La mancata approvazione del protocollo d’intesa con il comune di Roma costituisce
una sconfitta per Concina e per la sufficienza con cui ha gestito
argomenti scottanti pensando di approfittare del clima natalizio.
Il suo veemente intervento in Consiglio Comunale, seppur comprensibile, ha
denotato una caduta di stile anche per l’attacco portato agli organi
istituzionali, come la Conferenza dei Capi Gruppo Consiliari e per l’
atteggiamento sprezzante nei confronti di alcuni Consiglieri.
E’ inoltre ancor più grave aver deciso di non affrontare le pratiche
urbanistiche iscritte all’ordine del giorno, evidenziando così la
inaccettabile correlazione tra l’accordo con la capitale e la ulteriore
espansione urbanistica di Orvieto che dovrebbe riguardare circa 7
ettari ed oltre 40.000 mc.,pari a 13.300 mq. di nuovo costruito, posti
a monte di Ciconia in direzione di San Giorgio.
La ennesima “villettopoli” posta a base dello sviluppo della Città è una scelta
strategicamente stupida, antiquata e perfettamente confliggente con le
esigenze di riqualificazione dei centri storici e dei quartieri
dormitorio posti nelle periferie, peraltro decisa in un momento di
crisi del settore edilizio ed immobiliare e di altri interventi di
carattere abitativo già autorizzati (non senza le nostre vibranti
proteste).
Spieghi a questo punto il Sindaco ai Cittadini orvietani
perché ha inteso “inquinare” la discussione su possibili intese con
Roma, a cui guardiamo con interesse, con la variante generale al PRG.o,
che avrebbe sbloccato la nuova lottizzazione di San Giorgio e perché ha
ritirato le pratiche urbanistiche dopo la bocciatura del protocollo con
il comune di Roma.
In tutto questo non vediamo innovazione, ma perfetta
continuità con metodi e scelte sbagliate del passato, per di più velato
dall’ipocrisia di chi pensa di autoassolversi dichiarandosi contrario a
speculazioni edilizie e colate di cemento.
Lo invitiamo infine a leggersi articoli e pubblicazioni dell’architetto Pier Luigi
Cervellati, docente di riqualificazione urbana a Venezia, che da una
parte critica lo svuotamento dei centri storici e l’omologazione degli
spazi abitativi, lo “sprawl” edilizio (espansione a macchia d’olio
delle periferie prive d’identità), la “non città” formata da
“villettopoli”, mentre dall’altra auspica di non fondare "nuove città",
bensì di risanare e curare ciò che è stato tumultuosamente costruito,
imparando l'arte, tutta artigianale, del restauro e della manutenzione
urbana e paesaggistica.
Per ridisegnare il territorio da oggi al 2015 –
ha affermato recentemente il noto urbanista italiano – dobbiamo
invertire la marcia rispetto quanto si è visto negli ultimi quindici
anni, prendendo l'Alto Adige come modello. Risparmio energetico,
rispetto dell'ambiente e riqualificazione ambientale hanno anche creato
nuova economia. In Germania dicono che la città che cala nella sua
estensione ha futuro: hanno ragione. Ciò significa – conclude
Cervellati – che è necessario ripensare le città partendo da progetti
di rigenerazione, come sta facendo la Germania nelle zone della ex Ddr
o Londra lungo il Tamigi.
Signor Sindaco voglia gradire un nostro
omaggio che Le consegneremo quanto prima: il libro di Cervellati L'arte
di curare la città, sperando che vi trovi validi spunti per evitare
scempi urbanistici.
Distintamente
Orvieto, 10 gennaio 2010
Il
Portavoce
Mauro Corba
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domenica 10 gennaio 2010
martedì 22 dicembre 2009
Bocciate le proposte per la Ex Piave : persi 5 mesi di tempo.

Finalmente aperte le buste contenenti le offerte per la rifunzionalizzazione della ex caserma Piave e dell'ex Ospedale e per l'individuazione del socio operativo privato di minoranza della società R.P.O. srl.
La commissione composta dall'Ing. Mario Angelo Mazzi, Presidente (Dirigente del Settore tecnico e manutenzione del Comune), dall'Avv. Stefania Rosi Bonci (funzionario amministrativo della Regione Umbria), dall'Avv. Luca Giardini, dall'Arch. Glauco Provani e dal Prof. Stefano Rodotà ha escluso per vizi sostanziali e formali, entrambi i concorrenti: lo studio di Architetti Associati C. e G. Pediconi-R. Magagnini e la RTI (raggruppamento temporaneo d'imprese) fra Compagnia Fondiaria Nazionale Spa, Marsilio Editore Spa, Civita Servizi Srl.
Di fatto alle vicissitudini legate alla gestione della socità RPO si è assomma ora questa lunga attesa per un atto che poteva benissimo essere fatto 5 o 6 mesi fà non appena insediato il nuovo consiglio comunale.
La città si trova di nuovo ad affrontare un nuovo riavvio del progetto dal quale dipende gran parte del proprio rilancio.
