno dei tassi di povertà infantile più elevati: il 16%.
Secondo i dati Eurostat, che adotta una soglia di povertà leggeremente più elevata (intesa come reddito inferiore al 50% del reddito mediano), in Italia il 25% dei bambini vive in famiglie povere: il tasso più alto tra i paesi europei.
Il 25%, una cifra altissima. Questo significa che due milioni e mezzo di bambini italiani vivono in condizioni di privazione materiale e, molto spesso, sociale e culturale. Bambini che si porteranno dietro uno svantaggio di cui non sono responsabili. Non a caso i test scolastici dell'Ocse condotti sui quindicenni mostrano che il 67% dei ragazzi italiani che conseguono cattivi risultati nei test provengono da famiglie di basso status sociale. E sono sempre i figli delle famiglie più povere e meno istruite che hanno la minore probabilità di andare all'università e laurearsi, in Italia più che altrove. L'80% dei laureati ha almeno un genitore laureato. E tali probabilità non sono migliorate nel tempo, anzi, per i figli di diplomati la probabilità di laurearsi è più bassa oggi di quanto non fosse una generazione fa.
Le difficoltà economiche descritte colpiscono soprattutto le famiglie giovani, quelle in cui i genitori sono agli inizi delle loro carriere - carriere che in Italia sono sempre più faticose e lente -, e in cui i bimbi sono piccoli, con tutta una serie di spese e vincoli collegati con la cura dell'infanzia nel nostro paese.
Le condizioni attuali di queste giovani famiglie e dei loro figli rappresenta un'ombra sulla nostra crescita e competitività futura. Anche perchè, come vedremo tra poco, la mobilità dei redditi tra generazioni in Italia è molto bassa: ovvero i figli dei poveri tendono a restare poveri e i figli dei ricchi a rimanere ricchi.

Conclusioni
In questo Rapporto si è cercato di adottare un approccio che cogliesse le varie dimensioni della mobilità sociale: dalla povertà alle disuguaglianze, alla mobilità dei redditi e così via. Le proposte elaborate sono partite dai risultati di queste analisi, focalizzandosi su alcune priorità. Restano comunque altri temi collegati agli aspetti affrontati sin qui di cui è necessario tenere conto per impostare un dibattito sulla mobilità sociale completo e per immaginare politiche efficaci e di lungo periodo.

Scuola
Sia l'analisi che le proposte avanzate nel Rapporto hanno messo molto in evidenza la necessità di incentivare i giovani a intraprendere e completare percorsi di studio e formazione e sostenerli in queste scelte, nella convinzione che istruzione e formazione siano strumenti fondamentali per costruire migliori opportunità sia per loro che per tutto il paese. Tuttavia, quella della scuola e dell'istruzione è una medaglia a due facce. E se da un lato è importante fare in modo che i ragazzi abbiano l'opportunità e l'incentivo a studiare, dall'altro lato è fondamentale assicurarci che la scuola a cui hanno accesso sia una scuola funzionante e autorevole. La qualità dell'insegnamento, i saperi e i processi di apprendimento a cui i ragazzi sono esposti, sono elementi cruciali per il loro futuro e la competitività del paese. Sono la molla più potente della mobilità sociale. Non è un caso se paesi come la Gran Bretagna o gli Stati Uniti, che stanno cercando di rimettere in moto una mobilità che si era andata perdendo negli ultimi anni, stanno investendo molto non solo nei ragazzi, ma anche nella riqualificazione degli insegnanti e della scuola. È importante quindi non dimenticare che per rimettere in moto il paese sono necessari interventi anche in quest'ambito.

Immigrazione
Da sempre i paesi che hanno saputo accogliere e valorizzare il contributo di lavoro, idee e passione di persone provenienti da tutto il mondo sono quelli più in grado di coltivare un'elevata mobilità sociale. Sono paesi capaci di proiettare nelle loro società e altrove il senso della possibilità, dell'opportunità per tutti, generando così in ogni cittadino una forte motivazione a fare del proprio meglio. Al contrario, l'incapacità di integrare e valorizzare le energie di chi arriva da fuori ha effetti devastanti sia sulla crescita economica di un paese che sul suo sviluppo sociale. Per questo affrontare il tema dell'immigrazione in modo positivo e lungimirante è fondamentale per il futuro del paese. Perché è solo coltivando questo dinamismo economico e sociale che un paese diventa attrattivo, ottimista e capace di generare entusiasmo. Per esempio, il dinamismo e la capacità attrattiva della Spagna degli ultimi anni sono legati anche alla facilità con cui migliaia di giovani provenienti da tutta Europa hanno potuto trasferirsivi e accedere alle stesse agevolazioni ed opportunità dei giovani nati in Spagna. In Italia vi sono agevolazioni che non possono applicarsi neppure fuori dalla regione in cui si è nati. Con questa mentalità provinciale si condanna l'Italia all'implosione, alla morte per asfissia. Una nazione deve valutare le persone per quello che possono e vogliono fare in e per il paese, non per dove sono nate. Così si crea un grande paese, amato e rispettato da tutte le persone che ci vivono.

