Dichiarazione di
Giuseppe Germani – Capogruppo PD Comune di Orvieto
Evasio Gialletti – Capogruppo Socialisti, Sinistra e libertà Comune di Orvieto
"Con il consiglio comunale del 15 febbraio, si è conclusa definitivamente la campagna elettorale e finalmente si è tirata una linea di demarcazione fra la vecchia e la nuova consigliatura.
Quanti in queste ore gridano all’inciucio non hanno compreso a pieno le difficoltà della nostra città, che sono poi le stesse del paese, che risente della crisi globale.
La fase odierna della crisi è quella che si ripercuote direttamente sull’occupazione, quindi, la più sentita a livello della popolazione.
Turismo, Commercio, Agricoltura, Artigianato e Servizi,a tutti i livelli, hanno visto in questi mesi un drastico ridimensionamento delle attività e dei flussi economici anche ad Orvieto.
Secondo diverse stime, nel nostro territorio, sono a rischio 300/400 posti di lavoro, che sommati alle difficoltà occupazionali già esistenti, rendono molto bene l’idea dell’entità della crisi stessa.
Naturalmente, oggi come ieri, tali difficoltà non possono essere risolte dall’amministrazione Comunale, ma, sicuramente, la massima assise cittadina deve dare un messaggio responsabile di sostegno, coesione ed impegno comune.
Gli accordi raggiunti non annullano le differenze tra le forze politiche, nè cancellano le esperienze del passato, ma, permetteranno a tutti i cittadini di verificare concretamente quali siano le proposte messe in campo al fine di dare un contributo per uscire con dignità dalla crisi.
Con le deliberazioni dell’ultimo Consiglio Comunale, sono stati creati dei percorsi, per l’attuazione di quanto affermato dai gruppi Consiliari del centro sinistra.
Infatti, sin dal 9 dicembre 2009, con la presentazione del documento da parte del Partito Democratico, con il quale si invitavano le forze responsabilmente collaborative della città a compiere uno scatto in avanti, si chiedeva un impegno formale, al fine di ridurre gli effetti della crisi investendo sulle risorse presenti nel territoriovalorizzandone gli assetti .
A Dicembre come Centro Sinistra proponemmo un’idea diversa di sviluppo che mettesse al centro i beni primari.
CLIMA
Ponendo come priorità nuove politiche energetiche atte a sostituire le fonti fossili tradizionali con sole, vento e biogas
ACQUA
Salvaguardia e tutela del bene primario ed irrinunciabile riducendo gli sprechi e differenziandone l’uso
FORESTE
Presa di coscienza che il nostro territorio ospita la più imponente e consistente Foresta Regionale (Monte Peglia e Selva di Meana) che può diventare una risorsa strategica in tempi di certificati verdi
CULTURA CONTADINA E ARTIGIANALE
Sapere, saper fare e saper essere: sono e dovranno essere alla base del Made Italy.
L’Italia, l’Umbria ed Orvieto hanno una tradizione contadina che nell’ambito dei Saperi ha sviluppato grandi capacità artigianali, si deve ripartire da qui, valorizzando l’attuale per progettare il futuro su quello che storicamente sono i nostri saperi e le nostre competenze.
Solamente così, con un nuovo progetto di valorizzazione sarà possibile la realizzazione ed un utilizzo ottimale degli spazi presenti nella città ed ancora in attesa di destinazione come ad esempio la caserma Piave.
E’ in quella sede che lanciammo l’idea dei distretti per cooperare e per competere
DISTRETTO Artigianale e Agricolo
DISTRETTO Culturale
DISTRETTO delle Energie Alternative
DISTRETTO delle Foreste e del Paesaggio
Questi nuovi strumenti dovranno essere propedeutici alla realizzazione di un reale partenariato e una gestione paritaria tra pubblico e privato.
Occorre quindi, ai fronte di questa ed altre idee, mettere a leva le forze sane della nostra città, utilizzando al meglio ciò che il lavoro e la creatività degli orvietani hanno prodotto nel tempo e che rappresentano il capitale primario di Orvieto.
Oltre al Consiglio Comunale, sede istituzionale per decidere quanto d’interesse per Orvieto, si rende necessario il confronto con tutto il mondo dell’associazionismo, delle categorie imprenditoriali, dei sindacati, la Fondazione Opera del Duomo, la Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto,la Fondazione Faina, gli Istituti di Credito , le associazioni ed istituzioni culturali, i portali, le radio , le tv e i giornali locali.
Alla luce di quanto sopra affermato, perché non realizzare anche ad Orvieto ( sulla scia di quanto realizzato recentemente a Perugia), un Consiglio Grande, ovvero un luogo nel quale le forze vive della città si possano confrontare e dove liberare le migliori idee ed energie.
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mercoledì 17 febbraio 2010
giovedì 7 gennaio 2010
Un documento di indirizzo per rilanciare il ruolo di Orvieto nel centro Italia



La città di Orvieto ha sempre realizzato intese con i territori limitrofi, superando i confini meramente amministrativi e valorizzando il suo ruolo cerniera tra tre regioni come l'Umbria il Lazio e la Toscana.
Vogliamo ricordare il PRUST degli Etruschi, il Patto Territoriale Vato e le intese tra le Province di Terni e Viterbo e le città di Grosseto e Civitavecchia.
Oggi si ripropone il tema del rapporto con Roma. E' una questione che interessa anche altre città dell'Umbria come Terni e Narni e viene ripresa dal Documento Strategico Territoriale varato dalla Regione Umbria lo scorso anno.
Orvieto da anni attrae cittadini provenienti dall'area urbana di Roma e da altre parti dell'Italia e dell'Europa, per molteplici ragioni: dal pregio storico ambientale alla qualità dei servizi locali.
Ma quello che ha facilitato questa tendenza è stata la presenza delle reti di collegamento stradali e ferroviaria.
Negli ultimi anni si sono evidenziati chiari segnali di difficoltà proprio per il venir meno e l'appannarsi di queste caratteristiche e servizi.
Il taglio continuo ai trasferimenti Comunali e quindi ai servizi locali e il peggioramento vistoso dei collegamenti, soprattutto ferroviari, spingono molte persone a ripensare queste scelte.
Da qui l'interesse di studiare con Roma la possibilità di fare di Orvieto la Porta di accesso all'alta velocità verso Roma e della nostra città la Porta di accesso verso l'Umbria del turismo che può arrivare dal porto di Civitavecchia e, in un prossimo futuro dal nuovo aeroporto di Viterbo.
Questa dovrebbe essere per quanto ci riguarda, la storia e la base da cui partire per poter stipulare una dichiarazione d'intenti, a partire da Roma, ma anche con altre realtà.
Sotto questo aspetto crediamo che si possa dare al sindaco Concina e alla sua giunta un mandato ampio.
Siamo quindi disponibili ad approvare un documento d'intenti che spazi sui temi comuni che possano essere individuati fra le due municipalità e, questo, dovrebbe essere uno dei compiti della commissione che, necessariamente, dovrà essere paritetica e nominata dai rispettivi consigli comunali al loro interno.
Inoltre un patto con Roma non può basarsi sulla previsione della realizzazione ad Orvieto di pezzi di quella città ma prevedere completamente i progetti su cui improntare uno sviluppo integrato fra cultura, infrastrutture, eventi, nuovi insediamenti produttivi e di logistica compatibili con le caratteristiche del nostro territorio.
Concludendo si ribadisce la disponibilità all'approvazione di un documento d'indirizzo per la costruzione del patto con Roma, che dovrà costituire anche un pezzo importante del documento di programmazione per il prossimo bilancio di previsione 2010.
Il documento che ci è stato presentato, non solo non è all'altezza dei problemi della città che s'intenderebbero affrontare, ma lo riteniamo addirittura offensivo per la storia e la cultura di Orvieto.
Giuseppe Germani - capogruppo Partito Democratico
Evasio Gialletti - capogruppo Socialismo Sinistra e Libertà per Orvieto
Carlo Tonelli - capogruppo Comunisti Italiani
mercoledì 7 ottobre 2009
LE BUGIE ( anche quelle di MOCIO ) HANNO LE GAMBE CORTE

Di fronte al disastro dei conti del Comune di Orvieto è un continuo di interventi, recriminazioni, accuse, distinguo, giustificazioni.
Il pericolo è che si crei una gran confusione e non si capisca di cosa si stia parlando.
Veniamo ai fatti. Il Consiglio Comunale di Orvieto, come ogni altro consiglio comunale doveva entro il 30 settembre verificare se quanto previsto con il bilancio di previsione 2009 veniva confermato dall’andamento della spesa dei primi nove mesi.
L'amministrazione Concina non ha rispettato questa scadenza come del resto non ha presentato entro i termini di legge il programma del sindaco. Solo da pochi giorni è stata consegnata in commissione bilancio una proposta che però presenta alcuni lati oscuri, tanto che ha già avuto i rilievi dei revisori dei conti.
Comunque i dati ci sono: lo sbilancio è di 5.767.457,27.
Il primo dato è che quanto dichiarato dal Sindaco Mocio al consiglio del 28 dicembre 2008 all’atto dell’approvazione del bilancio di previsione 2009 :
““ Un bilancio prudenziale ed etico non di campagna elettorale. Sicuramente un bilancio risanato.” non è vero.
Le cose in discussione e i problemi da affrontare :
1. occorre procedere al riconoscimento del debito fuori bilancio ai sensi dell’artt. 193, 194 del DLGS 267/00;
2. Nella redazione del bilancio di previsione 2009 non si è rispettato il disposto di cui all’art. 162 del DLGS 267/00 “Principi del bilancio” c. 1 -in particolare i principi di annualità e vericidità- tanto è che lo stesso Collegio dei Revisori segnala la necessità di rivedere i criteri generali di predisposizione del bilancio di previsione dopo aver manifestato, tra l’altro, “forti perplessità in ordine ai criteri valutativi sulle previsioni di entrata e di spesa” riferite all’atto degli equilibri.
(Non parliamo del Bilancio Pluriennale …..)
3. La Giunta propone contestualmente: riconoscimento debito fuori bilancio, ripristino degli equilibri e una manovra (che vorrebbe assomigliare ad un assestamento) molto consistente sul comparto della spesa del bilancio di competenza 2009. Il tutto finanziato, in buona sostanza, da due fondamentali poste dell’entrata:
- concessione posti auto
- alienazione beni immobili (mattatoio - locali via pecorelli).
IL QUADRO SINTETICO DEI CONTI
Il riequilibrio proposto porta il fabbisogno a € 27.115.000
Questo vuol dire che rispetto al previsionale servono € 5.767.000
Se invece si considera l'assestato 2008 servono € 2.005.000
La differenza tra assestato 2008 e esigenze per riequilibrio € 3.762.000
ANALISI SQUILIRIO 2009
Totale Parziale di nuovo fabbisogno € 3.486.000
altre voci “particolari ;
Derivati € 841.000
SAO/Discarica € 960.000
Biblioteca € 218,000
Affitto ospedale € 370.000
Canoni di appalto € 264.000
____________________________________
Totale € 2..653.000
TOTALE PARZIALE FABBISOGNO € 6.139.000
Minor Entrate € 281.000
Maggiori Entrate (Interessi pass. Obbl. e CRO) € 775.000
Debito Fuori Bil. confatec. € 990.000
TOTALE FABBISOGNO € 6.635.000
Alcune settimane fa per evitare la discussione del programma del Centro Sinistra il Sindaco propose di affidare all’assemblea dei capigruppo il compito di trovare una soluzione. Il centro sinistra ha accettato e si è messo al lavoro.
Le reazioni non si sono fatte attendere : furibonde quelle della destra estrema, piu soft ma non meno insidiose quelle dei sostenitori dell’ex sindaco. Questi ultimi negano che ci sia una deficit così pesante ma dicono che va approvato il riequilibrio, qualunque sia la soluzione proposta.
Ora è chiaro che una cosa è lo squilibrio che denota l’incapacità amministrativa dell’ex sindaco, un conto sono i debiti fuori bilancio su partite come i derivati, la confatec e la convenzione con la SAO. Per queste ultime cose è ovvio che si debba approfondire anche perché le responsabilità possono essere di vario tipo.
Quindi il buon senso dovrebbe spingere a dividere riequilibrio 3,5/4 milioni di euro, che va fatto per forza entro il 10 ottobre, e l’assestamento, per il quale c’è tempo tutto il mese di novembre. Assestamento che deve prefigurare anche il previsionale 2010 e gli interventi sul deficit strutturale che è attorno ai 2/2,5 milioni di euro.
Il riequilibrio è facile, anche perché tra la proposta di Concina e quella di Germani c’è differenza sostanzialmente solo su una cosa : se i parcheggi vanno venduti ai privati o affidati all’ATC ( di cui il Comune è socio importante). Nodo di fatto già sciolto dai revisori dei conti che sconsigliano vivamente nuove vendite.
Quindi siamo arrivati ai nodi di oggi ( non quelli di ieri o l’altro ieri). Per il PD si tratta di prendere atto che fu fatta una scelta sbagliata quando accettò il dictat regionale che impose Mocio al posto di Carpinelli. La presa di posizione di Trappolino è un contributo serio in questo senso.
Per Concina si tratta di decidere se si vuol continuare con i rapporti strani con l’area dell’ex sindaco o confrontarsi con il PD ed il centro sinistra alla luce del sole.