Le 14 righe dedicate dal sindaco Tony Concina nelle sue dichiarazioni programmatiche le dicono lunga delle difficoltà del centro destra di affrontare le questioni piu' serie e per dare risposte certe in tempi accettabili.
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lunedì 14 dicembre 2009
Le lavoratrici di GR.INT.A s.r.l. di Orvieto hanno detto BASTA.
Basta alle menzogne, basta alle promesse non mantenute, basta le umiliazioni, basta sostenere il peso dell'azienda lavorando senza stipendio.
È questo quello che è emerso nell'assemblea tenutasi ieri ( 10/12/09 )nella quale circa 85 dipendenti hanno votato quasi con un plebiscito (un solo voto contrario) l'indisponibilità di tornare al lavoro senza le necessarie certezze ed il pagamento di almeno uno stipendio.
La RSU aziendale e le organizzazioni sindacali FILCEM CGIL e FEMCA CISL respingono al mittente la predica moralista che l'azienda ha messo in campo indicando le lavoratrici come uniche responsabili delle nefaste sorti aziendali qualora le stesse avessero deciso di smettere di lavorare senza salario come fatto fino ad ora.
Più di 350.000,00 € e il contributo che le maestranze hanno messo a disposizione per dare una speranza all’azienda in una fase di criticità che dura ormai da circa un anno, un contributo che supera di gran lunga lo stesso capitale sociale di GR.INT.A.
Non si pensi e non si dica che il “BASTA” espresso dall'assemblea a continuare su questa strada non sia stato sofferto o sia stata una decisione presa a cuor leggero.
I numerosi capi presenti ancora nella catena, le commesse ad oggi ancora potenzialmente realizzabili affidate da committenti di fama mondiale nel segmento dell'alta e altissima moda sono frutto dell’indubbia capacità commerciale dell'imprenditore che poi contrasta con l'assoluta incapacità di una gestione industriale di una realtà produttiva come GR.INT.A.
Amarezza e sdegno va riservata anche al circuito del credito che ha dimostrato e dimostra il tipico atteggiamento del Robin Hood alla rovescia, forte con i deboli e debole con i forti. Un credito che per immagine e apparenza è pronto in pochi minuti è sottoscrivere protocolli istituzionali di sostegno alle imprese quali realtà creatrici di reddito e di occupazione, e dall'altro canto con ritardi di un mese, di un giorno, di un'ora non delibera quelle disponibilità, responsabilmente coscienti che con anche per un solo minuto di ritardo in molti casi può decretare la morte o la sopravvivenza di un'azienda, di tante famiglie, di tanti lavoratori. Ancor più grave appare l’atteggiamento delle banche che pure a fronte delle garanzie offerte dalla finanziaria regionale e dei consorzi fidi non hanno ritenuto di concedere la necessaria copertura economica per far superare la fase di crisi di liquidità che attraversa l’azienda.
Anche gli strumenti che le stesse istituzioni hanno messo in campo, non hanno permesso di cogliere i risultati sperati.
Le lavoratrici e lavoratori di GR.INT.A. per la professionalità che sono in grado di esprimere sono pronti a riprendere qualsiasi sfida e a mettere in campo ulteriori sacrifici ma solo a patto di concrete certezze e precisi impegni in cui, ognuno nel proprio ruolo, faccia un passo avanti per la difesa della più grande azienda tessile della provincia di Terni.
La RSU aziendale
Le OOSS
FILCEM CGIL - FEMCA CISL
È questo quello che è emerso nell'assemblea tenutasi ieri ( 10/12/09 )nella quale circa 85 dipendenti hanno votato quasi con un plebiscito (un solo voto contrario) l'indisponibilità di tornare al lavoro senza le necessarie certezze ed il pagamento di almeno uno stipendio.
La RSU aziendale e le organizzazioni sindacali FILCEM CGIL e FEMCA CISL respingono al mittente la predica moralista che l'azienda ha messo in campo indicando le lavoratrici come uniche responsabili delle nefaste sorti aziendali qualora le stesse avessero deciso di smettere di lavorare senza salario come fatto fino ad ora.
Più di 350.000,00 € e il contributo che le maestranze hanno messo a disposizione per dare una speranza all’azienda in una fase di criticità che dura ormai da circa un anno, un contributo che supera di gran lunga lo stesso capitale sociale di GR.INT.A.
Non si pensi e non si dica che il “BASTA” espresso dall'assemblea a continuare su questa strada non sia stato sofferto o sia stata una decisione presa a cuor leggero.
I numerosi capi presenti ancora nella catena, le commesse ad oggi ancora potenzialmente realizzabili affidate da committenti di fama mondiale nel segmento dell'alta e altissima moda sono frutto dell’indubbia capacità commerciale dell'imprenditore che poi contrasta con l'assoluta incapacità di una gestione industriale di una realtà produttiva come GR.INT.A.