Specificità territoriali
L'analisi condotta in questo Rapporto non è entrata nel dettaglio della distribuzione territoriale dei fenomeni descritti. Certamente, alcuni aspetti tra quelli affrontati hanno una forte connotazione geografica come, per esempio, il tasso di povertà infantile e il tasso di inattività delle donne con figli piccoli, assai più pronunciati al sud che al nord. Si tratta di aspetti importanti di cui è opportuno tenere in considerazione nell'elaborazione di alcune politiche specifiche. Tuttavia, pensare che il tema della mobilità sociale e delle opportunità sia un tema che riguarda solo il sud sarebbe un gravissimo errore. Le disuguaglianze nella distribuzione dei redditi, per esempio, sono evidenti anche in molte regioni del centro-nord. Il Lazio, per esempio, ha un indice di disuglianza nella distribuzione dei redditi superiore a quello, già altissimo, della Sicilia o della Calabria. Similmente, la dispersione scolastica è elevata in certe zone del nord come al sud, così come la difficoltà ad accedere ad alcune opportunità di realizzazione professionale, i ritardi dei giovani nel rendersi autonomi, e altri segnali rintracciabili tanto al nord quanto al sud. Andando a guardare la ripartizione geografica dei risultati del sondaggio sulla mobilità sociale citato nella prima parte di questo Rapporto, si nota che non vi sono sostanziali divergenze tra i giovani del nord e quelli del sud. Insomma, la sensazione di vivere in un paese bloccato è una triste realtà che accomuna i giovani di tutta Italia. Questi dati non fanno che confermare che la mobilità sociale è e deve essere una priorità per il nostro paese.

Continuità, coordinamento e controllo
L'elaborazione di nuove politiche per la mobilità sociale dovrà necessariamente accompagnarsi ad una riflessione non solo su proposte e risorse ma anche su alcuni aspetti chiave finora mancanti: continuità, coordinamento e controllo. L'analisi degli interventi realizzati in Italia in materia di politiche sociali, per l'infanzia e per i giovani ha mostrato un quadro sconcertante su questi fronti.
Manca innanzitutto continuità: nelle iniziative, nei criteri sui quali sono impostate, e nei finanziamenti. Criteri di allocazione che cambiano nel tempo generando sovrapposizioni e inefficienze (come per gli assegni familiari, di cui pare che oggi beneficino migliaia di famiglie che non hanno nemmeno figli minori), piani biennali che divengono decennali (come il Piano Nazionale per l'Infanzia, biennale, scomparso dal 2002), fondi nazionali istituiti e poi scomparsi, accorpati, o distribuiti solo ad alcuni enti (come il Fondo Nazionale per l'Infanzia, decimato rispetto agli obiettivi iniziali e distribuito solo a tredici città italiane). È difficile pensare di intervenire in modo efficace sui problemi più critici del paese con questa discontinuità di strumenti, di risorse, di criteri. Ma quel che più colpisce è la mancanza di un coordinamento vero ed efficace sulle priorità e sulle modalità di intervento nelle varie regioni, nonché operazioni sistematiche di monitoraggio e controllo sul raggiungimento degli obiettivi e di determinati standard di prestazione su tutto il territorio nazionale. Monitoraggi che negli altri paesi avvengono ormai con regolarità e in modo rigoroso, con raccolta, elaborazione e pubblicazione di dati e risultati, con l'obiettivo non di glorificare le azioni intraprese, ma di valutarne l'efficacia e correggerne le debolezze. In Italia tutto questo non esiste se non in modo frammentario e inefficiente. Alcune regioni conducono monitoraggi dettagliati e sistematici, altre sono buchi neri in cui non si riesce a trovar traccia di come o dove vengono investite le risorse. Questo comporta disparità e divari che non sono accettabili in uno stato civile. Peraltro un'efficace opera di coordinamento e controllo sarebbe fondamentale non solo per limitare e punire gli abusi ma anche per poter riconoscere e premiare le eccellenze locali che pure esistono in molte parti d'Italia e diffonderle nel resto del paese.
Non sono obiettivi impossibili. Si tratta di problemi risolvibili se solo si affrontassero con tempestività alcuni nodi fondamentali. Molte difficoltà di coordinamento e monitoraggio non sono dovute a cattiva volontà degli operatori, ma derivano spesso da questioni "tecniche" lasciate irrisolte. Per quanto riguarda i temi affrontati in questo rapporto un nodo rilevante è legato alla modifica del Titolo V della Costituzione del 2001, con la quale molti aspetti delle politiche sociali sono divenuti di competenza esclusiva delle Regioni. Questo cambiamento sembra aver bloccato la capacità di iniziativa, coordinamento e controllo da parte dello Stato centrale. Ma si tratta di un'impasse che potrebbe essere risolta stabilendo in modo più chiaro le competenze e le responsabilità ai vari livelli, cosa che manca. Per esempio, da anni si attende una definizione dettagliata dei cosidetti "livelli essenziali delle prestazioni sociali". Una definizione che non è mai avvenuta, lasciando un alone di ambiguità che alimenta ritardi e pratiche di scaricabarile. Occorre fare attenzione che il decentramento non diventi una scusa per abbandonare molte comunità a se stesse e deresponsabilizzare un'intera classe dirigenziale. Nessuna modifica delle forme di amministrazione pubblica può esimere lo Stato dallo svolgere quel ruolo di coordinamento e controllo che garantisca l'accesso di tutti i cittadini a servizi di qualità e pari opportunità di sviluppo.

Da: www.italiafutura.it

venerdì 23 ottobre 2009

25 Ottobre Primarie PD vota Bersani e Bottini

Costruiamo un partito in grado di “Pensare l’Umbria del domani”, da soggetto protagonista.
Per farlo possiamo contare non solo su solide radici storiche, politiche e culturali, ma su nuove gambe snelle e veloci perché fatte di nuove idee, proposte e scommesse per il futuro.


VIDEO

http://www.facebook.com/video/video.php?v=1278392879661&ref=nf

giovedì 22 ottobre 2009

BERSANI : PD, vecchia e nuova generazione

Vi proponiamo un video intervento di Bersani moltooooo...interessante

http://www.youtube.com/watch?v=7ENSrPccE7A&feature=player_embedded