A Mocio spetterebbe un atto di serietà: dimettersi. Dire le bugie è peggio di sbagliare.
mercoledì 12 agosto 2009
IL CONCERTO INTERROTTO di TONY CONCINA
Questa volta Germani e Gialletti l’hanno fatta proprio grossa, hanno costretto Tony Concina ad interrompere gli stacchi musicali con i quali accompagna a “Cortinaincontri” il sindaco di Roma Alemanno ( le Foglie del Messaggero Umbria del 12 agosto 2009) per doverli inseguire su una piccola cosa, se volete banale, come il le Linee di Indirizzo che ogni sindaco deve presentare quando si insedia.
Al primo consiglio comunale Concina aveva emulato le mitiche gesta di Materazzo che una volta si era presentato in Consiglio Regionale per relazionare su un importate punto all’ordine del giorno e aveva dato “PER DETTA” la relazione. Ripeto non per letta ma per detta. Così ha fatto Concina al primo consiglio comunale; invece di presentarsi con il suo Programma di Governo ha improvvisato un discorsetto a braccio fatto di cose talmente generiche che tutti l’hanno condiviso.
Dopo 50 giorni ancora niente.
A questo punto l’opposizioneha proposto il proprio Programma di Governo. E’ successo il finimondo, il buon Concina, posato lo spartito, ha imbracciato la penna o meglio il telefonino e ha dettatto il contro bollettino di guerra ( http://www.orvietosi.it/notizia.php?id=17781 ).
Dopo aver recitato la solita litania sulle divisioni interne del Pd si è lasciato andare ad un piccolo attacco di megalomania rivendicando l’approvazione del SUO bilancio di Previsione della Comunità Montana. Come per dire lasciatemi lavorare se volete che metto a posto le cose.
Ovviamente le vacanze ferragostane sono un diritto di tutti, ed il buon Tony può continuare a suonare il pianoforte per Alemanno in santa pace. Sempre che nel frattempo i Suoi non gli abbiano combinato qualche altro guaio. Se no ci vorrà un nuovo bollettino
Al primo consiglio comunale Concina aveva emulato le mitiche gesta di Materazzo che una volta si era presentato in Consiglio Regionale per relazionare su un importate punto all’ordine del giorno e aveva dato “PER DETTA” la relazione. Ripeto non per letta ma per detta. Così ha fatto Concina al primo consiglio comunale; invece di presentarsi con il suo Programma di Governo ha improvvisato un discorsetto a braccio fatto di cose talmente generiche che tutti l’hanno condiviso.
Dopo 50 giorni ancora niente.
A questo punto l’opposizioneha proposto il proprio Programma di Governo. E’ successo il finimondo, il buon Concina, posato lo spartito, ha imbracciato la penna o meglio il telefonino e ha dettatto il contro bollettino di guerra ( http://www.orvietosi.it/notizia.php?id=17781 ).
Dopo aver recitato la solita litania sulle divisioni interne del Pd si è lasciato andare ad un piccolo attacco di megalomania rivendicando l’approvazione del SUO bilancio di Previsione della Comunità Montana. Come per dire lasciatemi lavorare se volete che metto a posto le cose.
Ovviamente le vacanze ferragostane sono un diritto di tutti, ed il buon Tony può continuare a suonare il pianoforte per Alemanno in santa pace. Sempre che nel frattempo i Suoi non gli abbiano combinato qualche altro guaio. Se no ci vorrà un nuovo bollettino
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martedì 11 agosto 2009
Il CENTROSINISTRA contrattacca ad Orvieto: presentata la mozione con il Programma di Governo
Al Presidente del Consiglio Comunale
Comune di Orvieto
Oggetto: Mozione ai sensi dell'art. 32, comma 2, lettera a) del Regolamento Comunale: Linee Programmatiche della Coalizione di Centro Sinistra per la Città
Chiediamo l'inserimento nell'ordine del giorno della prossima riunione del Consiglio comunale della Mozione allegata.
Cordialmente
Capogruppo Partito Democratico
___________________________________
Capogruppo
Socialista Sinistra e Libertà per Orvieto
___________________________________
Premesso che
a tutt'oggi non è stato presentato il programma del Sindaco e della sua Giunta, nella convinzione che sia necessaria totale chiarezza sulla separazione dei ruoli tra esecutivo e maggioranza consiliare e che urga un’azione sollecita ed adeguata alle esigenze ed alle speranze della città;
• considerando
la spinta ideale e l’impegno che hanno sempre animato i sottoscrittori nella costruzione di una città capace di un futuro migliore e la validità delle elaborazioni progettuali proposte in occasione della tornata elettorale scorsa, i gruppi consiliari del Partito Democratico e Sinistra e Libertà mettono a disposizione del Consiglio comunale e dell'intera città la proposta programmatica che ha ottenuto nelle ultime amministrative il consenso della maggioranza dei cittadini orvietani, al fine di giungere ad una discussione da cui possa emergere una sintesi operativa
• chiedono:
al Sindaco e alla Giunta di fare proprie le linee d’indirizzo allegate alla presente mozione
in allegato Linee Programmatiche della Coalizione di Centro Sinistra per la Città
Allegato
Con queste proposte programmatiche la coalizione di centrosinistra si candida alla guida del Comune di Orvieto. A partire dalla condivisione delle intese programmatiche regionali e provinciali e dalla sottoscrizione di un patto affinché la politica ritrovi i valori fondanti della democrazia e della reale partecipazione dei cittadini, le forze politiche dell’alleanza di centrosinistra, con questo documento, intendono offrire il proprio originale contributo allo sviluppo del territorio orvietano e quindi provinciale e regionale.
ORVIETO E L’UMBRIA
Concepiamo Orvieto – città libera, solidale e antifascista - come elemento mobile di un’Umbria aperta al mondo e in grado di giocare la carta della competizione internazionale. Elemento mobile perché naturalmente proteso verso l'Alto Lazio e la Bassa Toscana, aperto sull'Area Metropolitana di Roma, attraversato già da ora da flussi del turismo internazionale e simbolo delle “città umanistiche” mondiali predisposte all'incontro con altre culture e altri popoli. Una città che può consolidare la sua presenza nelle reti nazionali e internazionali valorizzando, al contempo, cultura e arte e tessuto imprenditoriale innovativo. Le specificità storiche, artistiche e urbane di un territorio non contrastano più con lo sviluppo delle imprese e del lavoro. Anzi, proprio dall'intreccio fra queste differenti qualità si può trarre la forza per rivendicare un’identità non banale, attrattiva di risorse, imprese e cervelli.
Orvieto vuol fare la sua parte, così come l'Umbria non dovrà far mancare la propria. Serve una governance complessa, una classe dirigente – non solo politica – capace di fare scommesse all'altezza delle sfide imposte dalla crisi economica e sociale e da un mutamento di paradigma necessario a rilanciare un nuovo ciclo di produzione e consumo.
Gli effetti della crisi economica, evidenziati dall’aumento dei senza lavoro e dal fortissimo incremento della cassa integrazione, rischiano di lacerare il tessuto economico e la qualità della coesione sociale umbra, e di interrompere un ciclo virtuoso di sviluppo che aveva consentito alle masse popolari di accedere alle opportunità della modernità e della società della conoscenza. L’intollerabile presenza di situazioni di povertà (secondo la Caritas circa il 14% degli italiani sono poveri o quasi-poveri), il crescente disagio dei ceti medi e la sostanziale paresi della mobilità sociale (solo il 13,9% di chi nasce in casa di operai riesce a fare il salto sociale) sono gli allarmanti segnali di grandi trasformazioni in corso, determinate dalla crisi del paradigma neo-liberista e dalle scelte di politica economica e sociale che ne sono derivate e che hanno determinato l’attuale crisi economica-finanziaria, così come l’aumento delle povertà e l’incremento del depauperamento delle risorse naturali con forti impatti ambientali. In tal senso, le responsabilità del governo di centrodestra sono gravissime: le poche risorse messe a disposizione per affrontare questo difficile passaggio vengono disperse in mille rivoli, e non riescono né a scalfire il costo sociale né a prospettare una nuova fase di crescita del Paese. L’introduzione del federalismo fiscale pone inoltre il problema del rapporto fra questo e i diritti di cittadinanza come nuovo patto di coesione sociale fra tutti i soggetti che vivono o lavorano nel territorio. L’emergere sullo scenario socio-economico e culturale di nuovi lavori, mutamenti demografici, nuovi bisogni, emergere della creatività come elemento centrale di produzione del valore, nuovo ruolo delle città e dei territori nella competizione internazionale – e che determinano un cambiamento di paradigma nel nostro modello di produrre, vivere, accumulare e valorizzare secondo un principio di responsabilità diffusa a cui nessun governo locale può sfuggire.
L’Umbria e Orvieto debbono rispondere alla crisi con elementi di forte innovazione, ripensando funzioni e assetti istituzionali e proponendo la sottoscrizione di un nuovo patto tra istituzioni e cittadini. Bisogna tuttavia impedire che la situazione economica disperda il prezioso patrimonio di imprese, professionalità e talenti che si è strutturato nel tempo. A tal fine, va approntata - d’intesa con gli altri livelli istituzionali, con il sistema associativo e con quelli del credito e delle autonomie funzionali - una strumentazione adeguata a contrastare l’emergenza secondo gli indirizzi presenti nel documento programmatico regionale del centrosinistra.
Anche per Orvieto, serve quindi una capacità di progettazione all’altezza del ruolo che come centrosinistra rivendichiamo. Il modello di sviluppo a cui facciamo riferimento fa leva sulle risorse locali e sulla capacità attrattiva di un territorio concepito come un unicum di risorse umane, ambientali, storiche, paesaggistiche, sul know-how e sulla qualità della vita. Si tratta del mix di attività produttive, elementi simbolici e immateriali, qualità estetiche, culturali e sociali espressione di quell’economia della qualità che oggi dà vigore ad uno sviluppo sostenibile rimettendo al centro il territorio. Perché è sul territorio che oggi si formano interessi e identità collettivi; è sul territorio che si esplica la voglia di viver bene, su cui si radica oggi buona parte del consenso sociale; è sul territorio che si può richiamare la responsabilità di tutti (imprese, enti locali e singoli) a rilanciare lo sviluppo e a razionalizzare spese e interventi.
Pensiamo quindi ad uno sviluppo locale il cui carattere distintivo sia rappresentato dalla capacità dei soggetti istituzionali di cooperare per avviare e condurre percorsi di sviluppo condivisi che mobilitino risorse e competenze locali.
È necessario superare lo scivolamento dell’Umbria da una parte verso una frammentazione che possiamo chiamare “cantonismo” e dall’altra verso un certo “neo-centralismo”, entrambi nemici delle capacità propulsive dei territori, e dunque affermare, anche da Orvieto, l’idea di un’Umbria policentrica e aperta ai progetti interprovinciali e interregionali, che sono la vera prospettiva di sviluppo nell’epoca del federalismo. Non si tratta di un localismo autarchico ma di una prospettiva per cui il protagonismo dei soggetti locali è capace di usare risorse esterne per valorizzare quelle interne. Quindi: attrarre investimenti, imprese, risorse scientifiche e culturali, non solo come occasione per la crescita della produzione, del reddito e dell’occupazione, ma come strumento che arricchisce le competenze e le specializzazioni locali. Ovviamente, la password del futuro, anche nel nostro territorio, è data dal termine “cooperare”: la politica deve responsabilmente assumersi l’onere di tracciare un percorso di pianificazione strategica grazie al quale la città e il territorio integrano le proprie energie e risorse in un progetto comune per raggiungere obiettivi condivisi.
Il ragionamento più recente attorno ai processi di internazionalizzazione delle imprese italiane e umbre apre uno spazio nuovo per collocare Orvieto e la sua specificità sociale, culturale ed economica all’interno di processi di mutazione che avvolgono i luoghi e i territori del pianeta. Una moderna economia delle città, di città proiettate nel mondo, è un’altra decisiva opportunità per l’inserimento in reti nazionali e internazionali di un grande numero di piccole imprese di tutti i settori: da quelle che operano nell’alta tecnologia a quelle legate al turismo, e in particolare al turismo culturale, dall’agricoltura dei prodotti tipici alle libere professioni.
La dialettica di flussi e di luoghi, le forme di governance di opzioni globali e risorse locali, trasformano le città in “porti ideali” per andare alla scoperta del mondo e connettersi con le trame della modernità più avanzate e più dense di occasioni. Una grande opportunità perché Orvieto può già vantare un “rango” internazionale di eccellenza. Merito della storia ma anche di capacità espresse in tempi più recenti. Basti pensare, per i decenni trascorsi, a quello che ha significato il “Progetto Orvieto” nel determinare il passaggio dalla società agricola alla società moderna caratterizzata dalla centralità del sapere, dall’economia della conoscenza e della cultura, dal rapporto positivo tra sviluppo e ambiente, dal rapporto creativo tra locale e globale. Basti pensare, poi, per i tempi più recenti, alla rete internazionale delle Cittaslow al cui centro si trova proprio Orvieto. Oppure, alle reti lunghe percorse dai nostri prodotti migliori: dall’elettronica al comparto agroalimentare passando per la meccanica e la meccatronica, il tessile di qualità, le risorse culturali e monumentali. È il tempo della consapevolezza, è il tempo di muovere la città che vuole competere e vincere le sfide; tempo dell’innovazione e dei talenti, dei giovani e di una sfida che può essere vinta con il coraggio e creatività.