Amarezza e sdegno va riservata anche al circuito del credito che ha dimostrato e dimostra il tipico atteggiamento del Robin Hood alla rovescia, forte con i deboli e debole con i forti. Un credito che per immagine e apparenza è pronto in pochi minuti è sottoscrivere protocolli istituzionali di sostegno alle imprese quali realtà creatrici di reddito e di occupazione, e dall'altro canto con ritardi di un mese, di un giorno, di un'ora non delibera quelle disponibilità, responsabilmente coscienti che con anche per un solo minuto di ritardo in molti casi può decretare la morte o la sopravvivenza di un'azienda, di tante famiglie, di tanti lavoratori. Ancor più grave appare l’atteggiamento delle banche che pure a fronte delle garanzie offerte dalla finanziaria regionale e dei consorzi fidi non hanno ritenuto di concedere la necessaria copertura economica per far superare la fase di crisi di liquidità che attraversa l’azienda.
Anche gli strumenti che le stesse istituzioni hanno messo in campo, non hanno permesso di cogliere i risultati sperati.
Le lavoratrici e lavoratori di GR.INT.A. per la professionalità che sono in grado di esprimere sono pronti a riprendere qualsiasi sfida e a mettere in campo ulteriori sacrifici ma solo a patto di concrete certezze e precisi impegni in cui, ognuno nel proprio ruolo, faccia un passo avanti per la difesa della più grande azienda tessile della provincia di Terni.
La RSU aziendale
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giovedì 5 novembre 2009
IL PORTO DELLE NEBBIE DELLA CASERMA PIAVE
Il Gattopardo si è insediato saldamente nella foresta dell'Amministrazione Comunale orvietana, allietato dalla musica frizzante del “pattugliatore di salotti in”.
Gli orvietani dovranno rassegnarsi, niente “GRANDE CAMBIAMENTO”. Solo un po’ di nomine per gratificare gli amici romani, magari con la villa in collina e con un occhio di riguardo a chi ha portato acqua per la vittoria pur proclamandosi avversario.
I proclami di guerra sui buchi di bilancio e nefandezze varie, denunciate per anni, si sono arenate sul voto si fiducia a favore del riequilibrio dell'ottobre scorso. Al tempo stesso su tutti i problemi aperti l'Amministrazione è arrivata fuori tempo massimo e con soluzioni pasticciate e approssimative.
Ma il bello deve ancora venire e riguarda il futuro della caserma Piave.
Questa estate per rispondere alle critiche del nostro blog il musicista aveva fatto sapere su un altro giornale che a Cortina, mentre faceva il mattatore con i big della politica, aveva avuto “una lunga colazione di lavoro con Cesare De Michelis” uno degli investitori, attraverso le Edizioni Marsilio, interessati al progetto della Piave.
La cosa ci ha un po’ sorpreso e abbiamo aspettato per settimane che uscisse una smentita o una precisazione del Sindaco e dell'Amministrazione.
Come sapete in Italia alcuni anni fa è stato messo in croce Piero Fassino per una telefonata avuta con Giovanni Consorte a commento dell'ormai avvenuta operazione BNL-UNIPOL.
Abbiamo pensato che se Fassino non poteva chiacchierare con un manager di fatti già avvenuti forse il Sindaco di Orvieto non poteva parlare con dei manager di fatti che dovevano ancora avvenire, per di più oggetto di una gara i cui contendenti dovrebbero essere segreti fino all'apertura.
Ma stranamente nessuno, tranne i capigruppo di PD e Sinistra e Libertà, ha obiettato niente.
Allora siamo andati a documentarci su questo manager interessato alla caserma Piave.
Ovviamente il nostro lavoro è artigianale e utilizza internet, che non è propriamente la bibbia. Comunque questo è quello che abbiamo trovato.
Sull'Espresso, in un articolo di Roberto Di Caro e Vittorio Malagutti dal titolo “VADO, FALLISCO E TORNO” che si occupava di falliti eccellenti dopo la caduta, ad un certo punto riferendosi a Giancarlo Parretti è scritto : “Al suo ex-socio Parretti (socio di Florio Fiorini) è andata anche meglio. In galera c'è entrato quattro volte, ma non c'è rimasto a lungo. Lo scorso anno si è inventato la Fondazione Walter Pierpaoli per le scienze della vita: vende un medicinale a base di melatonina, presentato come una sorta di elisir di lunga vita … Chi c'è nel consiglio della sua fondazione? Cesare De Michelis, cioè Marsilio Editore, fratello dell'ex ministro Gianni”.
Il 16 febbraio 2005 a Roma era stata costituita infatti la Fondazione denominata “VATERAI PIERPAOLI INSTITUTUM STUDIIS NATURAE AC HUMANAE VITAE PROVEHENDIS”. Tra i fondatori ci sono Giancarlo Parretti e Cesare De Michelis. La Fondazione ha sede in via dei Dolci n. 1 ad Orvieto.
In un articolo del Corriere della Sera del 15 ottobre 1996 dal titolo “TRENI IN CAMBIO DI FILM: LO STRANO AFFARE ALTA VELOCITA' METRO GOLDWIN MAYER” nel quale si parla del ruolo di Florio Fiorini, Bettino Craxi, Gianni De Michelis e Lorenzo Necci nella scalata alla Metro Goldwyn Mayer si dice che “Al vertice della holding di Parretti sedeva Cesare De Michelis, fratello del ministro.”
Sul Corriere della Sera del 28 ottobre 1992 Ivo Caizzi scrive un articolo dal titolo “I MISTERI DI FIORINI DALL’ENI FINO A HOLLYWOOD” dove viene ricostruita la carriera del finanziere arrivata al massimo splendore con la scalata alla Metro Goldwyn Mayer e poi la caduta sotto i colpi della magistratura. Nel ripercorrere la carriera di Fiorini dopo il 1982 Caizzi scrive: “Dopo un po’ di apnea, riemerse in Svizzera come manovratore dei miliardi della SASEA, un'antica holding quotata in Borsa, appartenuta fino al crac Ambrosiano proprio al Vaticano. Tra i suoi partner c'era Antonio Lefevre D'Ovidio, noto per il suo coinvolgimento nel caso Lockheed, famoso scandalo a base di tangenti politiche degli anni Settanta. In seguito arrivarono altri vecchi amici dell'ENI, dall'ex presidente Giorgio Mazzanti (dimessosi proprio per lo scandalo Eni Petromin, al dirigente Ivo Calcagni, a Hans Willi, discusso collaboratore per gli affari petroliferi in Nigeria. Una vera lavanderia”.
Su la Repubblica del 26 giugno 1990 in un articolo titolato “CONTRO PARRETTI NIENTE PROVE” Sergio Luciano aveva scritto: “Cesare De Michelis, un professore universitario, editore (controlla la Marsilio), ex assessore, ex consigliere della Biennale - a dispetto di questa gragnula di grane - anziché prendere le distanze da Parretti, ha negli ultimi mesi stretto i suoi rapporti con le sue società.”
Ovviamente la frammentarietà delle informazioni non permette di ricavare un'idea definita su chi sia Cesare De Michelis, cosa rappresenti e tanto meno cosa vuole fare.
Noi rimaniamo perciò al vecchio proverbio contadino “DIMMI CON CHI VAI E TI DIRO' CHI SEI”. E la compagnia ci sembra proprio ben assortita.
Gli orvietani dovranno rassegnarsi, niente “GRANDE CAMBIAMENTO”. Solo un po’ di nomine per gratificare gli amici romani, magari con la villa in collina e con un occhio di riguardo a chi ha portato acqua per la vittoria pur proclamandosi avversario.
I proclami di guerra sui buchi di bilancio e nefandezze varie, denunciate per anni, si sono arenate sul voto si fiducia a favore del riequilibrio dell'ottobre scorso. Al tempo stesso su tutti i problemi aperti l'Amministrazione è arrivata fuori tempo massimo e con soluzioni pasticciate e approssimative.
Ma il bello deve ancora venire e riguarda il futuro della caserma Piave.
Questa estate per rispondere alle critiche del nostro blog il musicista aveva fatto sapere su un altro giornale che a Cortina, mentre faceva il mattatore con i big della politica, aveva avuto “una lunga colazione di lavoro con Cesare De Michelis” uno degli investitori, attraverso le Edizioni Marsilio, interessati al progetto della Piave.
La cosa ci ha un po’ sorpreso e abbiamo aspettato per settimane che uscisse una smentita o una precisazione del Sindaco e dell'Amministrazione.
Come sapete in Italia alcuni anni fa è stato messo in croce Piero Fassino per una telefonata avuta con Giovanni Consorte a commento dell'ormai avvenuta operazione BNL-UNIPOL.
Abbiamo pensato che se Fassino non poteva chiacchierare con un manager di fatti già avvenuti forse il Sindaco di Orvieto non poteva parlare con dei manager di fatti che dovevano ancora avvenire, per di più oggetto di una gara i cui contendenti dovrebbero essere segreti fino all'apertura.
Ma stranamente nessuno, tranne i capigruppo di PD e Sinistra e Libertà, ha obiettato niente.
Allora siamo andati a documentarci su questo manager interessato alla caserma Piave.
Ovviamente il nostro lavoro è artigianale e utilizza internet, che non è propriamente la bibbia. Comunque questo è quello che abbiamo trovato.
Sull'Espresso, in un articolo di Roberto Di Caro e Vittorio Malagutti dal titolo “VADO, FALLISCO E TORNO” che si occupava di falliti eccellenti dopo la caduta, ad un certo punto riferendosi a Giancarlo Parretti è scritto : “Al suo ex-socio Parretti (socio di Florio Fiorini) è andata anche meglio. In galera c'è entrato quattro volte, ma non c'è rimasto a lungo. Lo scorso anno si è inventato la Fondazione Walter Pierpaoli per le scienze della vita: vende un medicinale a base di melatonina, presentato come una sorta di elisir di lunga vita … Chi c'è nel consiglio della sua fondazione? Cesare De Michelis, cioè Marsilio Editore, fratello dell'ex ministro Gianni”.