“Su molti di questi terreni la competizione è aperta a tutti, la sfida della internazionalizzazione riguarda tutte le città: grandi, medie e piccole; singolarmente o, meglio, associate tra loro. Ciò che conta è la capacità di pensare strategicamente allo sviluppo futuro: uno sviluppo non più fondato sulla dilatazione delle città, sulla moltiplicazione di periferie, sul consumo del territorio; ma fondato sull’inserimento in quelle reti nazionali e internazionali di qualità”.
Orvieto è al centro di una rete locale di risorse e di qualità. Deve quindi poter adempiere ad un funzione ordinatrice e trasferire con sé nel mondo quei “grappoli” di borghi che punteggiano l’intero territorio. Un compito da svolgere senza pretese egemoniche e con la volontà tenace di fare sistema. E se il termine di riferimento è il Comprensorio orvietano nel suo complesso (per ragioni storiche, culturali e politiche), ciò non deve far dimenticare il territorio dell’Alto Lazio e della Bassa Toscana, anch’esso storicamente affiancato ad Orvieto. Con la realizzazione dell’Aeroporto di Viterbo e l’ampliamento del Porto di Civitavecchia i flussi potranno muoversi anche verso Oriente, toccando quindi le nostre terre. È urgente una “politica dei confini” per superare sbarramenti istituzionali spesso inibitori di occasioni di sviluppo.
Orvieto può diventare uno dei “porti” dell’Umbria, attrattivo dei flussi che attraversano le nuove trame infrastrutturali del Centro Italia, un punto di approdo di visitatori, turisti, merci, opportunità di sviluppo. In questo scenario, caratterizzato dal mutamento di natura di un territorio che si vuole aperto al mondo (questa la scommessa!), vanno inseriti i progetti e vanno condivise, con le forze economiche, sociali e le autonomie funzionali, sempre attraverso un reale processo partecipativo, gli obiettivi di medio e lungo periodo. Il confine diventa non più il luogo della marginalità ma di una nuova identità dell’Umbria che voglia dirsi plurale.
Pensare strategicamente allo sviluppo futuro significa lavorare sui temi strategici che muovono e muoveranno il mondo. Elementi connessi alla società della conoscenza, alla qualità della vita e al welfare, ai servizi per le donne e per l’infanzia, ai “beni collettivi”, alle strutture di formazione, al protagonismo dei soggetti, alla libertà di agire e intraprendere.
Una nuova stagione in cui la qualità sia di tutti e in cui la normalità della vita quotidiana sia l’eccellenza vantata nel mondo, fattore di attrazione delle persone e delle imprese. Una città e un territorio dove “si vive bene” e dove le diverse istituzioni concorrono alla creazione di questo stato di cose; una città e un territorio naturalmente predisposti ad accogliere esperienze più significative dell’economia della conoscenza ed economia del benessere.
Attorno a questi nuclei di opportunità il territorio si deve dotare di adeguati strumenti. A partire dalla costituzione e valorizzazione del capitale umano, dall’istruzione e formazione, dalla valorizzazione dei saperi artigianali e pratici, dai servizi alle imprese, da una rete commerciale all’altezza delle necessità, dalla diffusione di saperi linguistici atti ad accogliere i flussi del mondo, da una pubblica amministrazione efficiente e snella, da un uso del territorio più consapevole delle “armonie” necessarie al mantenimento delle nostre risorse strategiche, dalla disponibilità degli istituti di credito ad accompagnare la crescita del tessuto economico e sociale scommettendo sulle attività più innovative e più capaci di futuro.
ORVIETO E L’ORVIETANO
Il contributo di Orvieto nell’Umbria dei confini e delle porosità interregionali si rafforza perseguendo una politica di area vasta che, dall’Orvietano, dialoghi con i territori contermini. È quindi necessario riaffermare, specie in un periodo storico caratterizzato da una forte competizione tra sistemi territoriali, la centralità del territorio orvietano nelle politiche di sviluppo e il ruolo-guida della città più grande.
Lo ribadiamo, nel quadro di un’Umbria policentrica che faccia dei territori cerniera i punti avanzati di uno sviluppo davvero moderno in cui tutto si lega, in una logica di sistema e di ricerca e di affermazione della qualità. È pertanto compito della politica e della amministrazioni ragionare attorno ai grandi temi dello sviluppo e della qualità, coordinare le diverse iniziative all’interno di un quadro di coerenze e di sostenibilità, co-progettare il territorio attraverso un chiaro disegno sistemico.
Al fine di coordinare con maggiore efficacia i processi di sviluppo del territorio del comprensorio orvietano, si propone di realizzare un Piano Strategico di Area che riconnetta, dentro un quadro di programmazione condiviso, le politiche e gli indirizzi di governo del territorio.
ORVIETO: PER UNA NUOVA FASE DI SVILUPPO
Una nuova fase di sviluppo è possibile se le risorse locali vengono messe a sistema nel quadro di politiche integrate, fortemente spostate verso l’innovazione, capaci di indicare le priorità su cui concentrare gli investimenti pubblici e privati. In tal senso, la Pianificazione Strategica dell’area orvietana appare lo strumento più appropriato a coordinare i diversi livelli istituzionali, economici, sociali e culturali. La Pianificazione Strategica si basa infatti su un processo di cooperazione volontaria tra i diversi soggetti pubblici e privati e soggetti del Terzo Settore che mettono a punto insieme un percorso di sviluppo condiviso, individuano alcuni obiettivi strategici e si impegnano a realizzare una serie di azioni tra loro integrate
EX CASERMA PIAVE ED EX OSPEDALE
In tal senso un ruolo essenziale può essere svolto dal riuso dell’ex caserma Piave e dell’ex Ospedale secondo i principi di utilizzo strategico, complessivo e produttivo. Pur in continuità con le attività progettuali e di valorizzazione del complesso fino ad ora intraprese, a partire dalle valutazioni sugli esiti delle procedure ad evidenza pubblica così come impostate nella consigliatura in scadenza, intendiamo ribadire i criteri fondamentali che debbono guidarci in questa che è certamente l’operazione di governo più ambiziosa e difficile, ma dalla quale altrettanto certamente dipenderanno molte cose sia per i caratteri e la qualità dello sviluppo che per la tenuta della città e del territorio:
• le scelte debbono essere effettuate dal Consiglio Comunale senza che su questo ci siano ambiguità;
• va riaffermata sia la natura strategica di tali beni sia la loro destinazione e gestione produttiva;
• va evitato ogni pericolo di operazioni speculative e di breve periodo
INFRASTRUTTURE E LAVORI PUBBLICI
Un ruolo parimenti essenziale nello sviluppo può essere svolto da un progetto generale di modernizzazione infrastrutturale, articolato in diversi modi ma centrato inevitabilmente sui seguenti aspetti:
a) viabilità e trasporti: gli interventi debbono riguardare sia la viabilità interna (con le priorità di complanare, variante di Sferracavallo, insilamento di Via dei Tigli a Ciconia e attuazione della IV fase della mobilità alternativa); sia la viabilità esterna (verso Todi-Perugia, Viterbo-Civitavecchia e Bassa Toscana) attraverso il secondo casello A1, il cui finanziamento non deve confliggere con il completamento della complanare, ed interventi di adeguamento e messa in sicurezza della Baschi-Todi e del tratto dell’Amerina fino a Orvieto Scalo; sia interventi di logistica funzionali allo sviluppo quali la realizzazione dello scalo merci FFSS a servizio dell’area industriale di Fontanelle di Bardano.
Vanno affrontati in modo sistematico le questioni del trasporto ferroviario, che riguardano in primo luogo i pendolari ma anche i flussi turistici e il ruolo del nostro territorio;
b) reti telematiche: va portata la banda larga in tutto il territorio;
c) sistema del credito: va sviluppata una politica locale del credito su progetti di sviluppo che coinvolgano pubblico e privato; vanno favoriti i progetti a forte valenza di innovazione e che impieghino i giovani; vanno stabiliti accordi con la Fondazione Cassa di Risparmio per interventi su priorità di forte interesse generale;
d) energia: puntare sulle fonti rinnovabili e sul risparmio energetico in modo coerente con i piani regionali e provinciali; consentire sul territorio solo la costruzione di impianti di cogenerazione ad alto rendimento, cioè sistemi in cui si produce energia elettrica e il calore derivante da tali processi invece di essere sprecato come nella produzione tradizionale di elettricità viene riutilizzato all’interno di processi industriali o per usi civili (DLgs. 7/o2/2007). Tali impianti debbono essere di piccole dimensioni e per quelli a biomasse si dovranno verificare preventivamente la effettiva disponibilità di (dunque compatibili con le quantità di) combustibile naturale di cui si può disporre in modo sicuro e controllato, escludendo quindi i combustibili provenienti dalla gestione dei rifiuti; le decisioni in materia non possono essere condizionate da no pregiudiziali ma al contrario debbono essere orientate secondo evidenze scientifiche e attraverso la partecipazione e il coinvolgimento delle popolazioni interessate;
e) discarica e gestione dei rifiuti: raggiungere l’obiettivo del 65% di raccolta differenziata entro il 2012 come previsto dal Piano Regionale sui Rifiuti, per puntare ad un incremento nella logica di “rifiuti zero”, premiando con sconti tariffari i comportamenti più virtuosi e sensibilizzando in maniera costante la città. Introdurre un sistema tariffario basato sulla quantità di rifiuti prodotti piuttosto che in base alla superficie occupata. Più in generale, stare dentro il Piano Regionale salvaguardando gli interessi del nostro territorio sia in termini strategici sia di gestione economica a favore della popolazione, riaffermando il principio strategico di prossimità su base regionale per qualsiasi tipo di rifiuto, evitando l’ ingresso di rifiuti da fuori regione. Nell’ottica della crescita significativa della differenziazione dei rifiuti e del loro riciclo, insieme alla riaffermazione del principio di prossimità, appare sovradimensionata la previsione dello “sversamento” sul “terzo calanco” risultando sufficiente il criterio della gestione oculata e consapevole dell’esistente da intendere come bene non riproducibile. (L’obiettivo complessivo di ampliare la percentuale della differenziata oltre il 65% al fine di rendere non necessario l’ampliamento dei volumi della discarica non è comunque compatibile territorialmente con la termovalorizzazione).
f) edilizia pubblica – Oltre all’acquisizione al patrimonio comunale o ATER dello stabile ex-INAPLI da destinare a case popolari, si prevede l’avvio di un programma per la realizzazione di una consistente quota di alloggi di proprietà pubblica e comunale, da collocare sul mercato dell’affitto, di cui una quota destinata a famiglie in stato di disagio ed alla popolazione anziana, soprattutto sola ed in condizione di disagio economico e sociale.
g) lavori pubblici: completamento dei cantieri secondo le priorità indicate nel Piano Triennale delle opere pubbliche
SCUOLA E FORMAZIONE
Va detto a chiare lettere che senza un sistema moderno ed efficiente di istruzione e formazione non solo non c’è sviluppo ma c’è arretramento economico, sociale e culturale. A noi perciò sembrano importanti le seguenti scelte:
• garantire il più alto livello possibile di servizio scolastico pubblico, concepito come sistema territoriale che va dall’infanzia fino alle soglie dell’università;
• organizzare un polo scolastico territoriale capace di attrarre studenti anche da fuori provincia e da fuori regione;
• riorganizzare la rete scolastica non solo in termini quantitativi, ma in termini qualitativi, cioè guardando alle soluzioni migliori con riferimento sia allo sviluppo sia al sistema dei servizi a partire dai trasporti.
• Garantire pari opportunità, attraverso la migliore accessibilità al servizio di istruzione pubblica, a tutti quei soggetti che per motivi di disagio economico, sociale, linguistico, rischiano la marginalità .
CULTURA, BENI CULTURALI E FORMAZIONE SUPERIORE
Per quanto concerne la cultura e i beni culturali non solo va mantenuto ciò che negli anni si è consolidato come caratterizzazione della nostra città nel mondo, ma va fatto ogni ulteriore sforzo per fare del grande patrimonio di cui siamo custodi un vero sistema territoriale sia in termini di valorizzazione generale sia di gestione puntuale. Per dare forza ad un settore strategico per la città e il territorio, è nostra intenzione unificare le deleghe di Turismo, Culturale, Beni Culturali, Alta Formazione e Grandi Eventi. Alcuni punti ci sembra vadano sottolineati:
a) il ruolo propulsivo del sistema museale che richiede di essere completato – anche con la realizzazione del Museo dei Costumi del Corteo Storico, il completamento del Museo della Tradizione Ceramica e potenziamento del PAAO - e inserito nei grandi circuiti facendo tesoro dei sistemi moderni di gestione;
b) il ruolo della nuova biblioteca che deve assumere il compito di promozione costante della cultura mediante la massima accessibilità – in termini di orari, servizi e strumenti di diffusione, procedendo al completamento del progetto.
c) il ruolo del Teatro Mancinelli, che con una gestione controllata e lungimirante può rappresentare una altro aspetto decisivo della capacità della città di ospitare e di produrre cultura anche attraverso una qualificata offerta formativa;
d) la realizzazione di una struttura per grandi mostre che consenta alla nostra città e al nostro territorio di partecipare da protagonista all’offerta culturale italiana nel sistema globale della promozione turistica, artistica e culturale, di livello elevato;
e) La promozione di interventi per integrare l’offerta museale, archeologica, artistica, culturale, musicale e ambientale della città e del territorio - anche tramite la costituzione di un tavolo di concertazione - con i diversi protagonisti attraverso il quale: coordinare le iniziative, la promozione e la comunicazione; modernizzare la fruizione delle esperienze museali; favorire esperienze di scambio culturale e formazione;
f) È necessario infine sostenere e valorizzare la produzione culturale e artistica, soprattutto giovanile, con l’individuazione di nuovi spazi, attività formative, scambi di esperienze nazionali e internazionali.