Il 16 febbraio 2005 a Roma era stata costituita infatti la Fondazione denominata “VATERAI PIERPAOLI INSTITUTUM STUDIIS NATURAE AC HUMANAE VITAE PROVEHENDIS”. Tra i fondatori ci sono Giancarlo Parretti e Cesare De Michelis. La Fondazione ha sede in via dei Dolci n. 1 ad Orvieto.
In un articolo del Corriere della Sera del 15 ottobre 1996 dal titolo “TRENI IN CAMBIO DI FILM: LO STRANO AFFARE ALTA VELOCITA' METRO GOLDWIN MAYER” nel quale si parla del ruolo di Florio Fiorini, Bettino Craxi, Gianni De Michelis e Lorenzo Necci nella scalata alla Metro Goldwyn Mayer si dice che “Al vertice della holding di Parretti sedeva Cesare De Michelis, fratello del ministro.”
Sul Corriere della Sera del 28 ottobre 1992 Ivo Caizzi scrive un articolo dal titolo “I MISTERI DI FIORINI DALL’ENI FINO A HOLLYWOOD” dove viene ricostruita la carriera del finanziere arrivata al massimo splendore con la scalata alla Metro Goldwyn Mayer e poi la caduta sotto i colpi della magistratura. Nel ripercorrere la carriera di Fiorini dopo il 1982 Caizzi scrive: “Dopo un po’ di apnea, riemerse in Svizzera come manovratore dei miliardi della SASEA, un'antica holding quotata in Borsa, appartenuta fino al crac Ambrosiano proprio al Vaticano. Tra i suoi partner c'era Antonio Lefevre D'Ovidio, noto per il suo coinvolgimento nel caso Lockheed, famoso scandalo a base di tangenti politiche degli anni Settanta. In seguito arrivarono altri vecchi amici dell'ENI, dall'ex presidente Giorgio Mazzanti (dimessosi proprio per lo scandalo Eni Petromin, al dirigente Ivo Calcagni, a Hans Willi, discusso collaboratore per gli affari petroliferi in Nigeria. Una vera lavanderia”.
Su la Repubblica del 26 giugno 1990 in un articolo titolato “CONTRO PARRETTI NIENTE PROVE” Sergio Luciano aveva scritto: “Cesare De Michelis, un professore universitario, editore (controlla la Marsilio), ex assessore, ex consigliere della Biennale - a dispetto di questa gragnula di grane - anziché prendere le distanze da Parretti, ha negli ultimi mesi stretto i suoi rapporti con le sue società.”
Ovviamente la frammentarietà delle informazioni non permette di ricavare un'idea definita su chi sia Cesare De Michelis, cosa rappresenti e tanto meno cosa vuole fare.
Noi rimaniamo perciò al vecchio proverbio contadino “DIMMI CON CHI VAI E TI DIRO' CHI SEI”. E la compagnia ci sembra proprio ben assortita.
mercoledì 7 ottobre 2009
LE BUGIE ( anche quelle di MOCIO ) HANNO LE GAMBE CORTE

Di fronte al disastro dei conti del Comune di Orvieto è un continuo di interventi, recriminazioni, accuse, distinguo, giustificazioni.
Il pericolo è che si crei una gran confusione e non si capisca di cosa si stia parlando.
Veniamo ai fatti. Il Consiglio Comunale di Orvieto, come ogni altro consiglio comunale doveva entro il 30 settembre verificare se quanto previsto con il bilancio di previsione 2009 veniva confermato dall’andamento della spesa dei primi nove mesi.
L'amministrazione Concina non ha rispettato questa scadenza come del resto non ha presentato entro i termini di legge il programma del sindaco. Solo da pochi giorni è stata consegnata in commissione bilancio una proposta che però presenta alcuni lati oscuri, tanto che ha già avuto i rilievi dei revisori dei conti.
Comunque i dati ci sono: lo sbilancio è di 5.767.457,27.
Il primo dato è che quanto dichiarato dal Sindaco Mocio al consiglio del 28 dicembre 2008 all’atto dell’approvazione del bilancio di previsione 2009 :
““ Un bilancio prudenziale ed etico non di campagna elettorale. Sicuramente un bilancio risanato.” non è vero.
Le cose in discussione e i problemi da affrontare :
1. occorre procedere al riconoscimento del debito fuori bilancio ai sensi dell’artt. 193, 194 del DLGS 267/00;
2. Nella redazione del bilancio di previsione 2009 non si è rispettato il disposto di cui all’art. 162 del DLGS 267/00 “Principi del bilancio” c. 1 -in particolare i principi di annualità e vericidità- tanto è che lo stesso Collegio dei Revisori segnala la necessità di rivedere i criteri generali di predisposizione del bilancio di previsione dopo aver manifestato, tra l’altro, “forti perplessità in ordine ai criteri valutativi sulle previsioni di entrata e di spesa” riferite all’atto degli equilibri.
(Non parliamo del Bilancio Pluriennale …..)
3. La Giunta propone contestualmente: riconoscimento debito fuori bilancio, ripristino degli equilibri e una manovra (che vorrebbe assomigliare ad un assestamento) molto consistente sul comparto della spesa del bilancio di competenza 2009. Il tutto finanziato, in buona sostanza, da due fondamentali poste dell’entrata:
- concessione posti auto
- alienazione beni immobili (mattatoio - locali via pecorelli).
IL QUADRO SINTETICO DEI CONTI
Il riequilibrio proposto porta il fabbisogno a € 27.115.000
Questo vuol dire che rispetto al previsionale servono € 5.767.000
Se invece si considera l'assestato 2008 servono € 2.005.000
La differenza tra assestato 2008 e esigenze per riequilibrio € 3.762.000
ANALISI SQUILIRIO 2009
Totale Parziale di nuovo fabbisogno € 3.486.000
altre voci “particolari ;
Derivati € 841.000
SAO/Discarica € 960.000
Biblioteca € 218,000
Affitto ospedale € 370.000
Canoni di appalto € 264.000
____________________________________
Totale € 2..653.000
TOTALE PARZIALE FABBISOGNO € 6.139.000
Minor Entrate € 281.000
Maggiori Entrate (Interessi pass. Obbl. e CRO) € 775.000
Debito Fuori Bil. confatec. € 990.000
TOTALE FABBISOGNO € 6.635.000
Alcune settimane fa per evitare la discussione del programma del Centro Sinistra il Sindaco propose di affidare all’assemblea dei capigruppo il compito di trovare una soluzione. Il centro sinistra ha accettato e si è messo al lavoro.
Le reazioni non si sono fatte attendere : furibonde quelle della destra estrema, piu soft ma non meno insidiose quelle dei sostenitori dell’ex sindaco. Questi ultimi negano che ci sia una deficit così pesante ma dicono che va approvato il riequilibrio, qualunque sia la soluzione proposta.
Ora è chiaro che una cosa è lo squilibrio che denota l’incapacità amministrativa dell’ex sindaco, un conto sono i debiti fuori bilancio su partite come i derivati, la confatec e la convenzione con la SAO. Per queste ultime cose è ovvio che si debba approfondire anche perché le responsabilità possono essere di vario tipo.
Quindi il buon senso dovrebbe spingere a dividere riequilibrio 3,5/4 milioni di euro, che va fatto per forza entro il 10 ottobre, e l’assestamento, per il quale c’è tempo tutto il mese di novembre. Assestamento che deve prefigurare anche il previsionale 2010 e gli interventi sul deficit strutturale che è attorno ai 2/2,5 milioni di euro.
Il riequilibrio è facile, anche perché tra la proposta di Concina e quella di Germani c’è differenza sostanzialmente solo su una cosa : se i parcheggi vanno venduti ai privati o affidati all’ATC ( di cui il Comune è socio importante). Nodo di fatto già sciolto dai revisori dei conti che sconsigliano vivamente nuove vendite.
Quindi siamo arrivati ai nodi di oggi ( non quelli di ieri o l’altro ieri). Per il PD si tratta di prendere atto che fu fatta una scelta sbagliata quando accettò il dictat regionale che impose Mocio al posto di Carpinelli. La presa di posizione di Trappolino è un contributo serio in questo senso.
Per Concina si tratta di decidere se si vuol continuare con i rapporti strani con l’area dell’ex sindaco o confrontarsi con il PD ed il centro sinistra alla luce del sole.
A Mocio spetterebbe un atto di serietà: dimettersi. Dire le bugie è peggio di sbagliare.
domenica 27 settembre 2009
Orvieto: vince Bersani. Buona affermazione di Marino. Crolla Franceschini
I congressi del Pd di Orvieto hanno ormai interessato oltre il 80% degli iscritti e la mozione Bersani si avvia verso la vittoria. Nei 6 comuni dell'orvietano dove già si è votato (Montegabbione, Castelviscardo, Allerona, San Venanzo, Baschi, Montecchio e Porano) Bersani ha il 57,90 % Franceschini il 23,59 % e Marino l'18,4 %. Ad Orvieto si sono già espressi 9 circoli su 10 ; rimane solo Sugano. Bersani ha il 59,42, Franceschini il 24,43% e Marino il 14,14%. Anche a livello provinciale e regionale siamo sulle stesse percentuali con Bersani/Bottini attorno al 54%. Entro mercoledì 30 settembre 2009, si concluderanno tutti i congressi di circolo ed avremo i dati definitivi.
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giovedì 10 settembre 2009
Manifestazione per la Libertà dell'Informazione il 16 settembre a Orvieto

“La Segreteria della Federazione nazionale della Stampa Italiana ha deciso di proporre alle forze sindacali e sociali di tenere sabato 19 settembre prossimo a Roma una “manifestazione civica” per la libertà dell’informazione, difendendola da ogni tentativo di depotenziarne la funzione costituzionalmente garantita e di indurre silenzi non dovuti.”