Strutture congressuali e artigianato artistico - Naturalmente tutto questo fa pendant con un necessario adeguamento delle strutture per la congressistica, con la qualificazione della rete dei servizi commerciali e con la forte valorizzazione dell’artigianato di qualità – attraverso la costituzione di una scuola di “Arti e Mestieri” - di cui la nostra città e il nostro territorio contengono diverse e importanti espressioni.
Centro Studi Città di Orvieto - Per quanto concerne la formazione superiore di tipo universitario e post-universitario noi crediamo che il CSCO debba essere centrale nella delineazione di un sistema territoriale moderno. Senza cadere in logiche particolaristiche, ma proprio nel quadro dell’Umbria policentrica di cui abbiamo parlato, esso può ospitare non solo università straniere ma anche università italiane che ne abbiano interesse, senza con questo interferire per nulla con l’Università dell’Umbria, anzi rappresentandone una positiva integrazione.
TURISMO / AMBIENTE / CULTURA E AGRICOLTURA
La filiera turismo-cultura-ambiente-agricoltura, elemento centrale dei piani di sviluppo regionale, deve essere per il nostro territorio un punto fondamentale di una programmazione di sistema che rilanci le potenzialità straordinarie del nostro territorio. In particolare ci proponiamo di:
a) Promuovere l’integrazione tra offerta agroalimentare e offerta culturale e turistica, anche con la realizzazione di un centro di documentazione, promozione e formazione sulla cultura materiale orvietana anche a servizio delle produzioni locali di qualità;
b) Favorire lo sviluppo di una agricoltura sostenibile legata alle filiere corte anche attraverso l’attivazione di politiche che indirizzino sia per le mense scolastiche che aziendali l’utilizzo di prodotti locali, di cui una parte a produzione biologica, per almeno il 50%. Promuovere l’utilizzo di prodotti locali e biologici nei ristoranti locali e nei servizi di catering. Realizzare spazi e/o mercatini di vendita di produzioni alimentari ed artigianali locali.
c) Favorire lo sviluppo della costituzione dei Gruppi di Acquisto Solidali e l’ istituzione di un “mercato contadino” per la valorizzazione, promozione e commercializzazione dei prodotti della filiera corta;
d) Continuare a sostenere i progetti di educazione alimentare in collaborazione con gli istituti scolastici
e) Sostenere e valorizzare le attività di ricerca del CERSAL del CSCO in materia di sicurezza alimentare;
f) Promuovere le produzioni vinicole di qualità d’intesa con i produttori, le cantine, il Consorzio e la Strada dei Vini etrusco Romana in Provincia di Terni attraverso una più serrata integrazione con le offerte turistiche e culturali della città.
g) Realizzare un “Ostello della gioventù”;
h) Realizzare una più efficace strategia di comunicazione delle offerte culturali, turistiche e ambientali del territorio orvietano attraverso le nuove tecnologie informatiche e con il sostegno di un Consorzio locale di gestione.
i) Promuovere e valorizzare il turismo sportivo d’intesa con le organizzazioni sportive territoriali.
j) Investire e sostenere decisamente il comparto turismo congressuale anche attraverso azioni coordinate e concertate di promozione e marketing specifico
TERRITORIO E AMBIENTE
Il territorio è un bene essenziale che si tutela nella misura in cui lo si usa in modo sostenibile, se ne rispettano le connotazioni storiche e i cicli e dunque in un rapporto corretto e responsabile con le esigenze umane. Non sempre questo è avvenuto, ma fondamentalmente non si può negare né la crescita culturale né una politica sempre più attenta alle compatibilità e alle opportunità rappresentate dalle conquiste scientifiche e tecnologiche moderne applicate all’uso del territorio. La prospettiva del contenimento dell’uso del suolo deve orientare le politiche urbanistiche al fine di unire e riequilibrare le polarità della città, e a ridisegnare l’urbanistica in funzione di un nuovo equilibrio fra aree centrali ed aree periferiche in un quadro di sostenibilità paesaggistica come definita dalla Carta Europea sul Paesaggio. In questa visione di riequilibrio fra aree centrali e periferiche vanno riqualificati i quartieri della città e le sue frazioni e borghi, migliorandone le infrastrutture viarie e di sosta, l’accessibilità, la mobilità, gli spazi ed il verde pubblico, l’arredo urbano e l’edilizia residenziale. Processo che non può escludere una mappatura dei nuovi bisogni per individuare e realizzare i necessari servizi strategici e di base alla persona e alle imprese. A tale riguardo è urgente costituire una banca dei dati territoriali e ambientali (suolo, sottosuolo, acqua, vegetazione, paesaggio, aree sensibili) all’interno di un sistema informativo che possa sostenere e orientare le scelte in caso di previsioni comportanti trasformazioni del territorio. Un aspetto tutt’altro che secondario in questa visione complessiva fa riferimento ad un uso corretto e intelligente dell’arredo urbano, concepito in tutti i suoi aspetti, da quello estetico a quello dell’efficienza e della sicurezza.
In particolare, intendiamo:
Promuovere progetti pubblici finalizzati all’efficienza, al risparmio energetico e alla diffusione di fonti rinnovabili;
Modificare il regolamento edilizio prevedendo alti standard di efficienza energetica per i nuovi edifici e ristrutturazioni;
Promuovere politiche del recupero edilizio attraverso una anagrafe informatizzata degli immobili abbandonati o in disuso anche al fine di sollecitare le risorse rese disponibili dalla legge regionale sui centri storici.
Limitare massimamente l’impatto ambientale delle attività estrattive nella prospettiva di contribuire, sul medio periodo, ad una riconversione/riqualificazione del comparto, d’intesa con le imprese del settore. Le risorse strategiche d’area (es. riserve idriche) o i progetti strategici legati al paesaggio di grande rilevanza, sono in ogni caso prioritari rispetto alle ipotesi di coltivazione mineraria e/o estrattiva. In tal senso, si ribadisce la contrarietà rispetto all’ipotesi di sfruttamento minerario dell’area di Benano.
Attuare la variante al PRGS approvato nella trascorsa consigliatura in scadenza e attuazione del PRGO conseguente;
Dare attuazione alla rilevazione, valutazione, disciplina e tutela del paesaggio sulla base dei criteri della Convenzione Europea del Paesaggio
Recuperare il ruolo storico, ambientale ed economico, delle frazioni attraverso il rilancio delle loro identità.
SERVIZI A RETE
Gestione pubblica dei beni essenziali - Il sistema dei servizi a rete deve garantire ai cittadini sia l’efficienza dei servizi che il minor costo possibile. La riforma della governance dei Servizi Pubblici Locali va tematizzata attraverso il riequilibrio dei rapporti tra pubblico e privato, dove al primo viene riconosciuto il compito delle indicazioni delle priorità dedotte dagli interessi generali. E’ a partire da questo profilo riformatore che le questioni della tutela dei beni comuni - intesi come diritti inalienabili - e della compiuta affermazione di un governo pubblico dell’acqua- saranno gli obiettivi strategici da perseguire, insieme ad una azione politica che punti ad una gestione pubblica effettiva, superando tutte quelle distorsioni che di fatto hanno prodotto una gestione formale pubblica e una gestione reale privata, con l’effetto della lievitazione dei costi e di inefficienze conclamate.
SERVIZI SANITARI E POLITICHE SOCIALI
Per raggiungere l’obiettivo di una città inclusiva, della solidarietà e delle opportunità, mettendo al centro delle politiche sociali il cittadino, è fondamentale condividere il concetto di “Salute” così come definito dal Prof. A. Seppilli, uno dei padri della riforma sanitaria e cioè: “Il processo di ben essere fisico e psichico di un individuo dinamicamente inserito nel proprio contesto sociale (e naturale, aggiungiamo noi). Questa premessa ci permette di comprendere che la salute non è una “condizione” bensì un processo, un divenire su cui agiscono costantemente le scelte individuali (stili di vita) e le scelte politiche.
Altro assunto è che la salute è costituita dall’insieme di tre determinanti inscindibili: quella fisica, quella psichica e quella sociale. Una politica che alimenti scissione e separazione di questo concetto unitario rende un cattivo servizio a se stessa e al cittadino ed induce i medici alla medicina difensiva. Il territorio orvietano, per tradizione di civiltà, per densità di popolazione, per facilità di rapporti istituzionali consente la possibilità di sperimentare ed attuare a pieno il senso di questo approccio.
Pertanto la nuova amministrazione comunale si farà carico di una serie di iniziative tese a promuovere e realizzare una reale integrazione tra sanità ospedaliera, sanità territoriale e comparto sociale.
Ulteriori obiettivi sono:
1) Realizzazione del Palazzo della Salute c/o i locali individuati da tempo presso l’ex Caserma Piave.
2) Portare alla piena realizzazione il “Progetto Anziani” così come approvato dal Consiglio Comunale nel 2006.
3) Favorire l’organizzazione di un servizio di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione delle problematiche della Terza Età, integrato con le risorse sanitarie e sociali già esistenti (MDB, ADI, CSM, Reparti ospedalieri, Uff. della Cittadinanza), ma dotato anche di risorse e professionalità autonome; tale servizio deve avviare l’ apertura di uno sportello di ascolto per problematiche legate a malattie degenerative del SNC come le demenze e la malattia di Alzheimer, anche attraverso l’attivazione delle risorse dell’ associazionismo e volontariato, appositamente formato.
4) Dare strumenti e risorse alle politiche attive rivolte alla Terza Età.
5) Riqualificare e completare la rete dei servizi comunali per la prima infanzia in termini di offerta, a partire dalla realizzazione dell’ Asilo Nido di Ciconia e dell’ Asilo Nido Interaziendale di Bardano.
6) Difendere i lasciti De Solis e Piccolomini
7) Sostenere la crescita di attività extrascolastiche rivolte a minori con disagio dovuto a problematiche di adattamento culturale, disagio sociale e disabilità, per sostenere percorsi di integrazione.
8) Favorire e accrescere le politiche di educazione sanitaria a partire dalle scuole fino ai centri di aggregazione degli anziani, per la promozione di corretti stili di vita.
9) Riaffermare la centralità del Consultorio Familiare nella promozione della salute della donna, della coppia e della famiglia, dedicandogli le necessarie risorse finanziarie e umane.
10) Promuovere un progetto concreto e complesso indirizzato alle giovani generazioni ed alla fascia adolescenziale che preveda lo sviluppo di azioni e servizi tesi a ostacolare l’ isolamento e favorire il senso della responsabilità, della partecipazione e dell’ affermazione sociale armonica.
11) Sostenere lo sviluppo di esperienze di economia civile e sociale attraverso politiche di promozione delle cooperative sociali di tipo B e di imprese sociali.
12) Prevedere nelle gare di appalto pubbliche l’ inserimento delle “clausole sociali” ai sensi della direttiva europea 2004/118/CE e del D. Lgs. 163/2006 al fine di sostenere le imprese sociali.
13) Portare a compimento il progetto di ristrutturazione della ex scuola elementare di Orvieto Scalo da destinare al polo territoriale del Terzo Settore e a Servizi socio-riabilitativi per disabili.
14) Istituire attraverso l’ investimento di risorse e l’acquisizione di personale il Servizio di Medicina del Lavoro.
15) Portare a compimento l’istituzione della Consulta dei Migranti.
16) Investire sulla valorizzazione dei Servizi Territoriali Distrettuali, intesi come punto cardine dell’integrazione socio-sanitaria affinché vengano realizzate completamente le funzioni di integrazione dei servizi territoriali tra loro, con la Medicina di Base, con l’ Ospedale e con i Servizi Sociali.
17) Completare l’organizzazione del Centro di Salute Mentale con risorse appropriate a fronteggiare il progressivo aumento dell’ utenza e complessità della domanda.
18) Assumere la responsabilità di portare a completa realizzazione il ruolo di Polo dell’ Emergenza-Urgenza assegnato dai vari Piani Sanitari Regionali all’ Ospedale di Orvieto.
19) Realizzare, di concerto con il mondo del Terzo Settore, la Casadell’Associazionismo e delle Culture.
SPORT
Lo sport attraversa settori decisivi della vita sociale del territorio, svolgendo una fondamentale funzione per quel che riguarda la coesione e l’integrazione sociale, il benessere e la diffusione di corretti stili di vita. È necessario quindi proseguire nella valorizzazione delle realtà associative sportive cittadine (alle quali va riconosciuto un fondamentale ruolo anche nella determinazione degli obiettivi e delle iniziative da intraprendere) e nell’opera di realizzazione e riqualificazione degli impianti sportivi.
POLITICHE DI BILANCIO
Tutto questo non sarebbe possibile senza una sana politica di bilancio. Bisogna dare atto all’A.C. uscente di aver fatto uno sforzo determinante per risanare e assestare il bilancio. L’opera di risanamento effettuata consente oggi di lavorare seriamente alla stabilizzazione. Ciò che va fatto in modo trasparente e deciso puntando a nuove entrate che possono derivare sia dalle opportunità offerte dal riuso della Piave sia da altre fonti di entrata.
UN NUOVO PATTO TRA ISTITUZIONI E CITTADINI
La crisi economica che si ripercuote anche a livello locale e le inevitabili trasformazioni introdotte dalla riforma federalista dello stato richiedono una profonda riflessione anche nella nostra comunità comunale.
Da qui la necessità di introdurre elementi di innovazione, mettendo in campo risposte adeguate per affrontare le urgenze ma, al tempo stesso, in grado di indicare ai cittadini una via di uscita in avanti, una nuova strada di aggregazione e di sviluppo.
Tutto ciò richiede un impegno dell’Amministrazione Comunale in grado di garantire luoghi di effettiva partecipazione democratica attraverso un patto tra Pubblica Amministrazione, associazioni e cittadini.
La ridefinizione del rapporto tra Istituzione Pubblica e Cittadino e le priorità dell’azione di governo locale dovranno avvalersi della collaborazione delle parti sociali, degli operatori economici e del terzo settore e della comunità locale tutta.
Affinché si possa dare fiducia ad un’azione collettiva è necessario riaffermare sempre: trasparenza nell’uso delle risorse, comportamenti ispirati alla sobrietà e quindi un’etica pubblica che ha fatto del centrosinistra la sua positiva caratteristica, eliminando situazioni che possano produrre conflitti di interesse.
Per questi motivi riteniamo di dare priorità:
1. alla riforma ed adeguamento dello statuto Comunale al fine di potenziare gli istituti della partecipazione e gli strumenti di controllo, monitoraggio e valutazione dell’azione amministrativa anche individuando autorità indipendenti capaci di segnalare eventuali anomalie
2. la semplificazione dei procedimenti amministrativi favorendo l’autocertificazione e altre forme funzionali a tale obiettivo e promuovendo un confronto serio con l’opinione pubblica teso a garantire efficienza ed economicità della P.A.
3. la definizione di nuovi regolamenti per gli appalti e nuove norme concorsuali per l’accesso al pubblico impiego
4. nel rapporto politica e amministrazione pubblica rendere incompatibili incarichi di Governo con incarichi esecutivi in imprese pubbliche o che hanno rapporti contrattuali con la pubblica amministrazione.
DEMOCRAZIA E PARTECIPAZIONE
La cornice in cui tutte le scelte programmatiche di modernizzazione a nostro avviso vanno iscritte è fatta di poche ma significative parole d’ordine:
• uffici e servizi pubblici efficienti e misure che facilitino la vita dei cittadini, anche con il potenziamento dell’informatizzazione della macchina comunale e l’istituzione dei servizi di “e-government”
• merito, responsabilità e competenza nelle scelte e negli incarichi;
• la qualità come criterio guida in tutte le fasi di tutte le azioni;
• prevalenza del bene comune su ogni altra considerazione.
Questi principi non avrebbero alcun senso se non fossero il riferimento di comportamenti reali e soprattutto se non fossero i cardini di una democrazia partecipata, sul cui concetto però secondo noi bisogna intendersi al fine di una condivisione che sia profonda e costante. Il concetto di democrazia su cui si fonda la nostra Costituzione è quello di democrazia rappresentativa, con gli eletti che sono espressione della volontà popolare esercitata mediante il diritto di voto. Le assemblee elettive sono e restano dunque i luoghi in cui principalmente, anche se non esclusivamente, si condensa e si esercita la volontà democratica dei cittadini.
Nello specifico, ci proponiamo di:
1. Istituire una area di delega specifica per la partecipazione e la comunicazione pubblica e per le pari opportunità, provvedimento che si inscrive nell’ambito di una più generale riforma dell’organizzazione Amministrativa e del nuovo patto tra amministrazione e cittadini, nella partecipazione e condivisione delle scelte programmatiche e delle azioni politiche che le sottendono e in grado di proseguire, rafforzandolo, il percorso avviato con l’approvazione della Carta Europea per l’Uguaglianza e la parità delle donne e degli uomini nella vita locale.
2. Valorizzare il ruolo dei Consigli di Zona ampliandone le prerogative;
3. Istituire l’anagrafe degli eletti – con l’obbligo di autocertificare le proprie situazioni patrimoniali, immobiliari, finanziarie, fiscali, societarie, incarichi remunerati ed eventuali condanne penali e/o amministrative e carichi penali pendenti senza ledere il diritto alla sicurezza personale - e garantire la diffusione telematica degli atti del Comune (delibere di Giunta, di Consiglio e Determinazioni);
4. Riformare il sistema di rappresentanza del tavolo interassociativo ampliandone la base dei soggetti abilitati a partecipare (es. Forum Terzo Settore)
5. Realizzare uno Spazio per la comunicazione al cittadino per occasioni ordinarie o straordinarie anche in forma assembleare e per l’esposizione di progetti di iniziativa pubblica, sollecitando contributi e osservazioni in forma regolamentata, o di iniziativa privata, ove richiesto;
6. Attivazione del procedimento del Bilancio Partecipato.
Si riconosce nel Bilancio partecipato, uno strumento di democrazia nel quale il cittadino diventa un protagonista permanente della gestione pubblica, strumento di partecipazione, trasparenza, pubblicità, accessibilità efficacia ed efficienza.
7. Redigere, a fine anno, il Bilancio Sociale del Comune di Orvieto
8. Promuovere la costituzione del “Consiglio Comunale dei Ragazzi”
9. Al fine di favorire una migliore integrazione degli immigrati e dello loro comunità, si propone di istituire la figura del consolato onorario d’intesa con le istituzioni provinciali e regionali.
10. Nomina del Difensore Civico
POLITICHE DI VIVIBILITA’ URBANA E DI SICUREZZA
Il diritto alla sicurezza è senz’altro uno dei cardini di una società aperta e democratica. È pertanto nostra intenzione collaborare attivamente con le forze preposte al controllo del territorio al fine di assicurare e garantire ad imprese e cittadini una imprescindibile qualità della vita. Tuttavia, una vera cultura della sicurezza – che non può sostanziarsi con fasi di controllo e repressione - lavora invece sull’integrazione, opera per impedire fenomeni di marginalità sociale e di degrado urbano, rafforza il senso della solidarietà diffusa e promuovere valori positivi quali il lavoro, la lealtà, il senso civico, il volontariato.
Una società democratica deve saper garantire ai propri cittadini il diritto alla sicurezza del lavoro e sul lavoro.
Comune di Orvieto
Oggetto: Mozione ai sensi dell'art. 32, comma 2, lettera a) del Regolamento Comunale: Linee Programmatiche della Coalizione di Centro Sinistra per la Città
Chiediamo l'inserimento nell'ordine del giorno della prossima riunione del Consiglio comunale della Mozione allegata.
Cordialmente
Capogruppo Partito Democratico
___________________________________
Capogruppo
Socialista Sinistra e Libertà per Orvieto
___________________________________
Premesso che
a tutt'oggi non è stato presentato il programma del Sindaco e della sua Giunta, nella convinzione che sia necessaria totale chiarezza sulla separazione dei ruoli tra esecutivo e maggioranza consiliare e che urga un’azione sollecita ed adeguata alle esigenze ed alle speranze della città;
• considerando
la spinta ideale e l’impegno che hanno sempre animato i sottoscrittori nella costruzione di una città capace di un futuro migliore e la validità delle elaborazioni progettuali proposte in occasione della tornata elettorale scorsa, i gruppi consiliari del Partito Democratico e Sinistra e Libertà mettono a disposizione del Consiglio comunale e dell'intera città la proposta programmatica che ha ottenuto nelle ultime amministrative il consenso della maggioranza dei cittadini orvietani, al fine di giungere ad una discussione da cui possa emergere una sintesi operativa
• chiedono:
al Sindaco e alla Giunta di fare proprie le linee d’indirizzo allegate alla presente mozione
in allegato Linee Programmatiche della Coalizione di Centro Sinistra per la Città
Allegato
Con queste proposte programmatiche la coalizione di centrosinistra si candida alla guida del Comune di Orvieto. A partire dalla condivisione delle intese programmatiche regionali e provinciali e dalla sottoscrizione di un patto affinché la politica ritrovi i valori fondanti della democrazia e della reale partecipazione dei cittadini, le forze politiche dell’alleanza di centrosinistra, con questo documento, intendono offrire il proprio originale contributo allo sviluppo del territorio orvietano e quindi provinciale e regionale.
ORVIETO E L’UMBRIA
Concepiamo Orvieto – città libera, solidale e antifascista - come elemento mobile di un’Umbria aperta al mondo e in grado di giocare la carta della competizione internazionale. Elemento mobile perché naturalmente proteso verso l'Alto Lazio e la Bassa Toscana, aperto sull'Area Metropolitana di Roma, attraversato già da ora da flussi del turismo internazionale e simbolo delle “città umanistiche” mondiali predisposte all'incontro con altre culture e altri popoli. Una città che può consolidare la sua presenza nelle reti nazionali e internazionali valorizzando, al contempo, cultura e arte e tessuto imprenditoriale innovativo. Le specificità storiche, artistiche e urbane di un territorio non contrastano più con lo sviluppo delle imprese e del lavoro. Anzi, proprio dall'intreccio fra queste differenti qualità si può trarre la forza per rivendicare un’identità non banale, attrattiva di risorse, imprese e cervelli.
Orvieto vuol fare la sua parte, così come l'Umbria non dovrà far mancare la propria. Serve una governance complessa, una classe dirigente – non solo politica – capace di fare scommesse all'altezza delle sfide imposte dalla crisi economica e sociale e da un mutamento di paradigma necessario a rilanciare un nuovo ciclo di produzione e consumo.
Gli effetti della crisi economica, evidenziati dall’aumento dei senza lavoro e dal fortissimo incremento della cassa integrazione, rischiano di lacerare il tessuto economico e la qualità della coesione sociale umbra, e di interrompere un ciclo virtuoso di sviluppo che aveva consentito alle masse popolari di accedere alle opportunità della modernità e della società della conoscenza. L’intollerabile presenza di situazioni di povertà (secondo la Caritas circa il 14% degli italiani sono poveri o quasi-poveri), il crescente disagio dei ceti medi e la sostanziale paresi della mobilità sociale (solo il 13,9% di chi nasce in casa di operai riesce a fare il salto sociale) sono gli allarmanti segnali di grandi trasformazioni in corso, determinate dalla crisi del paradigma neo-liberista e dalle scelte di politica economica e sociale che ne sono derivate e che hanno determinato l’attuale crisi economica-finanziaria, così come l’aumento delle povertà e l’incremento del depauperamento delle risorse naturali con forti impatti ambientali. In tal senso, le responsabilità del governo di centrodestra sono gravissime: le poche risorse messe a disposizione per affrontare questo difficile passaggio vengono disperse in mille rivoli, e non riescono né a scalfire il costo sociale né a prospettare una nuova fase di crescita del Paese. L’introduzione del federalismo fiscale pone inoltre il problema del rapporto fra questo e i diritti di cittadinanza come nuovo patto di coesione sociale fra tutti i soggetti che vivono o lavorano nel territorio. L’emergere sullo scenario socio-economico e culturale di nuovi lavori, mutamenti demografici, nuovi bisogni, emergere della creatività come elemento centrale di produzione del valore, nuovo ruolo delle città e dei territori nella competizione internazionale – e che determinano un cambiamento di paradigma nel nostro modello di produrre, vivere, accumulare e valorizzare secondo un principio di responsabilità diffusa a cui nessun governo locale può sfuggire.
L’Umbria e Orvieto debbono rispondere alla crisi con elementi di forte innovazione, ripensando funzioni e assetti istituzionali e proponendo la sottoscrizione di un nuovo patto tra istituzioni e cittadini. Bisogna tuttavia impedire che la situazione economica disperda il prezioso patrimonio di imprese, professionalità e talenti che si è strutturato nel tempo. A tal fine, va approntata - d’intesa con gli altri livelli istituzionali, con il sistema associativo e con quelli del credito e delle autonomie funzionali - una strumentazione adeguata a contrastare l’emergenza secondo gli indirizzi presenti nel documento programmatico regionale del centrosinistra.
Anche per Orvieto, serve quindi una capacità di progettazione all’altezza del ruolo che come centrosinistra rivendichiamo. Il modello di sviluppo a cui facciamo riferimento fa leva sulle risorse locali e sulla capacità attrattiva di un territorio concepito come un unicum di risorse umane, ambientali, storiche, paesaggistiche, sul know-how e sulla qualità della vita. Si tratta del mix di attività produttive, elementi simbolici e immateriali, qualità estetiche, culturali e sociali espressione di quell’economia della qualità che oggi dà vigore ad uno sviluppo sostenibile rimettendo al centro il territorio. Perché è sul territorio che oggi si formano interessi e identità collettivi; è sul territorio che si esplica la voglia di viver bene, su cui si radica oggi buona parte del consenso sociale; è sul territorio che si può richiamare la responsabilità di tutti (imprese, enti locali e singoli) a rilanciare lo sviluppo e a razionalizzare spese e interventi.
Pensiamo quindi ad uno sviluppo locale il cui carattere distintivo sia rappresentato dalla capacità dei soggetti istituzionali di cooperare per avviare e condurre percorsi di sviluppo condivisi che mobilitino risorse e competenze locali.