Questo appello è stato accolto da moltissime associazioni, forze politiche e sindacali e da esponenti del mondo culturale.
Ad Orvieto le associazioni Rose Rosse d’Europa e Articolo 21 organizzano per mercoledì 16 settembre alle ore 18,00 presso la Sala del Governatore al palazzo dei sette ad orvieto un incontro pubblico per discutere sul tema e preparare la partecipazione manifestazione di Roma.
Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare.
Di seguito il comunicato della Federazione Nazionale della Stampa :
"L'informazione non si fa mettere il guinzaglio": sabato 19 settembre la Federazione Nazionale della Stampa Italiana organizza una manifestazione a Roma. Libertà e Giustizia: "Anche noi in piazza per la libera informazione
C’è un allarme che sta diventando molto alto nel Paese. Non è la prima volta che è stata necessaria la mobilitazione anche contro governanti di segno diverso da quello attuale, ma oggi si sta vivendo una fase di grande delicatezza con attacchi senza precedenti. Non solo disegni di legge bavaglio ma anche azioni forti in sedi giudiziarie e manifestazioni pubbliche che hanno l’oggettivo risultato di costituire una minaccia per chi fa informazione ritenuta non gradita. L’informazione non si farà mettere il guinzaglio. Il mondo dell’informazione, assieme al mondo del lavoro ed alla società civile, è chiamato a scongiurare questo pericolo. C’è bisogno urgente di riassumere e promuovere la consapevolezza piena della funzione dell’informazione quale pilastro di ogni democrazia; una funzione che è anche politica ma che non appartiene alla disponibilità del potere. E’ una materia che va sottratta, prima che sia troppo tardi, alle contingenze dei virulenti contrasti politici e che impone pertanto il rispetto dei principi legali e sociali di convivenza di cui è parte integrante. La Federazione Nazionale della Stampa Italiana ritiene che sia necessaria, quindi, una reattività civile nella considerazione che l’informazione è libertà; ogni ferita che essa subisce determina una attenuazione della libertà di tutti. E’ indispensabile che l’informazione possa dare una rappresentazione permanente della vita del Paese, nella pluralità dei punti di vista e di tutte le rappresentanze sociali e culturali e ne racconti liberamente i successi e i problemi. Nei prossimi giorni la Fnsi definirà il programma della manifestazione con le organizzazioni copromotrici dell’iniziativa. Giovedì della prossima settimana si riunirà a Roma la Giunta esecutiva federale.”
mercoledì 26 agosto 2009
Da Pier Luigi Leoni un contributo al confronto serio ed alla chiarezza
Pier Luigi Leoni nel rispondere ad un mio intervento che lo chiamava in causa, non solo conferma la sua competenza ma anche lo stile di uomo disponibile a discutere nel merito dei problemi, senza le invettive che purtroppo popolano sempre piu' spesso le discussioni dei blog.
Purtroppo nel merito non siamo daccordo.Infatti le argomentazioni che Leoni porta non rispondono alla questione di fondo che avevamo posto circa la illeggittimità della delibera 91 del 6 agosto.
Infatti:
- la delibera è stata adottata il 06/08/2009 e non menziona la più recente evoluzione legislativa in materia (vedi decreto anticrisi), infatti il decreto correttivo dell'anticrisi è stato approvato il 03/08/2009;
- la posizione dell'Anci che ha maturato la bozza di delibera risale al 20/07/2009 ,come si può evincere dal sito, rispondeva all'esigenza "politica" di formalizzare una provocazione al fine di poter intervenire propositivamente al dibattito relativo ai lavori preparatori del decreto anticrisi;
- la stessa Anci nella bozza di delibera adottata si riferiva esplicitamente ai Comuni impossibilitati a pagare le opere pubbliche realizzate, gli interventi finanziati da programmi europei ......"che se non completati, anche sotto l'aspetto dell'avvenuto pagagmento, entro IL PROSSIMO 30 GIUGNO 2009 andranno persi con un danno ............e revoca del finanziamento con restituzione di quanto eventualmente anticipato". In questi casi, dice l'Anci, sarebbe irresponsabile non indirizzare il Responsabile a procedere all'emissione dei mandati.
Autorevoli esponenti della materia sostenevano il percorso inverso per questi casi dove il danno minore è lo sforamento del patto: di fronte ad una sicura conseguenza negativa pesante - argomentata dimostrata dettagliata e quantificata - il dirigente informa l'amministrazione che procede al pagamento per evitare responsabilità PERSONALI e più gravi, per l'amministrazione, delle sanzioni del patto che mi permetto di precisare che non sono solo quelle elencate da chi ti ha risposto.
- per ciò che concerne il rispetto dei ruoli all'interno dell'apparato comunale, spetta al consiglio fornire indirizzi.
- per ciò che concerne i profili di responsabilità dei dirigenti o funzionari coinvolti mi sembra che quanto affermato nella risposta sia un po' evasiva della situazione oggettiva. Infatti, anche l'Anci che comunque risulta di parte afferma - si veda la nota di chiarimento del 17/07/2009 anci ifel - che occorre dimostrare che non si poteva fare a meno di sforare il patto pur assicurando una gestione improntata con la max economicità dell'azione.
Pertanto, anche per le ragioni su esposte, l'atto in questione risulta non adottabile in quanto manca degli elementi necessari che portano alla decisione finale.
Ma Pier Luigi Leoni introduce una questione ancor piu'seria quando afferma :
"All’inizio di luglio, in una conversazione informale alla quale partecipavano il sindaco Concina, esponenti della sinistra e altri, incoraggiai il sindaco a far saltare il patto di stabilità e mi trovai d’accordo con un illustre esponente della sinistra orvietana che era presente".
Quindi apprendiamo che appena svolte le elezioni e prima dell'elezione del Presidente del Consiglioe delle Commissioni Consiliari "esponenti della sinistra" e tra loro " un illustre esponente della sinistra orvietana" parteciparono ad un incontro con il neo sindaco Concina ed acuni esponenti del centro destra per discutere della situazione del bilancio comunale.
Ovviamente la cosa è leggittima ma apre seri interrogativi sulla situazione politica orvietana e sarebbe salutare sapere chi erano questi "esponenti dellasinistra orvietana". Appunto giusto per fare chiarezza.
Purtroppo nel merito non siamo daccordo.Infatti le argomentazioni che Leoni porta non rispondono alla questione di fondo che avevamo posto circa la illeggittimità della delibera 91 del 6 agosto.
Infatti:
- la delibera è stata adottata il 06/08/2009 e non menziona la più recente evoluzione legislativa in materia (vedi decreto anticrisi), infatti il decreto correttivo dell'anticrisi è stato approvato il 03/08/2009;
- la posizione dell'Anci che ha maturato la bozza di delibera risale al 20/07/2009 ,come si può evincere dal sito, rispondeva all'esigenza "politica" di formalizzare una provocazione al fine di poter intervenire propositivamente al dibattito relativo ai lavori preparatori del decreto anticrisi;
- la stessa Anci nella bozza di delibera adottata si riferiva esplicitamente ai Comuni impossibilitati a pagare le opere pubbliche realizzate, gli interventi finanziati da programmi europei ......"che se non completati, anche sotto l'aspetto dell'avvenuto pagagmento, entro IL PROSSIMO 30 GIUGNO 2009 andranno persi con un danno ............e revoca del finanziamento con restituzione di quanto eventualmente anticipato". In questi casi, dice l'Anci, sarebbe irresponsabile non indirizzare il Responsabile a procedere all'emissione dei mandati.
Autorevoli esponenti della materia sostenevano il percorso inverso per questi casi dove il danno minore è lo sforamento del patto: di fronte ad una sicura conseguenza negativa pesante - argomentata dimostrata dettagliata e quantificata - il dirigente informa l'amministrazione che procede al pagamento per evitare responsabilità PERSONALI e più gravi, per l'amministrazione, delle sanzioni del patto che mi permetto di precisare che non sono solo quelle elencate da chi ti ha risposto.
- per ciò che concerne il rispetto dei ruoli all'interno dell'apparato comunale, spetta al consiglio fornire indirizzi.
- per ciò che concerne i profili di responsabilità dei dirigenti o funzionari coinvolti mi sembra che quanto affermato nella risposta sia un po' evasiva della situazione oggettiva. Infatti, anche l'Anci che comunque risulta di parte afferma - si veda la nota di chiarimento del 17/07/2009 anci ifel - che occorre dimostrare che non si poteva fare a meno di sforare il patto pur assicurando una gestione improntata con la max economicità dell'azione.
Pertanto, anche per le ragioni su esposte, l'atto in questione risulta non adottabile in quanto manca degli elementi necessari che portano alla decisione finale.
Ma Pier Luigi Leoni introduce una questione ancor piu'seria quando afferma :
"All’inizio di luglio, in una conversazione informale alla quale partecipavano il sindaco Concina, esponenti della sinistra e altri, incoraggiai il sindaco a far saltare il patto di stabilità e mi trovai d’accordo con un illustre esponente della sinistra orvietana che era presente".
Quindi apprendiamo che appena svolte le elezioni e prima dell'elezione del Presidente del Consiglioe delle Commissioni Consiliari "esponenti della sinistra" e tra loro " un illustre esponente della sinistra orvietana" parteciparono ad un incontro con il neo sindaco Concina ed acuni esponenti del centro destra per discutere della situazione del bilancio comunale.
Ovviamente la cosa è leggittima ma apre seri interrogativi sulla situazione politica orvietana e sarebbe salutare sapere chi erano questi "esponenti dellasinistra orvietana". Appunto giusto per fare chiarezza.
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