È necessario superare lo scivolamento dell’Umbria da una parte verso una frammentazione che possiamo chiamare “cantonismo” e dall’altra verso un certo “neo-centralismo”, entrambi nemici delle capacità propulsive dei territori, e dunque affermare, anche da Orvieto, l’idea di un’Umbria policentrica e aperta ai progetti interprovinciali e interregionali, che sono la vera prospettiva di sviluppo nell’epoca del federalismo. Non si tratta di un localismo autarchico ma di una prospettiva per cui il protagonismo dei soggetti locali è capace di usare risorse esterne per valorizzare quelle interne. Quindi: attrarre investimenti, imprese, risorse scientifiche e culturali, non solo come occasione per la crescita della produzione, del reddito e dell’occupazione, ma come strumento che arricchisce le competenze e le specializzazioni locali. Ovviamente, la password del futuro, anche nel nostro territorio, è data dal termine “cooperare”: la politica deve responsabilmente assumersi l’onere di tracciare un percorso di pianificazione strategica grazie al quale la città e il territorio integrano le proprie energie e risorse in un progetto comune per raggiungere obiettivi condivisi.
Il ragionamento più recente attorno ai processi di internazionalizzazione delle imprese italiane e umbre apre uno spazio nuovo per collocare Orvieto e la sua specificità sociale, culturale ed economica all’interno di processi di mutazione che avvolgono i luoghi e i territori del pianeta. Una moderna economia delle città, di città proiettate nel mondo, è un’altra decisiva opportunità per l’inserimento in reti nazionali e internazionali di un grande numero di piccole imprese di tutti i settori: da quelle che operano nell’alta tecnologia a quelle legate al turismo, e in particolare al turismo culturale, dall’agricoltura dei prodotti tipici alle libere professioni.
La dialettica di flussi e di luoghi, le forme di governance di opzioni globali e risorse locali, trasformano le città in “porti ideali” per andare alla scoperta del mondo e connettersi con le trame della modernità più avanzate e più dense di occasioni. Una grande opportunità perché Orvieto può già vantare un “rango” internazionale di eccellenza. Merito della storia ma anche di capacità espresse in tempi più recenti. Basti pensare, per i decenni trascorsi, a quello che ha significato il “Progetto Orvieto” nel determinare il passaggio dalla società agricola alla società moderna caratterizzata dalla centralità del sapere, dall’economia della conoscenza e della cultura, dal rapporto positivo tra sviluppo e ambiente, dal rapporto creativo tra locale e globale. Basti pensare, poi, per i tempi più recenti, alla rete internazionale delle Cittaslow al cui centro si trova proprio Orvieto. Oppure, alle reti lunghe percorse dai nostri prodotti migliori: dall’elettronica al comparto agroalimentare passando per la meccanica e la meccatronica, il tessile di qualità, le risorse culturali e monumentali. È il tempo della consapevolezza, è il tempo di muovere la città che vuole competere e vincere le sfide; tempo dell’innovazione e dei talenti, dei giovani e di una sfida che può essere vinta con il coraggio e creatività.
“Su molti di questi terreni la competizione è aperta a tutti, la sfida della internazionalizzazione riguarda tutte le città: grandi, medie e piccole; singolarmente o, meglio, associate tra loro. Ciò che conta è la capacità di pensare strategicamente allo sviluppo futuro: uno sviluppo non più fondato sulla dilatazione delle città, sulla moltiplicazione di periferie, sul consumo del territorio; ma fondato sull’inserimento in quelle reti nazionali e internazionali di qualità”.
Orvieto è al centro di una rete locale di risorse e di qualità. Deve quindi poter adempiere ad un funzione ordinatrice e trasferire con sé nel mondo quei “grappoli” di borghi che punteggiano l’intero territorio. Un compito da svolgere senza pretese egemoniche e con la volontà tenace di fare sistema. E se il termine di riferimento è il Comprensorio orvietano nel suo complesso (per ragioni storiche, culturali e politiche), ciò non deve far dimenticare il territorio dell’Alto Lazio e della Bassa Toscana, anch’esso storicamente affiancato ad Orvieto. Con la realizzazione dell’Aeroporto di Viterbo e l’ampliamento del Porto di Civitavecchia i flussi potranno muoversi anche verso Oriente, toccando quindi le nostre terre. È urgente una “politica dei confini” per superare sbarramenti istituzionali spesso inibitori di occasioni di sviluppo.
Orvieto può diventare uno dei “porti” dell’Umbria, attrattivo dei flussi che attraversano le nuove trame infrastrutturali del Centro Italia, un punto di approdo di visitatori, turisti, merci, opportunità di sviluppo. In questo scenario, caratterizzato dal mutamento di natura di un territorio che si vuole aperto al mondo (questa la scommessa!), vanno inseriti i progetti e vanno condivise, con le forze economiche, sociali e le autonomie funzionali, sempre attraverso un reale processo partecipativo, gli obiettivi di medio e lungo periodo. Il confine diventa non più il luogo della marginalità ma di una nuova identità dell’Umbria che voglia dirsi plurale.
Pensare strategicamente allo sviluppo futuro significa lavorare sui temi strategici che muovono e muoveranno il mondo. Elementi connessi alla società della conoscenza, alla qualità della vita e al welfare, ai servizi per le donne e per l’infanzia, ai “beni collettivi”, alle strutture di formazione, al protagonismo dei soggetti, alla libertà di agire e intraprendere.
Una nuova stagione in cui la qualità sia di tutti e in cui la normalità della vita quotidiana sia l’eccellenza vantata nel mondo, fattore di attrazione delle persone e delle imprese. Una città e un territorio dove “si vive bene” e dove le diverse istituzioni concorrono alla creazione di questo stato di cose; una città e un territorio naturalmente predisposti ad accogliere esperienze più significative dell’economia della conoscenza ed economia del benessere.
Attorno a questi nuclei di opportunità il territorio si deve dotare di adeguati strumenti. A partire dalla costituzione e valorizzazione del capitale umano, dall’istruzione e formazione, dalla valorizzazione dei saperi artigianali e pratici, dai servizi alle imprese, da una rete commerciale all’altezza delle necessità, dalla diffusione di saperi linguistici atti ad accogliere i flussi del mondo, da una pubblica amministrazione efficiente e snella, da un uso del territorio più consapevole delle “armonie” necessarie al mantenimento delle nostre risorse strategiche, dalla disponibilità degli istituti di credito ad accompagnare la crescita del tessuto economico e sociale scommettendo sulle attività più innovative e più capaci di futuro.
ORVIETO E L’ORVIETANO
Il contributo di Orvieto nell’Umbria dei confini e delle porosità interregionali si rafforza perseguendo una politica di area vasta che, dall’Orvietano, dialoghi con i territori contermini. È quindi necessario riaffermare, specie in un periodo storico caratterizzato da una forte competizione tra sistemi territoriali, la centralità del territorio orvietano nelle politiche di sviluppo e il ruolo-guida della città più grande.
Lo ribadiamo, nel quadro di un’Umbria policentrica che faccia dei territori cerniera i punti avanzati di uno sviluppo davvero moderno in cui tutto si lega, in una logica di sistema e di ricerca e di affermazione della qualità. È pertanto compito della politica e della amministrazioni ragionare attorno ai grandi temi dello sviluppo e della qualità, coordinare le diverse iniziative all’interno di un quadro di coerenze e di sostenibilità, co-progettare il territorio attraverso un chiaro disegno sistemico.
Al fine di coordinare con maggiore efficacia i processi di sviluppo del territorio del comprensorio orvietano, si propone di realizzare un Piano Strategico di Area che riconnetta, dentro un quadro di programmazione condiviso, le politiche e gli indirizzi di governo del territorio.
ORVIETO: PER UNA NUOVA FASE DI SVILUPPO
Una nuova fase di sviluppo è possibile se le risorse locali vengono messe a sistema nel quadro di politiche integrate, fortemente spostate verso l’innovazione, capaci di indicare le priorità su cui concentrare gli investimenti pubblici e privati. In tal senso, la Pianificazione Strategica dell’area orvietana appare lo strumento più appropriato a coordinare i diversi livelli istituzionali, economici, sociali e culturali. La Pianificazione Strategica si basa infatti su un processo di cooperazione volontaria tra i diversi soggetti pubblici e privati e soggetti del Terzo Settore che mettono a punto insieme un percorso di sviluppo condiviso, individuano alcuni obiettivi strategici e si impegnano a realizzare una serie di azioni tra loro integrate
EX CASERMA PIAVE ED EX OSPEDALE
In tal senso un ruolo essenziale può essere svolto dal riuso dell’ex caserma Piave e dell’ex Ospedale secondo i principi di utilizzo strategico, complessivo e produttivo. Pur in continuità con le attività progettuali e di valorizzazione del complesso fino ad ora intraprese, a partire dalle valutazioni sugli esiti delle procedure ad evidenza pubblica così come impostate nella consigliatura in scadenza, intendiamo ribadire i criteri fondamentali che debbono guidarci in questa che è certamente l’operazione di governo più ambiziosa e difficile, ma dalla quale altrettanto certamente dipenderanno molte cose sia per i caratteri e la qualità dello sviluppo che per la tenuta della città e del territorio:
• le scelte debbono essere effettuate dal Consiglio Comunale senza che su questo ci siano ambiguità;
• va riaffermata sia la natura strategica di tali beni sia la loro destinazione e gestione produttiva;
• va evitato ogni pericolo di operazioni speculative e di breve periodo
INFRASTRUTTURE E LAVORI PUBBLICI
Un ruolo parimenti essenziale nello sviluppo può essere svolto da un progetto generale di modernizzazione infrastrutturale, articolato in diversi modi ma centrato inevitabilmente sui seguenti aspetti:
a) viabilità e trasporti: gli interventi debbono riguardare sia la viabilità interna (con le priorità di complanare, variante di Sferracavallo, insilamento di Via dei Tigli a Ciconia e attuazione della IV fase della mobilità alternativa); sia la viabilità esterna (verso Todi-Perugia, Viterbo-Civitavecchia e Bassa Toscana) attraverso il secondo casello A1, il cui finanziamento non deve confliggere con il completamento della complanare, ed interventi di adeguamento e messa in sicurezza della Baschi-Todi e del tratto dell’Amerina fino a Orvieto Scalo; sia interventi di logistica funzionali allo sviluppo quali la realizzazione dello scalo merci FFSS a servizio dell’area industriale di Fontanelle di Bardano.
Vanno affrontati in modo sistematico le questioni del trasporto ferroviario, che riguardano in primo luogo i pendolari ma anche i flussi turistici e il ruolo del nostro territorio;
b) reti telematiche: va portata la banda larga in tutto il territorio;
c) sistema del credito: va sviluppata una politica locale del credito su progetti di sviluppo che coinvolgano pubblico e privato; vanno favoriti i progetti a forte valenza di innovazione e che impieghino i giovani; vanno stabiliti accordi con la Fondazione Cassa di Risparmio per interventi su priorità di forte interesse generale;
d) energia: puntare sulle fonti rinnovabili e sul risparmio energetico in modo coerente con i piani regionali e provinciali; consentire sul territorio solo la costruzione di impianti di cogenerazione ad alto rendimento, cioè sistemi in cui si produce energia elettrica e il calore derivante da tali processi invece di essere sprecato come nella produzione tradizionale di elettricità viene riutilizzato all’interno di processi industriali o per usi civili (DLgs. 7/o2/2007). Tali impianti debbono essere di piccole dimensioni e per quelli a biomasse si dovranno verificare preventivamente la effettiva disponibilità di (dunque compatibili con le quantità di) combustibile naturale di cui si può disporre in modo sicuro e controllato, escludendo quindi i combustibili provenienti dalla gestione dei rifiuti; le decisioni in materia non possono essere condizionate da no pregiudiziali ma al contrario debbono essere orientate secondo evidenze scientifiche e attraverso la partecipazione e il coinvolgimento delle popolazioni interessate;
e) discarica e gestione dei rifiuti: raggiungere l’obiettivo del 65% di raccolta differenziata entro il 2012 come previsto dal Piano Regionale sui Rifiuti, per puntare ad un incremento nella logica di “rifiuti zero”, premiando con sconti tariffari i comportamenti più virtuosi e sensibilizzando in maniera costante la città. Introdurre un sistema tariffario basato sulla quantità di rifiuti prodotti piuttosto che in base alla superficie occupata. Più in generale, stare dentro il Piano Regionale salvaguardando gli interessi del nostro territorio sia in termini strategici sia di gestione economica a favore della popolazione, riaffermando il principio strategico di prossimità su base regionale per qualsiasi tipo di rifiuto, evitando l’ ingresso di rifiuti da fuori regione. Nell’ottica della crescita significativa della differenziazione dei rifiuti e del loro riciclo, insieme alla riaffermazione del principio di prossimità, appare sovradimensionata la previsione dello “sversamento” sul “terzo calanco” risultando sufficiente il criterio della gestione oculata e consapevole dell’esistente da intendere come bene non riproducibile. (L’obiettivo complessivo di ampliare la percentuale della differenziata oltre il 65% al fine di rendere non necessario l’ampliamento dei volumi della discarica non è comunque compatibile territorialmente con la termovalorizzazione).
f) edilizia pubblica – Oltre all’acquisizione al patrimonio comunale o ATER dello stabile ex-INAPLI da destinare a case popolari, si prevede l’avvio di un programma per la realizzazione di una consistente quota di alloggi di proprietà pubblica e comunale, da collocare sul mercato dell’affitto, di cui una quota destinata a famiglie in stato di disagio ed alla popolazione anziana, soprattutto sola ed in condizione di disagio economico e sociale.
g) lavori pubblici: completamento dei cantieri secondo le priorità indicate nel Piano Triennale delle opere pubbliche
SCUOLA E FORMAZIONE
Va detto a chiare lettere che senza un sistema moderno ed efficiente di istruzione e formazione non solo non c’è sviluppo ma c’è arretramento economico, sociale e culturale. A noi perciò sembrano importanti le seguenti scelte:
• garantire il più alto livello possibile di servizio scolastico pubblico, concepito come sistema territoriale che va dall’infanzia fino alle soglie dell’università;
• organizzare un polo scolastico territoriale capace di attrarre studenti anche da fuori provincia e da fuori regione;
• riorganizzare la rete scolastica non solo in termini quantitativi, ma in termini qualitativi, cioè guardando alle soluzioni migliori con riferimento sia allo sviluppo sia al sistema dei servizi a partire dai trasporti.
• Garantire pari opportunità, attraverso la migliore accessibilità al servizio di istruzione pubblica, a tutti quei soggetti che per motivi di disagio economico, sociale, linguistico, rischiano la marginalità .
CULTURA, BENI CULTURALI E FORMAZIONE SUPERIORE
Per quanto concerne la cultura e i beni culturali non solo va mantenuto ciò che negli anni si è consolidato come caratterizzazione della nostra città nel mondo, ma va fatto ogni ulteriore sforzo per fare del grande patrimonio di cui siamo custodi un vero sistema territoriale sia in termini di valorizzazione generale sia di gestione puntuale. Per dare forza ad un settore strategico per la città e il territorio, è nostra intenzione unificare le deleghe di Turismo, Culturale, Beni Culturali, Alta Formazione e Grandi Eventi. Alcuni punti ci sembra vadano sottolineati:
a) il ruolo propulsivo del sistema museale che richiede di essere completato – anche con la realizzazione del Museo dei Costumi del Corteo Storico, il completamento del Museo della Tradizione Ceramica e potenziamento del PAAO - e inserito nei grandi circuiti facendo tesoro dei sistemi moderni di gestione;
b) il ruolo della nuova biblioteca che deve assumere il compito di promozione costante della cultura mediante la massima accessibilità – in termini di orari, servizi e strumenti di diffusione, procedendo al completamento del progetto.
c) il ruolo del Teatro Mancinelli, che con una gestione controllata e lungimirante può rappresentare una altro aspetto decisivo della capacità della città di ospitare e di produrre cultura anche attraverso una qualificata offerta formativa;
d) la realizzazione di una struttura per grandi mostre che consenta alla nostra città e al nostro territorio di partecipare da protagonista all’offerta culturale italiana nel sistema globale della promozione turistica, artistica e culturale, di livello elevato;
e) La promozione di interventi per integrare l’offerta museale, archeologica, artistica, culturale, musicale e ambientale della città e del territorio - anche tramite la costituzione di un tavolo di concertazione - con i diversi protagonisti attraverso il quale: coordinare le iniziative, la promozione e la comunicazione; modernizzare la fruizione delle esperienze museali; favorire esperienze di scambio culturale e formazione;
f) È necessario infine sostenere e valorizzare la produzione culturale e artistica, soprattutto giovanile, con l’individuazione di nuovi spazi, attività formative, scambi di esperienze nazionali e internazionali.
Strutture congressuali e artigianato artistico - Naturalmente tutto questo fa pendant con un necessario adeguamento delle strutture per la congressistica, con la qualificazione della rete dei servizi commerciali e con la forte valorizzazione dell’artigianato di qualità – attraverso la costituzione di una scuola di “Arti e Mestieri” - di cui la nostra città e il nostro territorio contengono diverse e importanti espressioni.
Centro Studi Città di Orvieto - Per quanto concerne la formazione superiore di tipo universitario e post-universitario noi crediamo che il CSCO debba essere centrale nella delineazione di un sistema territoriale moderno. Senza cadere in logiche particolaristiche, ma proprio nel quadro dell’Umbria policentrica di cui abbiamo parlato, esso può ospitare non solo università straniere ma anche università italiane che ne abbiano interesse, senza con questo interferire per nulla con l’Università dell’Umbria, anzi rappresentandone una positiva integrazione.
TURISMO / AMBIENTE / CULTURA E AGRICOLTURA
La filiera turismo-cultura-ambiente-agricoltura, elemento centrale dei piani di sviluppo regionale, deve essere per il nostro territorio un punto fondamentale di una programmazione di sistema che rilanci le potenzialità straordinarie del nostro territorio. In particolare ci proponiamo di:
a) Promuovere l’integrazione tra offerta agroalimentare e offerta culturale e turistica, anche con la realizzazione di un centro di documentazione, promozione e formazione sulla cultura materiale orvietana anche a servizio delle produzioni locali di qualità;
b) Favorire lo sviluppo di una agricoltura sostenibile legata alle filiere corte anche attraverso l’attivazione di politiche che indirizzino sia per le mense scolastiche che aziendali l’utilizzo di prodotti locali, di cui una parte a produzione biologica, per almeno il 50%. Promuovere l’utilizzo di prodotti locali e biologici nei ristoranti locali e nei servizi di catering. Realizzare spazi e/o mercatini di vendita di produzioni alimentari ed artigianali locali.
c) Favorire lo sviluppo della costituzione dei Gruppi di Acquisto Solidali e l’ istituzione di un “mercato contadino” per la valorizzazione, promozione e commercializzazione dei prodotti della filiera corta;
d) Continuare a sostenere i progetti di educazione alimentare in collaborazione con gli istituti scolastici
e) Sostenere e valorizzare le attività di ricerca del CERSAL del CSCO in materia di sicurezza alimentare;
f) Promuovere le produzioni vinicole di qualità d’intesa con i produttori, le cantine, il Consorzio e la Strada dei Vini etrusco Romana in Provincia di Terni attraverso una più serrata integrazione con le offerte turistiche e culturali della città.
g) Realizzare un “Ostello della gioventù”;
h) Realizzare una più efficace strategia di comunicazione delle offerte culturali, turistiche e ambientali del territorio orvietano attraverso le nuove tecnologie informatiche e con il sostegno di un Consorzio locale di gestione.
i) Promuovere e valorizzare il turismo sportivo d’intesa con le organizzazioni sportive territoriali.
j) Investire e sostenere decisamente il comparto turismo congressuale anche attraverso azioni coordinate e concertate di promozione e marketing specifico
TERRITORIO E AMBIENTE
Il territorio è un bene essenziale che si tutela nella misura in cui lo si usa in modo sostenibile, se ne rispettano le connotazioni storiche e i cicli e dunque in un rapporto corretto e responsabile con le esigenze umane. Non sempre questo è avvenuto, ma fondamentalmente non si può negare né la crescita culturale né una politica sempre più attenta alle compatibilità e alle opportunità rappresentate dalle conquiste scientifiche e tecnologiche moderne applicate all’uso del territorio. La prospettiva del contenimento dell’uso del suolo deve orientare le politiche urbanistiche al fine di unire e riequilibrare le polarità della città, e a ridisegnare l’urbanistica in funzione di un nuovo equilibrio fra aree centrali ed aree periferiche in un quadro di sostenibilità paesaggistica come definita dalla Carta Europea sul Paesaggio. In questa visione di riequilibrio fra aree centrali e periferiche vanno riqualificati i quartieri della città e le sue frazioni e borghi, migliorandone le infrastrutture viarie e di sosta, l’accessibilità, la mobilità, gli spazi ed il verde pubblico, l’arredo urbano e l’edilizia residenziale. Processo che non può escludere una mappatura dei nuovi bisogni per individuare e realizzare i necessari servizi strategici e di base alla persona e alle imprese. A tale riguardo è urgente costituire una banca dei dati territoriali e ambientali (suolo, sottosuolo, acqua, vegetazione, paesaggio, aree sensibili) all’interno di un sistema informativo che possa sostenere e orientare le scelte in caso di previsioni comportanti trasformazioni del territorio. Un aspetto tutt’altro che secondario in questa visione complessiva fa riferimento ad un uso corretto e intelligente dell’arredo urbano, concepito in tutti i suoi aspetti, da quello estetico a quello dell’efficienza e della sicurezza.
In particolare, intendiamo:
Promuovere progetti pubblici finalizzati all’efficienza, al risparmio energetico e alla diffusione di fonti rinnovabili;
Modificare il regolamento edilizio prevedendo alti standard di efficienza energetica per i nuovi edifici e ristrutturazioni;
Promuovere politiche del recupero edilizio attraverso una anagrafe informatizzata degli immobili abbandonati o in disuso anche al fine di sollecitare le risorse rese disponibili dalla legge regionale sui centri storici.
Limitare massimamente l’impatto ambientale delle attività estrattive nella prospettiva di contribuire, sul medio periodo, ad una riconversione/riqualificazione del comparto, d’intesa con le imprese del settore. Le risorse strategiche d’area (es. riserve idriche) o i progetti strategici legati al paesaggio di grande rilevanza, sono in ogni caso prioritari rispetto alle ipotesi di coltivazione mineraria e/o estrattiva. In tal senso, si ribadisce la contrarietà rispetto all’ipotesi di sfruttamento minerario dell’area di Benano.
Attuare la variante al PRGS approvato nella trascorsa consigliatura in scadenza e attuazione del PRGO conseguente;
Dare attuazione alla rilevazione, valutazione, disciplina e tutela del paesaggio sulla base dei criteri della Convenzione Europea del Paesaggio
Recuperare il ruolo storico, ambientale ed economico, delle frazioni attraverso il rilancio delle loro identità.
SERVIZI A RETE
Gestione pubblica dei beni essenziali - Il sistema dei servizi a rete deve garantire ai cittadini sia l’efficienza dei servizi che il minor costo possibile. La riforma della governance dei Servizi Pubblici Locali va tematizzata attraverso il riequilibrio dei rapporti tra pubblico e privato, dove al primo viene riconosciuto il compito delle indicazioni delle priorità dedotte dagli interessi generali. E’ a partire da questo profilo riformatore che le questioni della tutela dei beni comuni - intesi come diritti inalienabili - e della compiuta affermazione di un governo pubblico dell’acqua- saranno gli obiettivi strategici da perseguire, insieme ad una azione politica che punti ad una gestione pubblica effettiva, superando tutte quelle distorsioni che di fatto hanno prodotto una gestione formale pubblica e una gestione reale privata, con l’effetto della lievitazione dei costi e di inefficienze conclamate.
SERVIZI SANITARI E POLITICHE SOCIALI
Per raggiungere l’obiettivo di una città inclusiva, della solidarietà e delle opportunità, mettendo al centro delle politiche sociali il cittadino, è fondamentale condividere il concetto di “Salute” così come definito dal Prof. A. Seppilli, uno dei padri della riforma sanitaria e cioè: “Il processo di ben essere fisico e psichico di un individuo dinamicamente inserito nel proprio contesto sociale (e naturale, aggiungiamo noi). Questa premessa ci permette di comprendere che la salute non è una “condizione” bensì un processo, un divenire su cui agiscono costantemente le scelte individuali (stili di vita) e le scelte politiche.
Altro assunto è che la salute è costituita dall’insieme di tre determinanti inscindibili: quella fisica, quella psichica e quella sociale. Una politica che alimenti scissione e separazione di questo concetto unitario rende un cattivo servizio a se stessa e al cittadino ed induce i medici alla medicina difensiva. Il territorio orvietano, per tradizione di civiltà, per densità di popolazione, per facilità di rapporti istituzionali consente la possibilità di sperimentare ed attuare a pieno il senso di questo approccio.
Pertanto la nuova amministrazione comunale si farà carico di una serie di iniziative tese a promuovere e realizzare una reale integrazione tra sanità ospedaliera, sanità territoriale e comparto sociale.
Ulteriori obiettivi sono:
1) Realizzazione del Palazzo della Salute c/o i locali individuati da tempo presso l’ex Caserma Piave.
2) Portare alla piena realizzazione il “Progetto Anziani” così come approvato dal Consiglio Comunale nel 2006.
3) Favorire l’organizzazione di un servizio di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione delle problematiche della Terza Età, integrato con le risorse sanitarie e sociali già esistenti (MDB, ADI, CSM, Reparti ospedalieri, Uff. della Cittadinanza), ma dotato anche di risorse e professionalità autonome; tale servizio deve avviare l’ apertura di uno sportello di ascolto per problematiche legate a malattie degenerative del SNC come le demenze e la malattia di Alzheimer, anche attraverso l’attivazione delle risorse dell’ associazionismo e volontariato, appositamente formato.
4) Dare strumenti e risorse alle politiche attive rivolte alla Terza Età.
5) Riqualificare e completare la rete dei servizi comunali per la prima infanzia in termini di offerta, a partire dalla realizzazione dell’ Asilo Nido di Ciconia e dell’ Asilo Nido Interaziendale di Bardano.
6) Difendere i lasciti De Solis e Piccolomini
7) Sostenere la crescita di attività extrascolastiche rivolte a minori con disagio dovuto a problematiche di adattamento culturale, disagio sociale e disabilità, per sostenere percorsi di integrazione.
8) Favorire e accrescere le politiche di educazione sanitaria a partire dalle scuole fino ai centri di aggregazione degli anziani, per la promozione di corretti stili di vita.
9) Riaffermare la centralità del Consultorio Familiare nella promozione della salute della donna, della coppia e della famiglia, dedicandogli le necessarie risorse finanziarie e umane.
10) Promuovere un progetto concreto e complesso indirizzato alle giovani generazioni ed alla fascia adolescenziale che preveda lo sviluppo di azioni e servizi tesi a ostacolare l’ isolamento e favorire il senso della responsabilità, della partecipazione e dell’ affermazione sociale armonica.
11) Sostenere lo sviluppo di esperienze di economia civile e sociale attraverso politiche di promozione delle cooperative sociali di tipo B e di imprese sociali.
12) Prevedere nelle gare di appalto pubbliche l’ inserimento delle “clausole sociali” ai sensi della direttiva europea 2004/118/CE e del D. Lgs. 163/2006 al fine di sostenere le imprese sociali.
13) Portare a compimento il progetto di ristrutturazione della ex scuola elementare di Orvieto Scalo da destinare al polo territoriale del Terzo Settore e a Servizi socio-riabilitativi per disabili.
14) Istituire attraverso l’ investimento di risorse e l’acquisizione di personale il Servizio di Medicina del Lavoro.
15) Portare a compimento l’istituzione della Consulta dei Migranti.
16) Investire sulla valorizzazione dei Servizi Territoriali Distrettuali, intesi come punto cardine dell’integrazione socio-sanitaria affinché vengano realizzate completamente le funzioni di integrazione dei servizi territoriali tra loro, con la Medicina di Base, con l’ Ospedale e con i Servizi Sociali.
17) Completare l’organizzazione del Centro di Salute Mentale con risorse appropriate a fronteggiare il progressivo aumento dell’ utenza e complessità della domanda.
18) Assumere la responsabilità di portare a completa realizzazione il ruolo di Polo dell’ Emergenza-Urgenza assegnato dai vari Piani Sanitari Regionali all’ Ospedale di Orvieto.
19) Realizzare, di concerto con il mondo del Terzo Settore, la Casadell’Associazionismo e delle Culture.
SPORT
Lo sport attraversa settori decisivi della vita sociale del territorio, svolgendo una fondamentale funzione per quel che riguarda la coesione e l’integrazione sociale, il benessere e la diffusione di corretti stili di vita. È necessario quindi proseguire nella valorizzazione delle realtà associative sportive cittadine (alle quali va riconosciuto un fondamentale ruolo anche nella determinazione degli obiettivi e delle iniziative da intraprendere) e nell’opera di realizzazione e riqualificazione degli impianti sportivi.
POLITICHE DI BILANCIO
Tutto questo non sarebbe possibile senza una sana politica di bilancio. Bisogna dare atto all’A.C. uscente di aver fatto uno sforzo determinante per risanare e assestare il bilancio. L’opera di risanamento effettuata consente oggi di lavorare seriamente alla stabilizzazione. Ciò che va fatto in modo trasparente e deciso puntando a nuove entrate che possono derivare sia dalle opportunità offerte dal riuso della Piave sia da altre fonti di entrata.
UN NUOVO PATTO TRA ISTITUZIONI E CITTADINI
La crisi economica che si ripercuote anche a livello locale e le inevitabili trasformazioni introdotte dalla riforma federalista dello stato richiedono una profonda riflessione anche nella nostra comunità comunale.
Da qui la necessità di introdurre elementi di innovazione, mettendo in campo risposte adeguate per affrontare le urgenze ma, al tempo stesso, in grado di indicare ai cittadini una via di uscita in avanti, una nuova strada di aggregazione e di sviluppo.
Tutto ciò richiede un impegno dell’Amministrazione Comunale in grado di garantire luoghi di effettiva partecipazione democratica attraverso un patto tra Pubblica Amministrazione, associazioni e cittadini.
La ridefinizione del rapporto tra Istituzione Pubblica e Cittadino e le priorità dell’azione di governo locale dovranno avvalersi della collaborazione delle parti sociali, degli operatori economici e del terzo settore e della comunità locale tutta.
Affinché si possa dare fiducia ad un’azione collettiva è necessario riaffermare sempre: trasparenza nell’uso delle risorse, comportamenti ispirati alla sobrietà e quindi un’etica pubblica che ha fatto del centrosinistra la sua positiva caratteristica, eliminando situazioni che possano produrre conflitti di interesse.
Per questi motivi riteniamo di dare priorità:
1. alla riforma ed adeguamento dello statuto Comunale al fine di potenziare gli istituti della partecipazione e gli strumenti di controllo, monitoraggio e valutazione dell’azione amministrativa anche individuando autorità indipendenti capaci di segnalare eventuali anomalie
2. la semplificazione dei procedimenti amministrativi favorendo l’autocertificazione e altre forme funzionali a tale obiettivo e promuovendo un confronto serio con l’opinione pubblica teso a garantire efficienza ed economicità della P.A.
3. la definizione di nuovi regolamenti per gli appalti e nuove norme concorsuali per l’accesso al pubblico impiego
4. nel rapporto politica e amministrazione pubblica rendere incompatibili incarichi di Governo con incarichi esecutivi in imprese pubbliche o che hanno rapporti contrattuali con la pubblica amministrazione.
DEMOCRAZIA E PARTECIPAZIONE
La cornice in cui tutte le scelte programmatiche di modernizzazione a nostro avviso vanno iscritte è fatta di poche ma significative parole d’ordine:
• uffici e servizi pubblici efficienti e misure che facilitino la vita dei cittadini, anche con il potenziamento dell’informatizzazione della macchina comunale e l’istituzione dei servizi di “e-government”
• merito, responsabilità e competenza nelle scelte e negli incarichi;
• la qualità come criterio guida in tutte le fasi di tutte le azioni;
• prevalenza del bene comune su ogni altra considerazione.
Questi principi non avrebbero alcun senso se non fossero il riferimento di comportamenti reali e soprattutto se non fossero i cardini di una democrazia partecipata, sul cui concetto però secondo noi bisogna intendersi al fine di una condivisione che sia profonda e costante. Il concetto di democrazia su cui si fonda la nostra Costituzione è quello di democrazia rappresentativa, con gli eletti che sono espressione della volontà popolare esercitata mediante il diritto di voto. Le assemblee elettive sono e restano dunque i luoghi in cui principalmente, anche se non esclusivamente, si condensa e si esercita la volontà democratica dei cittadini.
Nello specifico, ci proponiamo di:
1. Istituire una area di delega specifica per la partecipazione e la comunicazione pubblica e per le pari opportunità, provvedimento che si inscrive nell’ambito di una più generale riforma dell’organizzazione Amministrativa e del nuovo patto tra amministrazione e cittadini, nella partecipazione e condivisione delle scelte programmatiche e delle azioni politiche che le sottendono e in grado di proseguire, rafforzandolo, il percorso avviato con l’approvazione della Carta Europea per l’Uguaglianza e la parità delle donne e degli uomini nella vita locale.
2. Valorizzare il ruolo dei Consigli di Zona ampliandone le prerogative;
3. Istituire l’anagrafe degli eletti – con l’obbligo di autocertificare le proprie situazioni patrimoniali, immobiliari, finanziarie, fiscali, societarie, incarichi remunerati ed eventuali condanne penali e/o amministrative e carichi penali pendenti senza ledere il diritto alla sicurezza personale - e garantire la diffusione telematica degli atti del Comune (delibere di Giunta, di Consiglio e Determinazioni);
4. Riformare il sistema di rappresentanza del tavolo interassociativo ampliandone la base dei soggetti abilitati a partecipare (es. Forum Terzo Settore)
5. Realizzare uno Spazio per la comunicazione al cittadino per occasioni ordinarie o straordinarie anche in forma assembleare e per l’esposizione di progetti di iniziativa pubblica, sollecitando contributi e osservazioni in forma regolamentata, o di iniziativa privata, ove richiesto;
6. Attivazione del procedimento del Bilancio Partecipato.
Si riconosce nel Bilancio partecipato, uno strumento di democrazia nel quale il cittadino diventa un protagonista permanente della gestione pubblica, strumento di partecipazione, trasparenza, pubblicità, accessibilità efficacia ed efficienza.
7. Redigere, a fine anno, il Bilancio Sociale del Comune di Orvieto
8. Promuovere la costituzione del “Consiglio Comunale dei Ragazzi”
9. Al fine di favorire una migliore integrazione degli immigrati e dello loro comunità, si propone di istituire la figura del consolato onorario d’intesa con le istituzioni provinciali e regionali.
10. Nomina del Difensore Civico
POLITICHE DI VIVIBILITA’ URBANA E DI SICUREZZA
Il diritto alla sicurezza è senz’altro uno dei cardini di una società aperta e democratica. È pertanto nostra intenzione collaborare attivamente con le forze preposte al controllo del territorio al fine di assicurare e garantire ad imprese e cittadini una imprescindibile qualità della vita. Tuttavia, una vera cultura della sicurezza – che non può sostanziarsi con fasi di controllo e repressione - lavora invece sull’integrazione, opera per impedire fenomeni di marginalità sociale e di degrado urbano, rafforza il senso della solidarietà diffusa e promuovere valori positivi quali il lavoro, la lealtà, il senso civico, il volontariato.
Una società democratica deve saper garantire ai propri cittadini il diritto alla sicurezza del lavoro e sul lavoro.
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venerdì 10 luglio 2009
Giuseppe Germani eletto all'unanimità capogruppo PD al Comune di Orvieto
Questa sera ( venerdì 10 luglio 2009) Giuseppe Germani è stato eletto all'unanimità capogruppo del PD al Consiglio Comunale di Orvieto. La proposta avanzata, per conto della segreteria, dall'on. Carlo Emanuele Trappolino ha trovato concordi i 10 consiglieri.Con questa scelta Pd si presenta compatto al consiglio comunale del 13 luglio.
Così non si può dire per il centro destra che, dopo le travagliate vicende che hanno portato alla formazione della giunta (con l'escusione degli esponenti piu' autorevoli del PdL e di Orvieto Libera) ad oggi non ha ancora saputo indicare un capogruppo.
Del resto i retroscena rivelati da Angela Maria Sartini
( http://www.orvietonews.it/index.php?page=notizie&id=21363 ) sugli scontri pre elettorali all'interno del centro destra ci dicono che le tensioni affioreranno spesso nella Casa della Libertà aumentando così la precarietà politica del Consiglio Comunale.
Giuseppe Germani si presenta al nuovo incarico con la forza di essere stato il primo degli eletti del PD. Pur non essendo un "politico di professione" ha già maturato una buon esperienza politica ed amministrativa. E' stato assessore sia sotto la sindacatura Cimicchi che sotto quella di Mocio.
A dicembre del 2006 si dimise da assessore solo due anni dopo l'elezione a consigliere e la nomina in giunta per far posto a Marino Capoccia.
Contrariamente a quello che succede spesso ad Orvieto questa scelta non comportò polemiche o strascichi nei mesi e negli anni successivi.
Germani continuò l'impegno nei DS prima e nel PD poi, costitui insieme ad altri orvietani ( diventati poi tra i principali protagonisti delle elezioni politiche del 2009)un'associazione che si è segnalata per iniziative molto qualificate su temi fondamentali come l'agricoltura, l'ambiente e l'energia alternativa.
Oggi è chiamato al difficile compito di ridisegnare il profilo del PD all'interno del consiglio comunale e di promuovere quel cambiamento che il centro destra già mostra chiaramente di non saper praticare.
La prima prova sarà la definizione della candidatura del Centro Sinistra per la presidenza del Consiglio e per le varie commissioni consiliari.
Così non si può dire per il centro destra che, dopo le travagliate vicende che hanno portato alla formazione della giunta (con l'escusione degli esponenti piu' autorevoli del PdL e di Orvieto Libera) ad oggi non ha ancora saputo indicare un capogruppo.
Del resto i retroscena rivelati da Angela Maria Sartini
( http://www.orvietonews.it/index.php?page=notizie&id=21363 ) sugli scontri pre elettorali all'interno del centro destra ci dicono che le tensioni affioreranno spesso nella Casa della Libertà aumentando così la precarietà politica del Consiglio Comunale.
Giuseppe Germani si presenta al nuovo incarico con la forza di essere stato il primo degli eletti del PD. Pur non essendo un "politico di professione" ha già maturato una buon esperienza politica ed amministrativa. E' stato assessore sia sotto la sindacatura Cimicchi che sotto quella di Mocio.
A dicembre del 2006 si dimise da assessore solo due anni dopo l'elezione a consigliere e la nomina in giunta per far posto a Marino Capoccia.
Contrariamente a quello che succede spesso ad Orvieto questa scelta non comportò polemiche o strascichi nei mesi e negli anni successivi.
Germani continuò l'impegno nei DS prima e nel PD poi, costitui insieme ad altri orvietani ( diventati poi tra i principali protagonisti delle elezioni politiche del 2009)un'associazione che si è segnalata per iniziative molto qualificate su temi fondamentali come l'agricoltura, l'ambiente e l'energia alternativa.
Oggi è chiamato al difficile compito di ridisegnare il profilo del PD all'interno del consiglio comunale e di promuovere quel cambiamento che il centro destra già mostra chiaramente di non saper praticare.
La prima prova sarà la definizione della candidatura del Centro Sinistra per la presidenza del Consiglio e per le varie commissioni consiliari.
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